E’ ora che la stampa italiana si ribelli a quest’uso di termini stranieri.

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E’ ora che la stampa italiana si ribelli a quest’uso di termini stranieri.

Egregio signor Severgnini,
vivo all’estero da ormai molti anni e devo dire che l’Italia vista da fuori non è particolarmente eccitante.
Questa volta vorrei commentare l’uso che i politici fanno dell’inglese anche in atti ufficiali. Passi per il ‘ticket’, ma chiamare un Ministero con il termine Welfare, mi è sembrato a suo tempo un’offesa atroce alla nostra lingua, nonché alla dignità di un paese sovrano.
Ora poi c’è il famoso ‘Jobs Act’, per non parlare di ministri che in interviste televisive (rivolte ad un pubblico italiano) usano continuamente termini economici inglesi, di cui probabilmente non ne comprendono il significato. Non mi sembra per esempio che Renzi sia molto padrone della lingua Inglese.
Io credo che sia ora che la stampa italiana si ribelli a questo uso di termini stranieri in atti ufficiali. Se lo immagina lei una cosa del genere, ad esempio, in Francia?
Mi auguro dunque di vedere presto sul Corriere un suo articolo su questo argomento. So che in Italia i problemi sono ben altri. Ma mi da’ molto fastidio vedere come i nostri politici ci stanno ridicolizzando. Saluti da Oxford,
Tiziano Businaro, t.businaro@btinternet.com

“Jobs Act”, nella pronuncia italiana, è già diventato “Giobatta”. Forse è giusto così.
(Da italians.corriere.it, 9/12/2014).

 




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