E nel regno di Elisabetta il polacco è la seconda lingua

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NUOVA EUROPA PIÙ DI MEZZO MILIONE DI IMMIGRATI, E L’IDIOMA SLAVO DIVENTA IL PIÙ PARLATO DOPO L’INGLESE. PRIMA DEL PUNJABI E DELL’URDU

E nel regno di Elisabetta il polacco è la seconda lingua

Mosaico La loro capitale è Ealing: ma in quasi tutti i distretti di Londra registrate più di cento nazionalità

di Fabio Cavalera

A Ealing, ovest londinese benestante, hanno messo radici parecchie persone che con la storia inglese, sia della politica sia del costume, hanno avuto a che fare. L’ex leader laburista Neil Kinnock abita ancora qui. Lord Patten, ultimo governatore di Hong Kong e ora presidente della Bbc, vi è cresciuto e vi ha studiato. Mick Jagger dei Rolling Stones era di casa all’Ealing Jazz Club e vi conobbe Brian Jones. Pete Townshend, chitarrista e autore degli Who, invece vi ha ancora la sua bella residenza. Senza contare che, sempre a Ealing, ci sono gli studios dove sono stati girati trasmissioni televisive e film famosi, da Notting Hill e Star Wars a Doctor Who. Ma Ealing oggi entra nel guinness delle statistiche per un’altra ragione: questo quartiere ricco e discreto è il simbolo del cambiamento etnico e linguistico che in dieci anni ha trasformato il volto dell’Inghilterra. A Ealing vivono 20.500 polacchi che indicano come loro primo idioma proprio il polacco ed è un record perché significa il 6,3 per cento della popolazione nel distretto. È la fotografia, nelle sue massime dimensioni, di ciò che avvenuto in tutto il Paese, specie a partire dal 2004. L’Ufficio nazionale delle statistiche con i dati estrapolati dall’ultimo censimento regala una sorpresa: dopo la lingua-madre inglese parlata dal 92,3 per cento dei 56,1 milioni di residenti, è il polacco a farla da padrone o quasi, visto che 546 mila cittadini con casa e lavoro qui, all’ombra della bandiera con la croce di San Giorgio, dichiarano di esprimersi con le parole della loro origine. Insomma, il polacco alle spalle dell’inglese, è la lingua più diffusa in casa di sua maestà. Che lo sia a Ealing ha una sua spiegazione lontana: durante la Seconda guerra mondiale c’era, vicina, una base della Raf e molti polacchi si arruolarono volontari al servizio di Londra decidendo, successivamente, di fermarsi e mettere su famiglia. Nel resto dell’Inghilterra e del Galles (il censimento ha toccato queste due nazioni, non la Scozia e l’Irlanda del Nord) il fenomeno è recentissimo: l’immigrazione da Varsavia è cresciuta (complessivamente del 900 per cento) a partire dal Duemila e ancora di più dall’ingresso della Polonia nella Unione Europea nel 2004. Un flusso di lavoratori a basso costo che però il governo Cameron intende bloccare. «Il trend dall’Est europeo è troppo veloce dobbiamo rendere più severi gli ingressi», ha ripetuto il premier ai Comuni. La nuova mappa etnico-linguistica è interessante: nella classifica, dietro al polacco, ci sono il punjabi (delle regioni indiane e pakistane), l’urdu (altro idioma asiatico), il bengalese, il gujarati (indiano), l’arabo (159 mila cittadini che lo confermano come prima lingua). Il francese guida il drappello europeo occidentale e precede il cinese (141 mila). Poi in ordine sparso il portoghese, lo spagnolo e l’italiano di 92 mila residenti (lo 0,2%). Una Babele di lingue e dialetti con medaglia d’oro che va al distretto londinese di Hillingdon, attaccato all’aeroporto di Heathrow: 107 idiomi censiti. Ma significativo è che, nei 33 boroughs amministrativi della capitale, soltanto in tre si scende sotto i cento. Londra è il mondo. Per trovare l’ultima trincea dell’inglese occorre salire a Redcar and Cleveland, distretto del Nord con 140 mila abitanti. Ben 99,3 su cento comunicano solo in lingua madre inglese. Ormai un’oasi sperduta.
(Dal Corriere della Sera, 1/2/2013).




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