E’ lo slang il nuovo dialetto

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“Xké Truzzo?”

E’ lo slang il nuovo dialetto

“Scialla”, non per coprirsi ma per invitare a darsi una calmata, “Bella”, non è un complimento rivolto a una ragazza ma il saluto più utilizzato dagli adolescenti italiani. “Emo”, non è un extraterrestre ma il diminutivo di emotivo, aggettivo che indica chi tende al sentimentalismo mostrando il lato debole e vulnerabile del suo carattere. “Truzzo”, non è un animale in via d’estinzione ma un “discotecaro” con capelli a spazzola e zeppe. Letteralmente “colui che va in discoteca”, forse deriva dal suono onomatopeico “tuz tuz” identificativo della musica house. E’ il vocabolario dei giovani, irriverente, anticonformista, fantasioso, creativo. Uno slang fatto di sigle e metafore inventate, rielaborate, accorciate e qualche volta raddoppiate. Un linguaggio che si evolve e cambia ogni dieci anni ed è quindi impossibile cercare di intrappolarlo e codificarlo nei classici dizionari, l’unica è stargli dietro in tempo reale. Se fino a qualche tempo fa infatti si usava l’italiano per le situazioni formali e il dialetto per quelle colloquiali e familiari oggi il linguaggio giovanile è diventato una realtà linguistica che sostituisce il gergo popolare a livello del parlare affettivo, emotivo e informale.

Alla radice del linguaggio giovanile spesso c’è, opportunamente rielaborato, il dialetto.

Da una periferia all’altra cambia la compagnia di riferimento e ogni gruppo evidenzia qualche vocabolo autoctono. A Roma si va “a mazzetta” o “a rota” quando si fa qualcosa ripetutamente, quasi fosse un’ossessione. A Milano si va a “pasturare” non per pescare ma per andare a conoscere persone dell’altro sesso con lo scopo di avere rapporti. E se poi si rimorchia una “vreccia”vuol dire che la ricerca ha prodotto i suoi frutti. A Napoli infatti è l’aggettivo che viene usato dai giovani per indicare una donna particolarmente dotata fisicamente. E se c’è qualche concorrente si può tranquillamente “pezzare”, ossia fare a pezzi.

Ma la vera novità del nostro secolo è il linguaggio informatico. I giovani sono infatti sedotti dalla forma rapida e incisiva delle parole, come “nick” per dire nome (da nickname, il soprannome da scegliere per entrare nelle chatline o sui social network). Per non parlare del linguaggio degli sms: “3mendo” (tremendo), “cpt” (capito), “cmq” (comunque), “ské” (perché), “twtb” (ti voglio tanto bene), “xxx” (baci).

(Da La Nazione, 19/10/2009).

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