E l’Europa non trova le priorità per crescere

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L'imminente Consiglio europeo (ovvero il vertice dei capi di Stato o di Governo) avrà all'ordine del giorno due tematiche: quelle ufficiali già illustrate dal presidente del Consiglio europeo Van Rompuy; quelle ufficiose della situazione italiana che dovrà essere illustrata dal presidente del Consiglio italiano, Mario Monti. Entrambe dovrebbero avere un elemento in comune: come rilanciare davvero la crescita e l'occupazione senza le quali l'euro e l'Unione europea rischiano anche per il diffondersi di orientamenti di populismo nazionalista.

L'ordine del giorno ufficiale è molto ampio, riguardando l'attuazione da parte dei Paesi membri della Ue del "Patto Europlus" relativo alla sostenibilità delle finanza pubbliche, alla stabilità finanziaria, all'occupazione, alla competitività, alla produttività, alla crescita. Verranno fornite agli Stati membri indicazioni sui "Programmi di stabilità e crescita" e i "Programmi Nazionali di Riforma" sulla base della "Analisi annuale e della crescita" della Commissione. Tutto ciò nell'ambito del "Semestre europeo" che si concluderà a giugno e che anno dopo anno è traguardato agli obiettivi di "Europa 2020".

Questo lungo elenco, per altro da noi abbreviato e semplificato rispetto a quello ufficiale, dimostra come la complessità procedurale della Ue è ormai materia da super specialisti (o da super burocrati) perdendo quella forza concreta delle politiche economiche che anche il largo pubblico può capire. L'Europa deve rinnovarsi su obiettivi visibili e comprensibili di crescita e di occupazione come lo furono il Mercato comune per la Ue e l'euro per la Uem. Per esemplificare: oggi bisognerebbe che la Ue e la Uem fissassero due obiettivi: quello di una crescita annua almeno al 2% e quello di una disoccupazione inferiore al 7% nel giro di 5-7 anni. Cioè entro tempi usuali per grandi progetti di sviluppo. Gli strumenti per raggiungere questi obiettivi ci sono già in potenza. Nella Ue va rafforzato il bilancio comunitario orientandolo di più alla tecnoscienza.

Nella Uem va trasformato il fondo salva Stati (Esm) per emettere EuroUnionBond che finanzino i progetti (già pronti) delle grandi infrastrutture europee. Nei singoli Paesi bisogna autorizzare la "regola aurea" dello scorporo degli investimenti (certificati a livello europeo) dai vincoli sui deficit.
In conclusione l'Eurozona (e l'Europa) non può rassegnarsi ad avere anche nel 2013, dopo la pessima crescita 2012, una disoccupazione al 12,2% (contro il 7,6% nel 2008), un Pil che cala dello 0,3% e gli investimenti fissi lordi che crollano del 5,6%.

L'ordine del giorno ufficioso riguarda la situazione italiana caratterizzata da almeno tre fattori preoccupanti: l'esito delle elezioni; le previsioni economiche della Commissione europea; il declassamento di Fitch. Eventuali smentite che di Italia non si parlerà non sono credibili. I tre temi dell'ordine del giorno informale italiano sono intersecati perché il declassamento del nostro merito di credito da parte di Fitch si basa su due elementi almeno: la difficoltà a varare un Governo; la previsione che nel 2013 il nostro Pil calerà dell'1,8 per cento. Stima che peggiora parecchio tutte le precedenti previsioni e che, dopo il calo del Pil del 2,4% nel 2012, è molto preoccupante. Anche altri dati previsionali sul 2013 confermano che la recessione italiana prosegue. Su 27 indicatori utilizzati dalla Commissione Europea per fotografare un Paese, diciannove peggiorano sul 2012, tre non variano, cinque (connessi alle esportazioni e al deficit di bilancio) migliorano. Per il 2013 il Pil è previsto in calo dell'1%, i consumi privati del 2%, gli investimenti fissi lordi del 3% mentre la disoccupazione crescerà fino al 12 per cento. Tutte grandezze che peggioreranno ulteriormente se il Pil calerà dell'1,8% (Fitch) invece che dell'1% (Commissione). A ciò si aggiunga che da quasi quattro mesi, per la campagna elettorale, la politica italiana economica latita.

Per tutto ciò, purtroppo, Monti arriverà al Consiglio europeo in un clima molto diverso dai precedenti. Da quello di dicembre 2011 a quello degli inizi di febbraio 2013 il suo prestigio era infatti cresciuto. Dapprima per avere raccolto una maggioranza parlamentare (di partiti rivali) unica. Poi per aver varato misure correttive di finanza pubblica dure. Infine per aver accolto i pressanti consigli del Partito Popolare Europeo (quello della Cdu tedesca) ad assumere la guida di un partito omologo per le elezioni. Adesso tutto ciò è storia passata ma non lo è l'instabilità politica e il debito pubblico sul Pil che s'avvicina al 127% (malgrado il grande avanzo primario) anche a causa della recessione. Da ciò il declassamento di Fitch e il ritorno (quasi) alla parità tra i rendimenti dei titoli di stato decennali spagnoli e quelli italiani dopo una fase di 8 mesi nella quale il mercato ha valutato i nostri meno rischiosi di circa 100 punti base.

Il Consiglio europeo non sarà facile per Monti che tuttavia dovrebbe fare un intervento alto e sentito al Vertice spiegando che il trinomio rigore-recessione-disoccupazione sta trasformando in vari Paesi (innanzitutto in Italia) l'europeismo in anti-europeismo e che ai cittadini europei vanno dati degli obiettivi chiari, forti e unificanti anche emotivamente. Cioè quelli del lavoro e della speranza per i giovani ovvero dello sviluppo.

Da:Il Sole 24 Ore, 12 marzo 2013




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