E’ la lingua la nostra Armata

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La conquista della nazione muove da Dante, Petrarca e Boccaccio

Stiamo per celebrare i 150 anni dell’Unità, e viene da pensare al fatto che da noi non si era costruita ancora la nazione, ma da secoli esisteva tuttavia un’unità linguistico-letteraria nazionale: ci si riconosceva in questa nostra ricca duttile stratificata lingua italiana. Il suo effetto aggregante contribuì più di altri fattori al conseguimento dell’unità politica. Come scriveva già Isidoro di Siviglia, nelle Etimologiae (IX I 11), «Ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt», sono le lingue che fanno i popoli, non i popoli che fanno le lingue. Johann Gottfried Herder sosteneva che la nazione, anche se non ancora costituita, è una comunità di carattere culturale fondata innanzitutto sulla lingua: tutta la «ricchezza spirituale di tradizioni, di storia, di religione e tutta la pienezza della vita» di un popolo, «tutto il suo cuore e la sua anima vivono nella lingua».

Le strutture fondamentali della lingua italiana furono fornite dalla formidabile elaborazione letteraria trecentesca del dialetto fiorentino, dai grandi testi innanzitutto delle «tre corone» Dante Petrarca Boccaccio, autori nei quali la nostra letteratura e la nostra lingua hanno voluto riconoscersi. Nella Postfazione al Grande dizionario italiano dell’uso compare un’interessante statistica di De Mauro: «quando Dante comincia a scrivere la Commedia il vocabolario fondamentale è già costituito al 60%», e «alla fine del Trecento il vocabolario fondamentale italiano è configurato e completo al 90%».

Nel corso dei secoli la nostra lingua è rimasta perciò vicina, strutturalmente, alla lingua delle origini. Cosa che negli altri Paesi non è capitato. Rispetto all’italiano antico il moderno è cambiato in modo apprezzabile nell’ordine delle parole, ma nel complesso, sulla mobilità vistosa tutto sommato sono prevalsi gli elementi di continuità e persistenza. È molto interessante misurare la progressiva diffusione del fiorentino su tutta la Penisola, il suo allargarsi a macchia d’olio man mano che si diffondono sul territorio i manoscritti di Dante e di Petrarca.

Sono stati i manoscritti, le lettere e non gli eserciti, a diffondere l’italiano. La nostra singolare storia è quella di una lingua che partendo da Firenze conquista una nazione grazie alla letteratura. La lingua italiana nasce subito grande e illustre, tutta armata (lo scriveva l’Alfieri) come Atena dalla testa di Giove. È stata una lingua non imperiale come la spagnola, che gli eserciti estesero geograficamente per il mondo, ma idioma che sulla base di quei giganti primi durante l’Umanesimo e il Rinascimento conquistò la Penisola e conquistò il mondo senza le armi.

http://www3.lastampa.it/libri/sezioni/p … tp/195112/




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