E’ la lingua italiana la forza dell’Italia digitale

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13 mar 2011
E’ la lingua italiana la forza dell’Italia digitale
di Vittorio Zambardino
Oggi, domenica, abbiamo fatto un po’ di chiacchiere nella sede dell’Unità tra giornalisti e blogger. Il tema voleva essere un punto sulla distanza (o vicinanza) tra web e paese nell’anniversario del 17 marzo.
Il dibattito è subito decollato per una tangente molto più generale. Ma qui forse possiamo provare a fissare alcuni punti, come se fosse un altro intervento nel dibattito:
La Rete a questo paese ha fatto bene: per la prima volta, dopo l’unificazione linguistica realizzata dalla televisione negli anni ‘50-’60, quella criticata da Pier Paolo Pasolini, abbiamo una unificazione linguistica attiva, realizzata in forme di espressione articolate. Sarà pure imperante l’italiano del “cosa centra questo” e “nn pso prlrt” ma il risultato complessivo è buono.
Non è vero che il ritardo nello sviluppo delle infrastrutture ci abbia bloccato del tutto. Siamo un paese con uno sviluppo record dell’utenza Facebook; i blog hanno avuto una stagione fiorente; l’Italia è piena di ragazzi che pensano di usare la rete per sviluppare un’attività in proprio.
Il ritardo infrastrutturale è pesante e sul lungo periodo avrà effetti catastrofici. Al momento produce forme paradossali di digital divide: come il servizio 100 megabit, che sarà disponibile nei centri delle città, ma non nelle periferie. A Roma, se abiti al di là delle mura aureliane, sei un web citizen di serie B.
L’alfabetizzazione digitale non aspetta i programmi ufficiali. Si autosviluppa come può, con gli strumenti dati e non c’è niente da fare se i ragazzi passano il loro tempi immersi nel web. Così è, è umanità che forme i suoi modi di vivere da sola, senza chiedere permessi a nessuno.
Tutto questo fa dell’Italia un paese con una sola “sfera” digitale, dove il tratto linguistico vince su ogni altra spinta.
Ciò che è criminale (sì, criminale) è il ritardo dei media e della politica nello scommettere sul web c0me fattore di sviluppo dell’economia. Qualche giorno fa si è letto che i ragazzi fra i 20 e i 24 anni non dichiarano reddito: è a loro che la rete potrebbe dare una nuova opportunità. Ma non di solo pane si tratta, è di cultura e mentalità che abbiamo bisogno….
Ritardo culturale significa discutere ancora in termini di digitale separato dal reale. Se non vediamo che la rete è come l’aria che ci avvolge e che il tempo degli amanuensi, e della loro concezione del mondo, è finito, allora davvero non ci siamo ancora.

Scritto domenica, 13 marzo 2011 alle 19:39




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