E il dollaro creò Dio

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II Sole-24 Ore:: Domenica:: 30 Settembre 2007 -N. 268
Storia e storie
Anniversari
E il dollaro creò Dio
di Emilio Gentile

Errore? Provocazione? Speculazione? Cospirazione? Nessuna ipotesi può essere scartata, in tempi di “guerre culturali”, quando si tratta dell'occultamento del nome di Dio. E'accaduto negli Stati Uniti: lo scorso inverno dalla Zecca di Stato sono uscite nuove monete da un dollaro, con l'immagine di George Washington, ma senza la frase «In God We Trust». E stato un errore, hanno dichiarato subito i responsabili della Zecca. Intanto, però, siè scatenata la caccia alla moneta senza Dio, mentre fioccano i messaggi che denunciano, dietro il presunto errore, una cospirazione di atei. I quali, in effetti, da anni chiedono che sia cancellato il richiamo a Dio dalmotto nazionale,così come chiedono la cancellazione del riferimento a Dio .(«Under God») nel Pledge of Allegiance, la promessa di fedeltà alla bandiera che gli alunni delle scuole americane recitano all'inizio delle lezioni, perché sono frasi che infrangono il principio della separazione fra lo Stato e la Chiesa o escludono dalla nazione americana gli atei e i credenti di religioni che non ammettono l'esistenza di Dio, come il buddismo.
Quale ne sia stato il motivo, è tuttavia singolare che l'occasionale sparizione di «In God We Trust» da monete di nuovo conio, abbia coinciso con il cinquantesimo anniversario della sua apparizione sul retro del dollaro cartaceo, avvenuta il 1 ottobre 1957, per decisione del Congresso, che il 30 luglio 1956 lo aveva dichiarato motto nazionale degli Stati Uniti, sovrapponendolo al più antico «E Pluribus Unum» coniato dai Padri Fondatori all'inizio della repubblica. Erano gli anni della Guerra fredda e dellapresidenza di Eisenhower. Il quale di se stesso diceva di essere «l'uomo più religioso che io conosca» e asseriva che «la forma americana di governo non ha alcun senso se non è fondata su una profonda fede religiosa, e non mi importa quale essa sia». Adottando il motto e imponendone l'iscrizione sulle monete, l'ex generale riteneva forse di avere dotato gli Stati Uniti di una potente arma morale nella crociata contro il comunismo ateo. Non fu tuttavia la sua amministrazione a inventare il motto, né fu la prima a deciderne l'iscrizione sulle monete. Una versione leggermente diversa del motto, «In God is Our Trust», era nell'inno «The Star-Spangled Banner» scritto da Francis Scott Key nel 1814, divenuto inno nazionale. La decisione di incidere sulle monete una dichiarazione di fede in Dio fu presa durante la Guerra civile dal segretario al Tesoro Salmon P. Chase, su suggerimento di un reverendo protestante, che considerava la guerra una punizione divina per la nazione americana perché si era allontanata da Dio. Nella versione corrente, formulata dal segretario del Tesoro, il motto apparve nel 1864 sulla moneta da due centesimi e, successivamente, in modo discoritinuo,su altre monete.
Nel 1905, il presidente Theodore Roosevelt approvò il disegno di una nuova moneta, che escludeva «In God We Trust»: ma la protesta pubblica fu tale da indurlo a ripristinare l'iscrizione. A distanza di cento anni, il 90% degli americani si dichiara favorevole a conservare «In God We Trust» sulle monete. Alle proteste degli atei, giunte fino alla Corte Suprema, i giudici hanno salomonicamente risposto che «In God We Trust», al pari di «Under God», non è una professione di fede religiosa ma l'espressione di «deismo cerimoniale», che non infrange il principio costituzionale della separazione fra lo Stato e la Chiesa. Invece,l'attuale presidente Bush, nel commemorare lo scorso anno il cinquantesimo anniversario della consacrazione di «In God We Trust» a motto nazionale, ha ribadito che si tratta proprio di una dichiarazione di fede nel Creatore, «un atto di ringraziamento per il Suo grande dono della liberta'»: con questo motto, «noi continuiamo a conformarci alla Sua volonta', riconoscendo che, al di sopra dei disegni umani, c'è un disegno divino».
Alla presenza del nome de Dio sulla moneta non si oppongono solo gli atei. Anche religiosi cristiani ritengono che la fede degli americani in Dio non debba essere involgarita associandola a un oggetto, come la moneta, che, per sua natura, è massimamente profano, e sovente causa di gravissimi peccati. La religione, ha osservato il reverendo Barry W. Lynn, `cosa troppo seria per esibirla in modo cos¡ triviale.E non si riferiva soltanto all'uso del nome di Dio sulla moneta.

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