Duecentocinquanta linguisti da tutto il mondo a convegno in Belgio

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IN EUROPA LA CULTURA PARLA ITALIANO

Duecentocinquanta linguisti da tutto il mondo a convegno in Belgio

Sabatini: il nostro è un idioma di qualità

Ossola: fondamentale per chi ama l’arte

Un appello ai politici: difendiamo l’identità

di Cinzia Fiori

dal Corriere della Sera, 20/7/2003

È un caldo invito quello che l’italianista Carlo Ossola rivolge al governo per l’inizio del semestre europeo. Lo fa all’uscita dal nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, dove ieri si è tenuta la tavola rotonda “L’Italiano nel contesto europeo”. Ossola parte dalla Francia: “Il 24 giugno il Ministro degli Esteri, Dominique De Villepin, ha riunito al Quai d’Orsay 250 professori stranieri che nei loro paesi hanno diffuso la Francofonia. Sarebbe bello che il nostro semestre iniziasse convocando a Roma i migliori amici stranieri dell’Italia: scrittori, artisti, architetti, musicisti, docenti universitari … Difendere una lingua, infatti, non significa proiettare un po’ più lontano la propria ombra nazionale , ma accendere ovunque nel mondo dei fari,

dei luoghi dove la lingua sia usata nella Cultura!”.

L’Italiano, dunque, non idioma di nicchia ma di sapere, indispensabile,

per esempio, a chi s’occupa di Melodramma.

La Tavola Rotonda – cui hanno partecipato tra gli altri, oltre ad Ossola, Francesco Sabatini, Presidente dell’Accademia della Crusca, i linguisti Tullio De Mauro e Giulio Lepischy e il filologo Corrado Bologna – ha chiuso ieri il XVIII Congresso dell’Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana (Aislli). Duecento italianisti da tutto il mondo sono giunti in Belgio con una idea precisa della futura Europa delle Lingue.”La parità linguistica è un’ astrazione – ha spiegato Sabatini , unendosi ad Ossola – ora, per esempio le lingue usate nelle sedi ufficiali sono l’Inglese, il Francese e il Tedesco. Se si dovesse stabilire sulla base del numero di cittadini in quali lingue s’esprime l’Europa, anche il Polacco assumerebbe un ruolo di primaria importanza”. Non hanno senso per Sabatini né il criterio numerico, né quello della Lingua Unica, piuttosto pensa a un plurilinguismo , all’interno del quale l’Italiano si collochi come lingua di qualità. “Nessuno vuol far guerra all’Inglese – ha chiarito Ossola – ma per padroneggiare, ad esempio, temi come l’Archeologia o l’Arte è meglio esprimersi in Italiano”. Gli studenti europei dovrebbero imparare almeno due lingue, oltre a quella materna: una per la comunicazione internazionale, come l’Inglese e una “lingua del cuore”, quella che corrisponde agli interessi di ciascuno.

Il “Plurilinguismo”, è vero, costa, come costa l’interpretariato, ma è una questione di democrazia: se un esperto planetario di afta epizootica parla soltanto Italiano, deve poter comprendere ed essere compreso. Serge Vanvolsem che da ieri affianca Ossola come “presidente straniero” della Aislli, ha fatto qualche conto: “Oggi nelle Istituzioni d’Europa si spendono per l’intero apparato di traduzione 200 milioni di Euro l’anno, ossia un Euro per ogni cittadino. È chiaro che non basta, e basterà ancor meno quando entreranno gli altri dieci paesi. L’Italiano – ha poi aggiunto – è amato e studiato molto più di quanto non si pensi, ha grandi potenzialità”. Nel Montenegro la nostra Lingua è la seconda imparata assieme all’Inglese e nelle Università di tutti i Paesi balcanici è preferita al Francese.

Grande è l’interesse anche nel mondo arabo, Ossola ricorda “Gli Arabi in Sicilia” di Michele Amari: “Lì si comprende – dice – quanto patrimonio linguistico ci siamo scambiati nei secoli.

Con l’Italiano e le altre Lingue romanze, si troverebbero a loro agio”.

Ma perché questo avvenga e l’Italiano con la sua Cultura abbia un ruolo nella polifonia europea “è urgente che le nostre autorità politiche adottino “otto” non differibili provvedimenti”.

Sono parole tratte dalla mozione finale del Congresso, durato quattro giorni e patrocinato dalla Regina Paola del Belgio, da Carlo Azeglio Ciampi, da Romano Prodi,

in veste di presidente della Commissione Europea.

Con simili “tutori” c’è da sperare che il Documento, una volta consegnato a tutte

le autorità italiane, non resti un invito inascoltato.

In sintesi gli “otto” provvedimenti da prendere sono:

1) aumentare il numero di lettori di Italiano nominati dal Ministro nelle Università estere: rispetto a quelli degli altri Paesi UE noi ne abbiamo circa un terzo;

2) finanziare le traduzioni straniere dei maggiori Autori italiani: quando Vittore Branca, ad esempio, fece tradurre Boccaccio in Cinese se ne vendettero 800.000 copie e Boccaccio non fu più uno sconosciuto;

3) diffondere all’estero i testi che i nostri grandi, come Foscolo o Goldoni, hanno scritto in Inglese, in Francese o in altri idiomi;

4) portare la nostra Lingua ai figli e nipoti degli italiani emigrati che, dall’Australia agli Usa, non la conoscono;

5) provvedere ad un insegnamento di assoluta qualità dell’Italiano e dei suoi valori culturali per chi immigra dal Mediterraneo, dal vicino Oriente e dai Paesi slavi: sono gli immigrati, al tempo della globalizzazione, i nostri migliori ambasciatori;

6) occorre creare un organismo che si faccia carico di una vera politica linguistica; si pensa a un coordinamento delle nostre principali Istituzioni scientifiche – come la Crusca, i Lincei, l’Aislli – capace di agire all’interno del Paese e nella UE;

7) una maggiore collaborazione con i centri di italianistica all’estero; infine

promuovere l’Italiano nel quadro degli studi “romanzi” in Europa.

La terza Lingua dei giovani dell’Unione potrebbe infatti ben essere una Lingua “romanza”, favorendo la comprensione reciproca di tanti cittadini, accomunati nel lessico della tradizione.

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IN EUROPA LA CULTURA PARLA ITALIANO<br /><br />
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Duecentocinquanta linguisti da tutto il mondo a convegno in Belgio<br /><br />
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Sabatini: il nostro è un idioma di qualità<br /><br />
Ossola: fondamentale per chi ama l’arte<br /><br />
Un appello ai politici: difendiamo l’identità<br /><br />
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di Cinzia Fiori<br /><br />
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dal Corriere della Sera, 20/7/2003<br /><br />
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È un caldo invito quello che l’italianista Carlo Ossola rivolge al governo per l’inizio del semestre europeo. Lo fa all’uscita dal nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, dove ieri si è tenuta la tavola rotonda "L’Italiano nel contesto europeo". Ossola parte dalla Francia: "Il 24 giugno il Ministro degli Esteri, Dominique De Villepin, ha riunito al Quai d’Orsay 250 professori stranieri che nei loro paesi hanno diffuso la Francofonia. Sarebbe bello che il nostro semestre iniziasse convocando a Roma i migliori amici stranieri dell’Italia: scrittori, artisti, architetti, musicisti, docenti universitari … Difendere una lingua, infatti, non significa proiettare un po’ più lontano la propria ombra nazionale , ma accendere ovunque nel mondo dei fari, <br /><br />
dei luoghi dove la lingua sia usata nella Cultura!".<br /><br />
L’Italiano, dunque, non idioma di nicchia ma di sapere, indispensabile,<br /><br />
per esempio, a chi s’occupa di Melodramma.<br /><br />
La Tavola Rotonda - cui hanno partecipato tra gli altri, oltre ad Ossola, Francesco Sabatini, Presidente dell’Accademia della Crusca, i linguisti Tullio De Mauro e Giulio Lepischy e il filologo Corrado Bologna - ha chiuso ieri il XVIII Congresso dell’Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana (Aislli). Duecento italianisti da tutto il mondo sono giunti in Belgio con una idea precisa della futura Europa delle Lingue."La parità linguistica è un’ astrazione - ha spiegato Sabatini , unendosi ad Ossola - ora, per esempio le lingue usate nelle sedi ufficiali sono l’Inglese, il Francese e il Tedesco. Se si dovesse stabilire sulla base del numero di cittadini in quali lingue s’esprime l’Europa, anche il Polacco assumerebbe un ruolo di primaria importanza". Non hanno senso per Sabatini né il criterio numerico, né quello della Lingua Unica, piuttosto pensa a un plurilinguismo , all’interno del quale l’Italiano si collochi come lingua di qualità. "Nessuno vuol far guerra all’Inglese - ha chiarito Ossola - ma per padroneggiare, ad esempio, temi come l’Archeologia o l’Arte è meglio esprimersi in Italiano". Gli studenti europei dovrebbero imparare almeno due lingue, oltre a quella materna: una per la comunicazione internazionale, come l’Inglese e una "lingua del cuore", quella che corrisponde agli interessi di ciascuno.<br /><br />
Il "Plurilinguismo", è vero, costa, come costa l’interpretariato, ma è una questione di democrazia: se un esperto planetario di afta epizootica parla soltanto Italiano, deve poter comprendere ed essere compreso. Serge Vanvolsem che da ieri affianca Ossola come "presidente straniero" della Aislli, ha fatto qualche conto: "Oggi nelle Istituzioni d’Europa si spendono per l’intero apparato di traduzione 200 milioni di Euro l’anno, ossia un Euro per ogni cittadino. È chiaro che non basta, e basterà ancor meno quando entreranno gli altri dieci paesi. L’Italiano - ha poi aggiunto - è amato e studiato molto più di quanto non si pensi, ha grandi potenzialità". Nel Montenegro la nostra Lingua è la seconda imparata assieme all’Inglese e nelle Università di tutti i Paesi balcanici è preferita al Francese.<br /><br />
Grande è l’interesse anche nel mondo arabo, Ossola ricorda "Gli Arabi in Sicilia" di Michele Amari: "Lì si comprende - dice - quanto patrimonio linguistico ci siamo scambiati nei secoli.<br /><br />
Con l’Italiano e le altre Lingue romanze, si troverebbero a loro agio".<br /><br />
Ma perché questo avvenga e l’Italiano con la sua Cultura abbia un ruolo nella polifonia europea "è urgente che le nostre autorità politiche adottino "otto" non differibili provvedimenti".<br /><br />
Sono parole tratte dalla mozione finale del Congresso, durato quattro giorni e patrocinato dalla Regina Paola del Belgio, da Carlo Azeglio Ciampi, da Romano Prodi,<br /><br />
in veste di presidente della Commissione Europea.<br /><br />
Con simili "tutori" c’è da sperare che il Documento, una volta consegnato a tutte <br /><br />
le autorità italiane, non resti un invito inascoltato.<br /><br />
In sintesi gli "otto" provvedimenti da prendere sono: <br /><br />
1) aumentare il numero di lettori di Italiano nominati dal Ministro nelle Università estere: rispetto a quelli degli altri Paesi UE noi ne abbiamo circa un terzo; <br /><br />
2) finanziare le traduzioni straniere dei maggiori Autori italiani: quando Vittore Branca, ad esempio, fece tradurre Boccaccio in Cinese se ne vendettero 800.000 copie e Boccaccio non fu più uno sconosciuto; <br /><br />
3) diffondere all’estero i testi che i nostri grandi, come Foscolo o Goldoni, hanno scritto in Inglese, in Francese o in altri idiomi; <br /><br />
4) portare la nostra Lingua ai figli e nipoti degli italiani emigrati che, dall’Australia agli Usa, non la conoscono; <br /><br />
5) provvedere ad un insegnamento di assoluta qualità dell’Italiano e dei suoi valori culturali per chi immigra dal Mediterraneo, dal vicino Oriente e dai Paesi slavi: sono gli immigrati, al tempo della globalizzazione, i nostri migliori ambasciatori;<br /><br />
6) occorre creare un organismo che si faccia carico di una vera politica linguistica; si pensa a un coordinamento delle nostre principali Istituzioni scientifiche - come la Crusca, i Lincei, l’Aislli - capace di agire all’interno del Paese e nella UE; <br /><br />
7) una maggiore collaborazione con i centri di italianistica all’estero; infine<br /><br />
<IMG SRC="modules/Arena_Forum/images/smiles/icon_cool.gif"> promuovere l’Italiano nel quadro degli studi "romanzi" in Europa. <br /><br />
La terza Lingua dei giovani dell’Unione potrebbe infatti ben essere una Lingua "romanza", favorendo la comprensione reciproca di tanti cittadini, accomunati nel lessico della tradizione.<br /><br />
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