Dove si studia la lingua italiana: fuori d’Italia.

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Sorpresa: in Turchia si studia l’italiano. Storia di una scuola chiamata Firenze.

di redazione.

Il made in Italy è ancora una carta vincente. Piace quasi a tutti e praticamente ovunque nel mondo. L’Italia non se la passa bene, d’accordo, ma dall’estero non si nota poi tanto. E anche se si incomincia a vedere qualche crepa, per ora, non basta a comprometterne il fascino.

Cibo, vino, moda, auto sportive sono simboli ancora in grado di evocare uno stile di vita che continua ad esercitare una forte attrazione. Quello che, invece, di solito non rientra nella lista, è la nostra lingua. Non è internazionale come l’inglese, non è parlata in un’area così vasta del mondo come lo spagnolo, non è l’idioma di un Paese gigantesco con un economia rampante come la Cina… In altre parole, può anche darsi che sia una bella lingua, ricca e musicale, che il suono affascini gli stranieri ma, in fin dei conti, è ben poco utile.
Ecco perché non si può che rimanere sorpresi quando si scopre quanto è richiesto l’insegnamento dell’italiano in Turchia. Dove, dopo le lingue più gettonate, occupa una nicchia di dimensioni insolitamente grandi.
Gli istituti pubblici o privati che lo insegnano non sono pochi. Basta scorrere i dati dello studio realizzato, nel 2011, da Giovanni Amadori e Daniele Campari per scoprire che, nel Paese della Mezzaluna, si contano ben 19 Università che hanno inserito l’italiano nella loro offerta didattica. Sette delle quali con sede ad Istanbul, dove esistono anche due licei, uno classico e uno scientifico e diverse altre scuole che, dalle elementari in avanti, insegnano ai loro studenti la nostra lingua. Senza contare le scuole private che organizzano corsi collettivi e lezioni individuali, oltre a fornire servizi per chi vuole fare un’esperienza di studio in Italia.
Tra queste ne abbiamo scoperta una che si chiama Firenze. Una scuola che gode di ottime referenze e che da quasi 20 anni insegna l’italiano ai turchi con costanza e professionalità. Gli insegnanti sono per lo più expat italiani, una decina in tutto che gestiscono circa 15 classi, oltre a dare lezioni private a chi lo richiede.
La sede si trova in Baĝdat Caddesi, una delle strade più famose e chic della città. Controparte asiatica di Istiklal Caddesi ma (con i suoi 14 chilometri) infinitamente più lunga della celebre via che conduce a Piazza Taksim. Una lunga strada dello shopping e del lusso che da Kadikoy si spinge verso est tracciando una linea quasi parallela alla costa sul Mar di Marmara.
Le aule e gli uffici della scuola si trovano a Şaşkınbakkal. Qui, se si lascia Baĝdat Caddesi e si svolta a destra, passeggiando per cinque minuti, si sbuca su di un lungomare costeggiato da prati e giardini, un litorale punteggiato di alberi che guarda le Isole Principi. Uno strano orizzonte per una megalopoli come Istanbul, per lo meno non quello che ci si aspetterebbe dopo avere affrontato il traffico di Baĝdat Caddesi…

Dalla scuola però, per quanto vicina, non si vede il mare ma l’affollata ed elegante strada che si srotola verso oriente. «Firenze è un’avventura iniziata nel 1995»- racconta in perfetto italiano la fondatrice e direttrice Neslihan Cebi che ha studiato a Napoli e, naturalmente, nel capoluogo toscano. «In realtà- ci spiega- Firenze non è nata come scuola». Per circa tre anni, fino al ’98, è stata una società che offriva servizi per chi voleva studiare in Italia, ideata da Neslihan che aveva fatto questo tipo di esperienza e aveva vissuto tutte le difficoltà che uno straniero si trovava ad affrontare in una simile situazione.
«Per prima cosa abbiamo iniziato ad avviare una serie di contatti con diversi istituti italiani e, nel fare questo, siamo stati i primi ad Istanbul. E’ stato un lavoro pionieristico- sorride- tutt’altro che facile. Personalmente l’ho sempre affrontato con grandepassione. Forse sarebbe stato più comodo dedicarsi all’insegnamento di altre lingue, che avevano già una lunga tradizione in Turchia. Tuttavia non ho mai ampliato la nostra offerta formativa aggiungendo, per esempio, inglese o francese, anche se ci sono arrivate diverse offerte e sarebbe stato probabilmente conveniente per noi. Volevo costruire un centro, una scuola dedicata allo studio dell’italiano. L’unica altra lingua che insegniamo qua è lo spagnolo».

Neslihan racconta che l’idea è nata, appunto, dalla sua esperienza in Italia. Esperienza che l’ha fatta innamorare del nostro Paese ma che l’ha anche messa di fronte ad una lunga serie di difficoltà. Le questioni burocratiche (a partire dal visto e il permesso di soggiorno per arrivare alle iscrizioni alle scuole) e, naturalmente, il problema dell’alloggio. Problemi di non poco conto e lontani dall’essere risolti, visto che in Italia ancora oggi non siamo esattamente all’avanguardia nell’accoglienza degli studenti stranieri.
«La nostra- prosegue Neslihan- è stata una scommessa al limite della follia, soprattutto nei primi tempi ma, ripeto, è stata la passione a muoverci. Io ho sempre amato l’Italia e ho pensato di creare un collegamento con la Turchia, un ponte che aiutasse altri a fare la stessa esperienza che avevo fatto io». All’inizio non erano molti gli studenti che sceglievano questa strada, «10 all’anno o pochi di più – spiega la direttrice- poi sono diventati 20, poi 40 e così via. Adesso, a scuola abbiamo 150/200 studenti all’anno, molti dei quali vanno, poi, a studiare in Italia».
Il picco delle iscrizioni si è registrato nel 2007/2008. Negli ultimi anni il numero è un po’ calato, complice, probabilmente, la crisi economica che ha reso l’Europa (e sopratutto l’Italia) un po’ meno appetibili. Ma Neslihan è ottimista: «L’Italia è un Paese che esercita un grande fascino qui in Turchia, ci sarà sempre chi vuole andarci a studiare o semplicemente chi desidera impararne la lingua. E se adesso la richiesta è un po’ calata, sono convinta, per molte ragioni, che tornerà a crescere presto. Chissà, magari già dal prossimo anno…».
(Da thegraduateschronicle.it, 29/4/2015).

 




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