Dove si parla la lingua di Gesù

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Nel paese dove i bambini parlano la lingua di Gesù

Maalula, 60 chilometri a nord di Damasco, è l’ultimo bastione dell’antico aramaico. E gli abitanti lottano per salvarlo

di Manila Alfano

“Bonhunka”. Benvenuti. Rafah è una ragazza di 19 anni che vende souvenir religioso nel negozio dei suoi genitori… Quando i più curiosi le chiedono di parlare, lei lo fa con un po’ di vergogna. “Salamaleikum”, la pace sia con te, qui si dice “shlom”, una parola che assomiglia all’ebraico “shalom”. La lingua di Rafah sa di magico e ancestrale: lei e gli abitanti di Maalula parlano l’aramaico antico. La stessa lingua che parlava Gesù con i profeti, con la madre, con chi l’ ha tradito. Maalula è un villaggio tenace e cocciuto di duemila persone, 60 chilometri a nord di Damasco, dove la gente litiga e prega usando quell’idioma nato oltre tremila anni fa, tra il Mar Mediterraneo e il fiume Tigri….

Oggi la lingua la conoscono meno di mezzo milione di persone sparse in tutto il mondo. Ma solo qui a Maalula la gente la usa ogni giorno come idioma corrente… Secondo alcuni studiosi dell’“Academy of the Ebrew Language” di Gerusalemme, l’aramaico di Maalula sarebbe l’originale, il più puro. Nella chiesa di San Giorgio, padre Toufic Eid, monaco libanese, recita il Padre Nostro in aramaico. Gli abitanti gli fanno coro. La sensazione è di essere in un mondo davvero lontano. Remoto.

Fuori dalla chiesa la gente discute animatamente: “Tra una ventina d’anni al massimo”, dicono la lingua sparirà. I ragazzi più giovani vanno via, cercano lavoro a Damasco o ad Aleppo, i centri più industrializzati della Siria. Qui c’è poco da fare. La gente ha paura di perdere le proprie tradizioni, il marchio di riconoscimento. Secondo l’Unesco, il 97 per cento della popolazione mondiale parla appena il 4 per cento delle lingue esistenti. Il rimanente 96 per cento degli idiomi potrebbe andare perduto entro la fine del XXI secolo. La speranza per la lingua resta la scuola di aramaico. Nel 2005 il governo siriano ha deciso di finanziare la scuola di aramaico: l’“Institute of Aramaic Language” a Damasco è l’orgoglio del Paese. E’ anche così che la Siria spera di rompere la cortina di ferro, quella coltre di diffidenza che la avvolge. In due anni il Paese ha ospitato più di cinquanta studenti. Un sito on – line accetta le iscrizioni da tutto il mondo, anche di studenti nord americani…

L’aramaico di Maalula è sopravvissuto all’occupazione ottomana. Ora sfida la globalizzazione. Qui sorridono e dicono: non passerà. In fondo questa è la lingua di Dio.

(Da Il Giornale, 26/10/2008).

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