DOMANDE SULL’EUROPA

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Che cos'è davvero l'interesse nazionale?

DOMANDE SULL'EUROPA


di Ernesto Galli Della Loggia

L'espressione «interesse nazionale» non è proprio tra quelle più consuete del discorso pubblico italiano, anche quando si tratta dell'ambito elettivo dove essa ha da sempre più largo corso, e cioè quello della politica estera. Da noi di «interesse nazionale» si è soliti parlare poco o nulla, e dunque mi è apparso tanto più encomiabile Mario Monti che ne ha fatto. invece. il filo rosso della sua intervista al Corriere di venerdì scorso. Dove, per l'appunto, ha rimproverato il governo Berlusconi per aver mancato di difendere il suddetto interesse in sede europea in almeno due occasioni: accettando di non applicare a Francia e Germania le sanzioni previste per l'inosservanza del Patto di stabilità e accettando che la Germania si sottraesse ad una più efficace legislazione sulle Opa. Avendo in cambio da entrambe. nell'ultimo anno, la simpatia e la benevolenza che sappiamo. Come ha osservato lo stesso Monti. «all'Italia non conviene favorire i potenti».
Eppure è soltanto ciò che la classe politica e l'opinione pubblica politicizzata del paese sembrano per lo più capaci e interessate a fare quando si tratta della politica estera: dichiararsi a favore della posizione di uno o più Paesi potenti, riconoscersi ad occhi chiusi nei loro interessi, lasciandosi guidare nelle proprie scelte da ragioni tutte ideologiche, pienamente corrispondenti, del resto, alla forte ideologizzazione tradizionale dei nostri schieramenti politici.
In realtà è soprattutto dall'assenza di considerazione per l'interesse nazionale che deriva anche lo strapotere dell'ideologia nell'orientare la nostra politica estera. Da noi è diventato un fatto ideologico pure l'Europa. la partecipazione ad essa dell'Italia, in specie da quando la sinistra ha fatto dell'impegno europeista il suo principale strumento di accreditamento e di legittimazione sulla scena internazionale. Da allora chi osa esprimere il minimo dubbio su qualunque cosa riguardi Bruxelles e dintorni rischia di passare come minimo per un berlusconiano doc o un nemico della patria.
E invece proprio in riferimento all'Europa – che rappresenta di certo il più importante ambito della nostra politica estera proprio dall'Europa potrebbe e dovrebbe cominciare un'attenta analisi del nostro interesse nazionale. Scontata (ma pure ribadita con forza) l'opportunità di fare parte dell'arca dell'euro. e che una tale area esista, dovremmo chiederci, ad esempio: siamo proprio sicuri che sia un interesse dell'Italia la nascita di un soggetto politico europeo fortemente strutturato in cui pero saremo sempre secondi a qualcuno, molto probabilmente ai franco-tedeschi cui non mancherà di associarsi Londra al momento opportuno? Ancora: siamo sicuri che la posizione geopolitica della penisola nel Mediterraneo possa continuare ad essere quella decisiva premessa del nostro rango internazionale – e dunque un cuore del nostro interesse nazionale –che essa è sempre stata- anche nel futuro quadro di un'Europa la cui politica estera e militare sarà in grado domani di disporre in quel mare anche di Grecia, Cipro, Malta e Spagna? E infine per fare un ultimo esempio: ci conviene o non ci conviene mantenere una nostra special relationship, chiamiamola così, con gli Stati Uniti nel tentativo di riequilibrare l'inevitabile egemonismo europeo dell'asse Parigi-Berlino più Londra, e comunque al fine di allargare il nostro spazio di influenza e di manovra? Ma quali sarebbero in questo caso gli obblighi e i vincoli cui dovremmo sottoporci?
Ecco altrettante domande che riguardano da vicino il nostro «interesse nazionale»: al quale però – mi viene da dire con un facile gioco di parole – è la nazione, ahimè, che non sembra troppo interessata.

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