Diziorio dei proverbi

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L’Italiano

Quella saggezza proverbiale

Un dizionario raccoglie i detti popolari

E ne conta, esclusi i dialetti, undicimila

di Giovanni Nardi

Se la paremiologia è scienza di pochi, l’uso dei proverbi fa ancora parte del parlato dell’italiano medio, nonostante gli insidiosi attacchi dei messaggi pubblicitari e in genere delle espressioni idiomatiche diffuse dagli strumenti radiotelevisivi, che tendono a relegare tale uso a una forma di comunicazione legata soprattutto al passato. E se è vero che l’ideologia sottostante alla frase proverbiale è talvolta conservatrice (“prete spretato e cavolo riscaldato non fu mai bono”, si sentenziava in Toscana fino a non moltissimi anni fa, unendo spregiativamente due concetti, quello del prete spretato e quello del cavolo riscaldato, fra loro a rigor di logica imparagonabili) è altrettanto vero che il detto popolare che mutua un’esperienza spesso secolare prima di affermarsi come proverbio manifesta un insegnamento che difficilmente può essere scalfito.

Ricordando a una persona ammalata che “finché c’è vita c’è speranza” non solo le si formula un voto augurale, ma si precisa che “ la speranza è l’ultima a morire” e che situazioni che possono apparire irrimediabilmente compromesse possono essere risolte anche all’ultimo momento. Andare alla ricerca dei proverbi, da quelli più antichi a quelli – per la verità sempre meno numerosi – che hanno origini recenti, può rappresentare un viaggio all’interno del nostro passato e della nostra lingua, e non solo di quella popolare, perché fior di scrittori si sono serviti dei proverbi per dare maggiore incisività alle loro idee, per spiegare meglio quel che intendevano dire. Ma quanti sono i proverbi italiani? Sicuramente molte migliaia, e un conto preciso è quasi certamente impossibile, dato che molte frasi proverbiali sono nate e hanno prosperato all’interno dei dialetti, ciascuna con significato e valenza particolari, legati all’ambito di provenienza. Ma a volersi limitare soltanto all’italiano e ai proverbi veri e propri, cioè alle frasi di per sé complete e dotate di senso compiuto, escludendo quindi i modi di dire proverbiali, si calcola che siano undicimila.

Il computo è stato eseguito da due valenti paremiologhe, Paola Guazzotti e Maria Federica Oddera, che hanno compilato per la Zanichelli “Il grande dizionario dei proverbi italiani” – in uscita a giugno, quasi mille pagine più un Cd-Rom per 48 euro – elencandoli per ordine alfabetico e fornendo di ciascuno il significato, le eventuali varianti, il riferimento ad altri proverbi di significato analogo, le attestazioni letterarie e le matrici latine. Il tutto – spiegano le due autrici – per rendere nuovamente comprensibili brani di opere che risulterebbero ormai oscuri a un lettore pure linguisticamente competente.

Se l’ordine alfabetico è il modo più tradizionale di consultazione del dizionario, esistono anche altri tipi di approccio. Si è per esempio mantenuta l’organizzazione per temi, un tempo caratterizzante le meno recenti raccolte dei proverbi, in auge soprattutto nel Cinque e nel Seicento, e si è aggiunta – è uno dei tanti prodigi dell’elettronica – anche l’individuazione delle parole che sono comprese all’interno dei proverbi, per cui è possibile, sfogliando gli indici appositi, giungere al proverbio intero partendo da una singola parola. A questi due indici – per quanto riguarda i temi, si va da “abitudini, usi e costumi” a “volontà, interesse e motivazione” – che costituiscono circa la metà dell’intero dizionario, si aggiungono preziose illustrazioni, ricavate in genere da almanacchi e da pubblicazioni d’epoca, che ci riportano ai tempi in cui il proverbio era davvero la sapienza di tutti.

(Da La Nazione, 4/6/2006).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’Italiano<br /><br />
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Quella saggezza proverbiale <br /><br />
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Un dizionario raccoglie i detti popolari<br /><br />
E ne conta, esclusi i dialetti, undicimila<br /><br />
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di Giovanni Nardi<br /><br />
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Se la paremiologia è scienza di pochi, l’uso dei proverbi fa ancora parte del parlato dell’italiano medio, nonostante gli insidiosi attacchi dei messaggi pubblicitari e in genere delle espressioni idiomatiche diffuse dagli strumenti radiotelevisivi, che tendono a relegare tale uso a una forma di comunicazione legata soprattutto al passato. E se è vero che l’ideologia sottostante alla frase proverbiale è talvolta conservatrice (“prete spretato e cavolo riscaldato non fu mai bono”, si sentenziava in Toscana fino a non moltissimi anni fa, unendo spregiativamente due concetti, quello del prete spretato e quello del cavolo riscaldato, fra loro a rigor di logica imparagonabili) è altrettanto vero che il detto popolare che mutua un’esperienza spesso secolare prima di affermarsi come proverbio manifesta un insegnamento che difficilmente può essere scalfito.<br /><br />
Ricordando a una persona ammalata che “finché c’è vita c’è speranza” non solo le si formula un voto augurale, ma si precisa che “ la speranza è l’ultima a morire” e che situazioni che possono apparire irrimediabilmente compromesse possono essere risolte anche all’ultimo momento. Andare alla ricerca dei proverbi, da quelli più antichi a quelli – per la verità sempre meno numerosi – che hanno origini recenti, può rappresentare un viaggio all’interno del nostro passato e della nostra lingua, e non solo di quella popolare, perché fior di scrittori si sono serviti dei proverbi per dare maggiore incisività alle loro idee, per spiegare meglio quel che intendevano dire. Ma quanti sono i proverbi italiani? Sicuramente molte migliaia, e un conto preciso è quasi certamente impossibile, dato che molte frasi proverbiali sono nate e hanno prosperato all’interno dei dialetti, ciascuna con significato e valenza particolari, legati all’ambito di provenienza. Ma a volersi limitare soltanto all’italiano e ai proverbi veri e propri, cioè alle frasi di per sé complete e dotate di senso compiuto, escludendo quindi i modi di dire proverbiali, si calcola che siano undicimila.<br /><br />
Il computo è stato eseguito da due valenti paremiologhe, Paola Guazzotti e Maria Federica Oddera, che hanno compilato per la Zanichelli “Il grande dizionario dei proverbi italiani” – in uscita a giugno, quasi mille pagine più un Cd-Rom per 48 euro – elencandoli per ordine alfabetico e fornendo di ciascuno il significato, le eventuali varianti, il riferimento ad altri proverbi di significato analogo, le attestazioni letterarie e le matrici latine. Il tutto – spiegano le due autrici – per rendere nuovamente comprensibili brani di opere che risulterebbero ormai oscuri a un lettore pure linguisticamente competente.<br /><br />
Se l’ordine alfabetico è il modo più tradizionale di consultazione del dizionario, esistono anche altri tipi di approccio. Si è per esempio mantenuta l’organizzazione per temi, un tempo caratterizzante le meno recenti raccolte dei proverbi, in auge soprattutto nel Cinque e nel Seicento, e si è aggiunta – è uno dei tanti prodigi dell’elettronica – anche l’individuazione delle parole che sono comprese all’interno dei proverbi, per cui è possibile, sfogliando gli indici appositi, giungere al proverbio intero partendo da una singola parola. A questi due indici – per quanto riguarda i temi, si va da “abitudini, usi e costumi” a “volontà, interesse e motivazione” – che costituiscono circa la metà dell’intero dizionario, si aggiungono preziose illustrazioni, ricavate in genere da almanacchi e da pubblicazioni d’epoca, che ci riportano ai tempi in cui il proverbio era davvero la sapienza di tutti.<br /><br />
(Da La Nazione, 4/6/2006). <br /><br />
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