Dizionario della lingua di Hammurabi

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LINGUE L’UNIVERSITÀ DI CHICAGO COMPLETA IL DIZIONARIO DOPO 90 ANNI DI LAVORO

«Umu», cioè «giorno». In assiro-babilonese

di Alessandra Farkas

«È uno strumento di ricerca indispensabile per tutti gli studiosi appassionati della civiltà dell’antica Mesopotamia». Così Gil Stein, direttore dell’Oriental Institute dell’Università di Chicago, ha presentato il ventunesimo e ultimo volume del Chicago Assyrian Dictionary, primo e unico dizionario al mondo della lingua dell’antica Mesopotamia e dei dialetti assiri e babilonesi, che sarà accessibile online al prezzo di circa 2 mila dollari. Una raccolta di ben 28 mila vocaboli dell’ idioma diffuso tra il 2500 a.C. e il 100 d.C.; parlato da Sargon il Grande, fondatore del primo impero, e usato da Hammurabi per redigere il primo codice di leggi della storia, intorno al 1700 a.C. Il progetto ha avuto inizio nel 1921, grazie a James Henry Breasted, storico padre dell’Oriental Institute, e si è concluso dopo ben 90 anni di un lavoro da certosini, che ha coinvolto diverse generazioni di storici. Anche se la lingua dell’antica Babilonia è morta da ormai duemila anni, gli studiosi l’hanno ricostruita grazie alle antiche iscrizioni in pietra decifrate negli ultimi due secoli dai monumenti collocati in Siria e Iraq. «Ogni parola, come "ardu" che significa "schiavo" è una porta di accesso alla cultura del popolo che la usava», afferma Martha T. Roth, preside della facoltà di Scienze umanistiche, che ha lavorato al progetto sin dal 1979. Secondo il «New York Times», l’enciclopedia è destinata a far discutere. «Anche una lingua morta può accendere vivaci dibattiti», afferma il quotidiano, notando come ben 17 pagine dell’opera siano dedicate a una singola parola: «umu» (giorno).
(Dal Corriere della Sera, 8/6/2011).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

STUDIOSO DELLA MESOPOTAMIA<br />
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Addio a Pettinato l'ultimo cittadino dell'antica Babilonia<br />
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di Armando Torno<br />
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È morto ieri poco prima delle 12 al Sant'Eugenio di Roma l'assiriologo Giovanni Pettinato. Era nato nel settembre del 1934 a Troina (Enna); ha insegnato ad Heidelberg, a Torino e a Roma. Il suo ultimo libro, firmato con Silvia Chiodi, «La pietra nera di Ur» (Edizioni San Raffaele), raccontava le vicende dei beni culturali in Iraq e le peripezie fatte per salvare il patrimonio babilonese. Il nome di Pettinato è legato alla decifrazione della lingua di Ebla, sulla quale ha scritto decine di volumi, tra cui il primo vocabolario (non finito). Ha tradotto per Rusconi e Mondadori «La saga di Gilgamesh», per i classici della Utet testi della mitologia sumerica e accadica; stava terminando un libro sulle scoperte avvenute a Eridu, la città splendente dei Sumeri, e un altro sulla tutela del patrimonio archeologico nelle zone di guerra. Pensava a un convegno sui beni culturali e i conflitti armati. Ma tutto questo non è riuscito a chiuderlo e lascia il compito ai suoi eredi, tra i quali Silvia Chiodi. Lui, ultimo cittadino di Babilonia, di cui ha studiato anche l'astrologia, si è consegnato a Ereshkigal, la sovrana dell'aldilà mesopotamico, la stessa che ha accolto oltre quattromila anni fa il «suo» Gilgamesh. <br />
(Dal Corriere della Sera, 20/5/2011).

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