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Italiano: un dizionario diverso

di De Rienzo Giorgio

Nella serie «Dizionario maxi» esce dalla A. Vallardi un Italiano (pp. 1.497, Euro 15.90): comprende oltre duecentottantamila voci e accezioni, tutte rigorosamente scandite in sillabe e con il loro accento tonico. Diventa perciò uno strumento completo e di facile consultazione, particolarmente adatto per gli studenti delle scuole medie inferiori. Comprende, oltre le voci della lingua comune, i neologismi, i termini letterari e le voci gergali più in uso. In più riporta i termini in uso nell’informatica, nella medicina, nell’economia e nella finanza. Riferisce con sobrietà delle parole straniere entrate nella lingua italiana, con pronuncia figurata. Ha una caratteristica che gli altri vocabolari trascurano: attraverso tanti esempi, porta con sé una completa grammatica di italiano. Propone irregolarità, usi figurati e fraseologia idiomatica e specialistica, insieme a un ricco repertorio di proverbi. Ha quaranta tavole illustrate e offre un ampio repertorio di sigle, abbreviazioni e acronimi.
(Dal Corriere della Sera, 23/7/ 2011).




12 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

TERZA PAGINA STRUMENTI II NUOVO «ANALOGICO» ZANICHELLI: UN CLASSICO CON I MECCANISMI DEL SOCIAL NETWORK<br />
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Quel dizionario sembra Google<br />
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di Aldo Grasso<br />
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Non si fa altro che parlare di digitale. Sembra anzi che le nuove frontiere della comunicazione coincidano solo con il digitale. Ormai le pellicole fotografiche, i long play, la tv senza decoder (tre esempi di veterotecnologia) sono un ricordo lontano, quando il modello di rappresentazione della realtà era lo specchio, simbolo aureo del rapporto analogico. Con il computer, lo smartphone, l' iPad siamo entrati nell'era del digitale. Fine dell'analogico. Che senso ha, allora, un dizionario analogico? L'uscita del Dizionario Analogico della Lingua italiana di Donata Feroldi e Elena Dal Pra (Zanichelli) ci sollecita a qualche riflessione. Intanto, che cos'è un dizionario analogico? È un'opera lessicografica basata su criteri particolari, diversi da quelli dell'usuale dizionario. Nella prefazione del Vocabolario nomenclatore di Palmiro Premoli, pubblicato nel 1909, si legge: «Il V.N., dopo spiegata la parola (l'unica funzione specifica di tutti gli altri vocabolari), mette intorno ad essa non solo i sinonimi, le frasi, le locuzioni, i proverbi - utile scorta per la ricchezza e la vivacità dell'eloquio - ma tutta una legione, una pleiade di altre parole, che, con quelle avendo relazione, affinità, analogia, concorrono a completare il corredo linguistico necessario, tanto per ben conoscere una cosa nel suo complesso e nelle sue parti, quanto per esprimere in vari modi - nelle loro gradazioni, nelle loro sfumature - affetti, idee, sentimenti, ecc. Dunque, un metodo, e procedente per mezzo dell'analogismo». La rivincita dell'analogico parte proprio da qui: il vocabolario analogico è un prezioso arnese di lavoro per trovare la parola giusta. Come opera? È una specie di social network delle parola che cerca di favorire la loro vita di relazione attraverso catene nomenclatorie. Facciamo un esempio. Non ricordo più come si chiama tecnicamente la parte del libro dove sono date di solito notizie sull'autore. Ce l'ho sulla punta della lingua, ma proprio non ricordo. Vado alla voce libro e trovo tutti i sinonimi (non ci siamo), trovo i tipi di libro (non ci siamo ancora), trovo le caratteristiche (non ci siamo, anche se l'elenco è lunghissimo), trovo le parti e... «custodia, fodera, sovraccoperta, risvolto». Che sia risvolto? «Ribaltina, aletta, bandella...». Ecco è la bandella, finalmente ho trovato la parola che cercavo! Quasi per magia siamo entrati dentro a un universo ordinato per concetti e non per parole, quindi, per buona sorte, aperto a ogni incongruenza. Ma questo è il bello di ogni dizionario: l'inaspettato, cercare una cosa e trovarne un'altra. Ma ha ancora senso un analogico all'epoca di Internet, quando affidiamo al computer ogni ricerca lessicografica? Non siamo ormai prigionieri, più o meno coscientemente, di nuovi paradigmi operativi e cognitivi che rendono obsoleti i cari dizionari? Cosa ne direbbe quel personaggio de La grande sera di Giuseppe Pontiggia che, affascinato dal mistero delle parole, sfogliava il dizionario come un libro cult? Le due autrici si difendono così: «È un dizionario organizzato a partire dai cosiddetti campi semantici - ossia, intuitivamente, dagli insiemi formati da termini ed espressioni appartenenti ad ambiti di esperienza e di conoscenza avvertiti come omogenei - intorno a parole che ne costituiscono il centro o la chiave d'ingresso, l'equivalente dei nodi nelle rete di un ipertesto». Rete? Ipertesto? Ma certo, il dizionario analogico, che si estende con i suoi legami, i suoi link, secondo una modalità reticolare e che si sviluppa a vari gradi di profondità è l'invenzione della Rete prima della Rete. Mentre il dizionario tradizionale ha come funzione principale quella di fornirci la definizione del significato delle parole che raccoglie, quello analogico permette una ricerca lessicale attraverso una fitta rete di rimandi. Ripetiamo: serve per trovare una parola che non si conosce o non si ricorda a partire da un' altra parola che è invece nota e che ha un significato collegato alla parola ricercata. Proprio come si fa con Google. La fitta rete di rimandi lega le parole affini e consente di avere una visione più ricca e completa delle parole che sono «legate» tra di loro. A ben vedere, l'analogia non è altro che una forma di conoscenza. <br />
(Dal Corriere della Sera, 7/12/2011).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Lingua La lunga storia del “Devoto Oli”, che si aggiorna ancora <br />
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Se una parola non vale l'altra<br />
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di Giovanni Nardi<br />
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Una quarantina d'anni fa Giacomo Devoto, allora presidente della Crusca e socio di quella dei Liincei, insigne glottologo, già rettore dell'ateneo fiorentino e autore di saggi fondamentali di linguistica, accingendosi, insieme con il lessicografo Gian Carlo Oli, a licenziare per Le Monnier la prima edizione del dizionario della lingua italiana a loro intitolato, ebbe a dire che un vocabolario serve innanzitutto a spiegare: per esempio che “apiretico” significa “sfebbrato”, anche se non si lascerà passare senza commenti la frase “per fortuna la mia fidanzata ieri era apiretica”. Ma subito dopo aggiungeva: “Sfogliare un vocabolario vuol dire dialogare: non accettare disordinatamente; non respingere autoritariamente. Il dizionario non è mai un testo che detta legge. E' un punto di riferimento, un centro di smistamento... Che differenza passa ad esempio fra “augusto” e “solenne”? Il dizionario non dà una norma, ma sollecita il lettore, perché questi risenta nella prima parola un vertice di elevatezza e di stile, mentre la seconda evocherà piuttosto musicalità e commozione”.<br />
Da allora tant'acqua è passata: il Devoto Oli, come del resto la maggior parte dei vocabolari, si è aggiornato, ha acquistato in lemmi e in colori, è insomma cresciuto. Senza peraltro venir meno, ora che è diretto da altri due illustri studiosi (Luca Serianni, accademico dei Lincei e della Crusca, docente di storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma, e Maurizio Trifone, professore di linguistica italiana all'Università di Cagliari) allo scopo fondamentale per cui nacque: dialogare, discutere, spiegare ma senza dogmatismi. Tra le novità, la disponibilità su Apple Store della versione mobile per iPade, iPhone e iPod Touch; inoltre l'audio dei forestierismi con la pronuncia italiana e quella originale.<br />
Ma certo, considerata la frequenza con cui i dizionari si rinnovano, l'elemento di maggior curiosità è costituito dai neologismi. “Una delle parole nuove piŭ curiose – ci dice il professor Serianni – è “balconing”, che descrive la pratica estrema di tuffarsi da un balcone nella piscina sottostante oppure da un balcone all'altro. Questa moda, che sconsiglio vivamente, si è diffusa nelle isole Baleari ed è praticata da giovani per lopiŭ sotto l'effetto dell'alcol droga. Il termine è collegato all'inglese balcony, ma è pseudo inglese nato proprio alle Baleari e poi “giocato” anche in Italia. Tra le parole nuove, segnalerei anche “netnografia”, disciplina che studia le dinamiche relazionali, le opinioni, le abitudini e i gusti degli utenti dei social network con gli strumenti dell'antropologia”.<br />
(Da La Nazione, 22/12/2011).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

NOTE DI SCUOL@<br />
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Con il vocabolario di latino nell' iPod <br />
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di Giuseppe Tesorio<br />
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La lingua dei nostri padri è disponibile per iPhone e iPod touch, per la gioia dei liceali. L'app (abbreviazione di applicazione) contiene la versione integrale del vocabolario edito da Le Monnier, e consente la possibilità di risalire al lemma dalla forma declinata o coniugata; la declinazione di ciascun sostantivo, aggettivo e pronome; la coniugazione di tutti i verbi; la condivisione dei lemmi postandoli sui principali social network, come Twitter e Facebook; la creazione di liste di «preferiti». Cicerone e Tacito, entusiasti (?), ringraziano… <br />
(Dal Corriere della Sera, 11/11/2011).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Navigare tra le parole: e il dizionario diventa un Gps<br />
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di Giovanni Nardi<br />
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Parlare di analogico oggi, in piena epoca digitale, sembrerebbe quasi voler andare contro il progresso; eppure questo vocabolario, il Dizionario analogico della lingua italiana di Donata Feroldi e Elena Dal Pra, pubblicato dalla Zanichelli … è moderno e attuale, perché aiuta davvero a scrivere scegliendo le parole giuste al posto giusto.<br />
Si sono individuate infatti nella lingua circa 4000 parole chiave attorno alle quali, in 960 pagine, oltre 19000 lemmi, oltre 4000 voci svolte, sono stati raccolti vocaboli, locuzioni, modi di dire collegati analogicamente, e ordinati secondo il loro uso nel tempo, in modo da fornire a chi usa questo strumento cartaceo (ma c’è anche un CD-Rom allegato) gli elementi per esprimersi e comunicare con precisione.<br />
In un tempo in cui la maggior parte dei parlanti trova oggi difficoltà a capire il significato dei discorsi che ascolta o che legge, questo nuovo strumento ci pare utilissimo per chi usa la lingua per mestiere – scrittori, traduttori, giornalisti, addetti stampa, pubblicitari ma anche scienziati, tecnici e giuristi – e ha quindi la necessità di essere chiaro ed esatto. Ma aldilà di quest’uso specifico e addirittura specialistico, un vocabolario come questo – che in Italia, a differenza di altri Paesi, ha finora scersi precedenti – siamo certi che sarà consultato con profitto sia da chi voglia cogliere anche le sfumature di significato di ciò che va leggendo o ascoltando, sia da chi cerchi, nella comunicazione verso gli altri, di spiegare nel modo migliore quello che intende dire, arricchendo contemporaneamente il proprio lessico. La lingua è infatti lo strumento che abbiamo per capirci e confrontarci, e se la usiamo al meglio anche i rapporti con gli altri ne trarranno giovamento.<br />
(Da La Nazione, 8/2/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

FOCUS FORMAZIONE LINGUE E PROFESSIONISTI<br />
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Arriva il dizionario dell' inglese per avvocati<br />
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di Anna Maria Catano<br />
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La società si globalizza, ed anche il diritto parla sempre più spesso in lingua inglese. Non a caso, fresco di stampa, il «Dizionario di inglese legale applicato», Filodiritto Editore, copre un vuoto nel panorama editoriale italiano. «I potenziali utenti sono giuristi d'impresa, avvocati e praticanti ma anche studenti, commercialisti, notai, interpreti», commenta l'autrice Serena De Palma, docente di Legal English all'Università di Bergamo. Millequattrocento lemmi, frasi ricorrenti, formule legali arricchite da numerosi esempi. Ma contrariamente a quanto si possa pensare il volume è di facile consultazione. Così si scopre che «tort» non è una torta bensì un illecito civile. E che «boilerplate» sono le clausole utilizzate nei contratti internazionali.<br />
(Dal Corriere della Sera, 13/7/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

I significati<br />
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Vocabolarietto ‘grillesco’ per fanciullini di tutte le età<br />
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Grillo nella parlata fiorentina è termine quanto mai ricco di significati. Eccone alcuni ricavati dal ‘Vocabolario della lingua italiana’ Devoto Oli e dal ‘Vocabolario dell’uso toscano’ di Pietro Fanfani, pubblicato a Firenze nel 1863.<br />
Avere i grilli per la testa: in senso figurato, motivo assurdo o bizzarro di compiacimento; idea improvvisa e balorda (“Devoto-Oli).<br />
Avere il capo a’grilli: “attendere solo a baje e sollazzi, aver il cervello poco fermo” (“Fanfani”):<br />
Grillo: 1. Il pallino nel gioco delle bocce e del biliardo. 2. Antica macchina bellica adoperata dagli assedianti per accostarsi coperti alle mura. 3. Piccola imbarcazione d’assalto, munita di propulsione a elica e di manovra a cingoli. (“Devoto-Oli”).<br />
Indovinala grillo!: espressione denotante incertezza o imbarazzo (dall’antico uso popolare di trarre pronostici per mezzo di un grillo(“Oli-Devoto”); “E’ il titolo di un Libricciuolo che indovina altrui ciò che gli dee avvenire nella vita, per mezzo di combinazioni numeriche fatte da chi lo adopera; non con presunzione di indovinar da vero, ma solo per onesto sollazzo, come dice il titolo stesso. (“Fanfani”).<br />
Medico Grillo: medico da poco. “E’ famoso per alcune popolari ottave d’antico autore il nome del Medico Grillo, nelle quali è dipinto per uno sciocco villano, che arrivò a farsi credito di medico eccellentissimo col mezzo di spropositi e stravaganze, felicemente per gran ventura riuscite”. (“Fanfani”).<br />
Pare un grillo: simbolo di magrezza e di scarso vigore (“Devoto-Oli”).<br />
Saltarti il grillo: anche ‘montarti il grillo’, venirti la stizza, o la bizzarria (“Fanfani). <br />
(Da La Nazione, 10/3/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Esce il “Dizionario delle collocazioni” sulle espressioni che impariamo per esperienza<br />
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Parole pronte per l’uso: il fascino irresistibile delle frasi fatte<br />
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di Maria Luisa Altieri Biagi <br />
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La casa editrice Zanichelli ha pubblicato recentemente un vocabolario interessante, intitolato “Dizionario delle collocazioni”. Come informa l’autrice, Paola Tiberii, il volume elenca 6000 parole italiane (nomi, aggettivi, verbi) che – associate ad altre parole dello stesso tipo o di tipo diverso (avverbi, preposizioni, congiunzioni, ecc.)- formano 200.000 “collocazioni”: cioè “combinazioni” di due o più parole che – unendosi – assumono significati particolari. Ed ecco il “correre pericolo” o “correre il rischio” (dove nessuno corre); il “fare un bagno di folla” (dove nessuno entra in acqua); il “fare un salto in centro”, “salto nel buio”, “un salto di qualità” (dove nessuno salta); e ancora: “prestare orecchio”, “prestare giuramento”; “rompere un’amicizia”, “rompere gli indugi”; “tagliare la corda” “tagliare la strada”; “cucirsi la bocca”; “arricciare il naso”; “perdere la faccia”, ecc.<br />
Si tratta di espressioni pre-fabbricate che ogni italiano impara per esperienza. Averle pronte, in memoria, risparmia la fatica di “trovarle” quando servono. E’ un risparmio usare la frase la frase fatta “Ho perso la bussola”, invece di pensarne una nuova (come “Ho perso la lucidità mentale e la capacità di reagire”). Si può aggiungere che “Ho perso la bussola”- evocando il viaggio e l’avventura – è più vivace e espressiva della frase “pensata” per l’occasione. In realtà dovremmo alternare “frasi fatte” e “frasi pensate”, a seconda delle esigenze.<br />
I materiali pronti sono utili nel parlato quotidiano, in scritture di tipo familiare o personale (lettere, diari, ecc.), in forme di scrittura rapida e incisiva come quella della cronaca giornalistica. Quando invece il testo richiede precisione, semplicità, esattezza scientifica, oppure inventiva, fantasia, creatività letteraria, dovremmo “sceglierle”, le parole: provarle nel testo, sostituirle se non funzionano. Così la parola diventa perimetro concettuale del pensiero e il succedersi sintattico delle parole (nella frase e nel periodo) diventa ragionamento. <br />
Quanto tempo avrà impiegato Italo Calvino (instancabile correttore della sua scrittura), per trovare l’aggettivo “ispido” e per attribuirlo all’ “infanzia” dell’erba appena tagliata?<br />
“La macchina tagliaprato procede con tremito assordante/ un soffice odore di fieno fresco inebria<br />
l’aria; l’erba livellata ritrova una sua ‘ispida infanzia’” (“Il prato infinito”, in “Palomar”, Torino, Einaudi, 1983).<br />
“Ispida infanzia” riassume il fascio di sensazioni simultanee prodotte dal taglio dell’erba: sensazioni uditive (la macchina falciatrice avanza con “trèmito assordante”); tattili e olfattive (il “soffice odore del fieno fresco”); visive e tattili (i vecchi fili d’erba, livellati dalla macchina, recuperano la statura infantile, senza però riacquistare la morbidezza dell’infanzia). Per trovare un testo altrettanto suggestivo, dovremo ricorrere alla poesia: “E qui dove un’antica vita/ si screzia in una dolce ansietà d’Oriente,/ le tue parole iridavano/come le scaglie/della triglia moribonda.” (E. Montale, “Dora Markus”, in “Le occasioni”, Torino, Einaudi, 1939).<br />
(Da La Nazione, 20/5/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

NEOLOGISMI<br />
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Il nuovo dizionario Oxford include il sostantivo «tweet»<br />
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Il sostantivo tweet, nel senso del messaggio di 140 caratteri, e il conseguente verbo, to tweet, sono ormai ufficialmente termini riconosciuti dalla lingua inglese: lo ha stabilito l'Oxford English Dictionary. L'annuncio è stato fatto direttamente dal direttore del Oed, John Simpson: «Con questa decisione abbiamo violato una nostra regola storica, cioè aspettare almeno 10 anni dalla sua prima apparizione, prima di introdurre un neologismo nel nostro dizionario». E in effetti, il «cinguettio» del sito di microblogging Twitter è nato appena 5 anni fa, nel 2007, esattamente il 15 marzo, la data del primo messaggio. Ma tweet non è l'unica new entry di questa edizione: ci sono anche flash mob, live-blogging ed e-reader.<br />
(Dal Corriere della Sera, 19/6/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

LINGUA E SOCIETÀ<br />
<br />
Anche Eurobond tra le novità del 2013<br />
<br />
Duden 2013 Nell’ultima edizione del Duden, il dizionario dalle copertine gialle che sta al tedesco come l'Oxford English Dictionary sta all’inglese, presentata pochi giorni fa a Berlino, shitstorm non è l’unica parola nuova inglese accettata nel lessico tedesco. Tra le new entry del 2013, sempre d’origine angloamericana, ci sono anche Eurobond , Facebook , Lol (Laugh Out Loud , rido a crepapelle, molto usato nei social network, ndr) e perfino Social Media . Già nel 2009 è invece comparso il verbo <br />
twittern, twittare. <br />
Invasione straniera In generale il tedesco adotta molti termini inglesi, soprattutto provenienti dal linguaggio tecnico: handy viene comunemente usato per cellulare. <br />
La parola più lunga Di recente, in tedesco è stata abolita la parola più lunga, di ben 63 lettere: Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragungsgesetz, «legge sul trasferimento degli obblighi di sorveglianza sull’etichettamento della carne». Motivo: la norma era stata abolita.<br />
(Dal Corriere della Sera, 8/7/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

LINGUA E SOCIETÀ<br />
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Anche Eurobond tra le novità del 2013<br />
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Duden 2013 Nell’ultima edizione del Duden, il dizionario dalle copertine gialle che sta al tedesco come l'Oxford English Dictionary sta all’inglese, presentata pochi giorni fa a Berlino, shitstorm non è l’unica parola nuova inglese accettata nel lessico tedesco. Tra le new entry del 2013, sempre d’origine angloamericana, ci sono anche Eurobond , Facebook , Lol (Laugh Out Loud , rido a crepapelle, molto usato nei social network, ndr) e perfino Social Media . Già nel 2009 è invece comparso il verbo <br />
twittern, twittare. <br />
Invasione straniera In generale il tedesco adotta molti termini inglesi, soprattutto provenienti dal linguaggio tecnico: handy viene comunemente usato per cellulare. <br />
La parola più lunga Di recente, in tedesco è stata abolita la parola più lunga, di ben 63 lettere: Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragungsgesetz, «legge sul trasferimento degli obblighi di sorveglianza sull’etichettamento della carne». Motivo: la norma era stata abolita.<br />
(Dal Corriere della Sera, 8/7/2013).

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