Dizionari: italiano-ladino gardenese e ladino gardenese-italiano.

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Italiano chiama ladino: adesso c’è il dizionario.

Monumentale lavoro di Marco Forni e dell’Istituto culturale Micurà de Rü Dopo il doppio vocabolario gardenese-tedesco, ora esce l’omologo italiano.

A undici anni dall’uscita del dizionario tedesco-ladino gardenese: Wörterbuch Deutsch – Grödner-Ladinisch ha visto la luce un nuovo importante lavoro lessicografico: il vocabolario in due volumi italiano-ladino gardenese e ladino gardenese-italiano (per la precisione “Ladin de Gherdeina-talian”).
La pubblicazione, edita dall’Istituto Ladino Micurà de Rü, verrà presentata il 3 aprile, alle 18.30, nella libera Università di Bolzano (Room D102).
Saranno presenti il vescovo Ivo Muser, il decano della Libera Università di Bolzano Franz Comploi (facoltà di Bressanone), il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, il presidente della Società Dante Alighieri Giulio Clamer e Leander Moroder direttore dell’Istituto Ladino Micurà De Rü.
Luca Serianni, accademico della Crusca e dei Lincei, illustrerà gli intenti e le finalità di questo dizionario. L’insigne linguista e Tullio De Mauro sono stati i consulenti scientifici ed hanno scritto le due prefazioni.
Autore dell’opera è il lessicografo Marco Forni, noto al grande pubblico perché nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo: “Una parola negli occhi”. Un talento eclettico il suo, che da tempo ormai alterna l’estro creativo del romanziere con la puntigliosità e il metodo dello studioso della lingua.
La redazione di un progetto lessicografico richiede entusiasmo e abnegazione collettiva scrive Forni nella sua introduzione. La squadra editoriale era composta da Paolo Anvidalfarei, Karin Comploj, Tobia Moroder e Jürgen Runggaldier.
Il progetto software, la gestione ed elaborazione elettronica dei dati è stata curata da Iacopo Risi e da Carlo Zoli della ditta Smallcodes di Firenze. L’elettronica messa al servizio della lessicografia, sottolinea Forni, ha soppiantato buona parte dell’oneroso lavoro manuale, ma l’apporto dell’uomo nella fase redazionale resta comunque fondamentale.
L’accattivante copertina è un dettaglio tratto dall’opera “The Water is Wide” dell’artista gardenese Thaddäus Salcher.
Il volume italiano è arricchito da un’ampia premessa che ci introduce nell’officina della ricerca lessicografica. E, come sottolinea De Mauro: «Ce ne illustra fonti e procedimenti di elaborazione e risponde in tal modo alle esigenze di una visione critica dei risultati».
È un dizionario bilingue. Il primo volume italiano – ladino gardenese comprende 33.000 lemmi; il secondo: ladino gardenese – italiano ammonta a 34.400 lemmi. Le espressioni fraseologiche italiane e ladine sono 19.500. L’illustrazione dei significati in ladino si accompagna spesso a frasi esemplificative al fine di collocare le accezioni nei contesti d’uso abituali. Questo dizionario dell’uso presenta altresì delle caratteristiche storico-enciclopediche.
In primavera il dizionario varcherà i confini della regione. Il 14 maggio verrà presentato a Firenze da Tullio De Mauro e da Nicoletta Maraschio presidente dell’Accademia della Crusca. Il 15 maggio verrà proposto a Roma dalla Società Dante Alighieri. In quell’occasione verrà presentato da Luca Serianni e dal glottologo Paolo Di Giovine.
“Le parole – come scrive l’autore – stanno dentro i dizionari in bell’ordine e mute. A lasciarle, sole, però, possono stingersi e perdere vigore. Ecco allora che non dobbiamo smettere di accordarle, farle uscire all’aria aperta e a fare in modo che riescano a tessere il filo della nostra voglia di comunicare”.
Certo, si tratta di un vocabolario e non di un testo discorsivo, ma se qualcuno avrà la curiosità di prenderlo in mano si renderà conto dello sforzo del ladino per aggiornare, dove possibile, il lessico, e si accorgerà di affinità e divergenze rispetto al latino e alla lingua italiana, che lo aiuteranno ad “entrare” in un mondo linguistico altrimenti difficilmente afferrabile e praticabile.
(Da altoadige.gelocal.it, 18/3/2014).




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