Diziomario

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Il libro La singolare opera di Fabrizio Falconi, con prefazione di Vanzina

Parole in libertà, alla romana

Nel «di-zio-mario» una galleria di definizioni esilaranti

di Domenico Nucera

«Disguido»? Un contrattempo al volante. «Ventilato»? Una figura geometrica esagerata. «Ciclostile»? Un modo elegante per guidare la bicicletta. Se invece di affidarsi al senso comune ci si ferma a considerare i significati nascosti di un termine, ecco che anche le parole più normali si trasformano in perle di umorismo. Sono circa duemila i lemmi raccolti dal romano Fabrizio Falconi, professionista della comunicazione e «scrittore per caso», nel divertente Diziomario (da leggere «di zio Mario») pubblicato dall’editore Caratelli con il sottotitolo «I tesori nascosti della lingua italiana» e illustrato con disegni dell’autore. Un vocabolario in piena regola – dalla a di «aerosol», velivolo senza amici, alla zeta di «zoologico», luogo espositivo di animali organizzato in maniera razionale – con definizioni all’apparenza innocue ma che svelano doppi sensi e giochi di parole. Basta aprire e leggere a caso per venire folgorati da invenzioni linguistiche come «disinvestire», fare marcia indietro dopo aver messo sotto un pedone, o «cornamusa», divinità che ispira al tradimento. Giocando con l’etimologia, ma soprattutto con la fantasia, vengono alla luce singolari sintesi («amo», affermazione ricurva per far abboccare prede), ma anche definizioni al limite del politically correct: «accozzaglia», gruppo di ragazze di poca bellezza; «albino», africano di montagna; «filippica», rimprovero alla colf asiatica. «Le migliori sono venute senza pensarci troppo, partendo da quei termini che, fuori dal contesto di una frase compiuta, sembravano emanare una luce diversa, rivelavano altri significati possibili – dice Falconi, che ha iniziato la singolare raccolta quindici anni fa aiutandosi con il vocabolario di famiglia. «Faccio fatica a spiegare che lo zio Mario è esistito davvero e che il libro era proprio il suo. E che la prima definizione della serie mi si è presentata in sogno: “abbaino”, voce di cane piccolo». Più (e meglio) che un semplice libro di battute, il Diziomario ha il merito di far riflettere sull’ambiguità della lingua e sulla comunicazione involontaria, mostrando un equivoco sempre in agguato. Specie quando si gioca con la romanità, in omaggio alla quale l’autore reinterpreta molte voci alla luce del dialetto: «viveur», chi abita al quartiere sud di Roma; «arcigno», invito a colpire l’ animale suddetto; «magnate», esortazione a cibarsi; «parigino», sembri Luigi. «Il gioco sottile che sta alla base del libro scatta, così come deve fare la risata intelligente, con un attimo di ritardo. Infatti, per capire l’intelligenza umoristica dell’autore bisogna usare la propria» spiega il regista Enrico Vanzina, professionista della risata che firma la prefazione raccontando l’incontro con l’autore al Circolo Canottieri Aniene, dove Falconi sperimenta e mette a punto le sue definizioni. «Il risultato è sempre garantito, i commensali ridono alle lacrime».

«DiZioMario» di Fabrizio Falconi, Caratelli Editore, 94 pagg., 7,90 euro. ALFABETO Atomo per cominciare, Zatteroni per finire Atomo: senza un libro. Arbusto: fratturato romano. Armeno: come minimo, a dir poco. Biennio: uomo con sdoppiamento di personalità. Cadetto: interrogativo romano. Cannonata: partorita di colpo. Ciclostile: modo elegante di guidare la bicicletta Deporto: i nativi di Fiumicino. Distinta: nota di classe. Essenza: il profumo della povertà. Facsimile: vaffallovo. Gallonato: pulcino. Henné: venuto alla luce (dal francese) Imbeccare: tradire coniuge. Lager: bacino idrico milanese. Limo: parolaccia romana tronca. Ménage: picchiare qualcuno in Francia. Nomignolo: mano priva dell’ultimo dito. Onestà: forma arcaica per significare «non c’è, non esiste». Panegirico: ciambella. Quantomeno: constatazione ammirata di forza Rogito: grido notarile. Romanzo: bovino in prosa. Soffritto: romano in trappola. Stagnante: idraulico prolisso. Telepatico: radiografia al fegato. Vermut: grosso lombrico preistorico. Zatteroni: calzature per camminare sulle acque.

(Dal Corriere della Sera, 4/2/2007).

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