Disegno di legge regionale sui dialetti veneti della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia:

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Disegno di legge regionale sui dialetti veneti della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia: qualche osservazione su una delicata questione, per evitare il rischio di strumentalizzazioni politiche (contributo del dott. Luca Campanotto)

Pubblicato da Redazione il 04/10/09 •

DISEGNO DI LEGGE REGIONALE SUI DIALETTI VENETIDELLA REGIONE AUTONOMA FRIULI – VENEZIA GIULIA:QUALCHE OSSERVAZIONE SU UNA DELICATA QUESTIONE,PER EVITARE IL RISCHIO DI STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE

Già da qualche tempo, mi hanno incuriosito alcune succinte notizie, pubblicate sia sul blog del Comitato 482 (www.com482.org) sia sul settimanale locale La Vita Cattolica (03 Ottobre 2009), circa le varie proposte di Legge Regionale sui dialetti di origine veneta del Friuli – Venezia Giulia.LA NOTIZIA CHE MI HA INCURIOSITO Da ultimo, la VI Commissione del Consiglio Regionale ha trovato una sintesi tra le varie proposte originarie e, in via preliminare, ha approvato, all’unanimità, un progetto di legge per la valorizzazione dei dialetti di origine veneta presenti in Regione. Stando a quanto pubblicato sul sito del Consiglio Regionale, il plenum del legislativo regionale potrebbe iniziare ad esaminare tale testo congiunto, in Aula, già verso la fine di questo mese di Ottobre.COSA DICONO DI NOI E QUAL È LA VERITÀ Nonostante certe inqualificabili prese di posizione, semplicemente allucinanti, che ultimamente continuano sistematicamente a venir diffuse bipartisan da tutta la Stampa nazionale quasi fossero oro colato (dopo L’Espresso e il settimanale femminile del Corriere della Sera, ripresi da L’Unità e da Il Sole 24 Ore, dopo Libero di qualche giorno fa, ieri è toccato al Settimanale del Venerdì di Repubblica spargere un po’ di letame pseudo-scientifico, da un pulpito molto interessato, sulle legittime rivendicazioni democratiche del popolo friulano, popolo cui ultimamente, nello spettro degli attacchi, si è aggiunto anche quello sardo), per inquadrare, dal punto di vista giuridico, una problematica davvero tabù, in questa nostra strana Italia, bisogna necessariamente partire da un’introduzione generale di diritto costituzionale, sulla distinzione tra dialetti della lingua italiana e lingue minoritarie allofone (anch’esse caratterizzate, come tutte le lingue, dalle loro varianti locali).QUALI SONO I FONDAMENTALI PRINCIPI COSTITUZIONALI SU LINGUE ALLOFONE E DIALETTI ITALIANI Tale distinzione è stata posta dagli stessi Padri Costituenti, una volta per tutte, nel nocciolo più profondo e duro della Carta Fondamentale, tra i principi fondamentali della Costituzione: vi sono infatti due diverse sedes materiae dedicate a queste problematiche; esse, rispettivamente, sono, da una parte, l’art. 6 per le lingue minoritarie (e troppo spesso minorizzate) allofone e, dall’altra, l’art. 9, dedicato al patrimonio culturale italiano, nell’ambito del quale, come sostiene anche un certo Tullio De Mauro, rientrano a pieno titolo anche i vari dialetti locali, che non hanno certo impedito l’affermazione (purtroppo molte volte imposta, non troppo gentilmente, anche a chi non parlava dialetti italiani) della comune lingua nazionale (cui purtroppo, secondo ciò che lo stesso De Mauro ha recentemente definito vero e proprio nazismo linguistico, doveva per forza di cose venir in qualche modo assimilato, per ragioni squisitamente politiche, tutto ciò che, sul territorio dello Stato, non fosse conforme all’ufficializzata lingua italiana standard, e ciò indipendentemente dalla sua autonoma e incontestabile dignità linguistica).QUALI SONO I COROLLARI CHE TALI PRINCIPI DOVREBBERO ISPIRARE Da queste semplici considerazioni, balza subito all’occhio come risulti del tutto indebita e fuorviante la tendenza, ugualmente mai sopita, ad assimilare le lingue allofone delle minoranze linguistiche ai vari dialetti italiani. Sono entrambe rispettabili manifestazioni della cultura umana, che tuttavia il Costituente ha ritenuto tra loro incommensurabili, essendo stati i dialetti italiani ricondotti alla lingua ufficiale della Repubblica, mentre alle altre e diverse lingue storicamente presenti sul territorio dello Stato veniva riconosciuta piena autonomia e individualità. Ciò implica che il concreto livello di tutela che il Costituente ha riservato ai dialetti della lingua italiana abbia un carattere meramente culturale, mentre la valorizzazione delle lingue minoritarie non italiane tenda alla globalità, sia pur con una certa discutibile frammentazione territoriale che risulta ancora evidente nelle varie Regioni. Non si capisce quindi per quale oscura ragione giuridica si insista così tanto nel sovrapporre tra loro tali problematiche del tutto diverse e non assimilabili; le ragioni di questo autentico bombardamento mediatico, del tutto infondato, sembrano più che altro politiche, legate ad un assimilazionismo linguistico fascistoide mai del tutto ripudiato, di fatto, da parte della classe dirigente di questo Paese. E tanto risulta giuridicamente ingiustificabile, a maggior ragione, dopo l’avvenuto recepimento espresso della summa divisio tra dialetti italiani e lingue minoritarie allofone (che italiane non erano, né sono, né saranno mai, per natura prima che per legge), summa divisio consacrata all’art. 2 della L. 482/99 (e, per quanto riguarda specificamente questa Regione Autonoma, giova sempre ricordarlo, soprattutto di questi tempi, summa divisio espressamente prevista, per le tre minoranze linguistiche regionali, addirittura a livello paracostituzionale, ex art. unico D. Lgs. att. Stat. Spec. 223/02, nonché, implicitamente, all’art. 3 dello Statuto Speciale, L. Cost. 1/63, disposizione costituzionale, quest’ultima, che la stessa Consulta ha recentemente citato, nella Sentenza 159/09, anche in relazione alla comunità linguistica friulana, e che, assieme alla X Disposizione Transitoria della Costituzione, ricorda a tutti quali sono le ragioni, anche linguistiche, dell’autonomia speciale di cui gode questa Regione).EPPURE VENIAMO DI FATTO TRATTATI COME SE LA COSTITUZIONE NON CI FOSSE O NON VALESSE ANCHE PER NOI Vi è ugualmente molta confusione e pressapochismo, quando si trattano queste delicate questioni, inerenti i principi fondanti un ordinamento italiano che prima di tutto dovrebbe essere democratico, pluralista, personalista, solidale, e anche dal punto di vista linguistico. In questo clima, le strumentalizzazioni politiche sono sempre dietro l’angolo (anche durante il tormentato dibattito consiliare sulla L. R. 29/07 di tutela della lingua friulana non sono mancate certe polemiche e le conseguenti forzature; mi sono sempre chiesto perché mai non è avvenuto lo stesso per la coeva L. R. 26/07 sulla lingua slovena, né stia avvenendo altrettanto quanto al nuovo progetto di legge regionale per la tutela delle isole linguistiche germanofone dell’Alto Friuli, forse a causa del fatto che quest’ultimo disegno di legge regionale è talmente infarcito di “può” e di “possono” al punto da giustificare, di fatto, secondo certa tipica mentalità italica, una delega in bianco alla discrezionalità dei politici e degli amministratori di turno su an e quantum della concreta garanzia e della effettiva attuazione dei diritti linguistici fondamentali; lungi da me augurare rogne alle altre due minoranze linguistiche regionali; mi limito solamente ad evidenziare certe discrasie, tipiche di chi è forte con i deboli e debole con i forti).SUI DIALETTI VENETI UN PUNTO VA SUBITO CHIARITO A scanso di qualsiasi equivoco, deve essere chiaro che, da parte di nessuna persona mediamente civile e tollerante, e soprattutto nella nostra piccola ma oltremodo variegata Regione, non vi potrà mai essere, in linea di principio, alcuna contrarietà di carattere pregiudiziale alla valorizzazione dei vari dialetti italiani, anche perché lo stesso Friuli è da secoli quadrilingue, al punto che certe presenze venete, come quelle di Marano e Grado, sono indubitabilmente patrimonio comune di tutti.SUI DIALETTI VENETI BISOGNA CHIARIRE ANCHE QUALI SONO I PROBLEMI Vi sono tuttavia anche molte e gravi critic ità, nell’ambito del disegno di legge in commento, che non possono certamente venir sottaciute solamente perché ne è stato approvato all’unanimità il passaggio al plenum del Consiglio Regionale.IL CONCRETO LIVELLO DI TUTELA CHE IL DISEGNO DI LEGGE IN COMMENTO SI PROPONE DI RICONOSCERE AI DIALETTI VENETI Qui non si sta parlando solo di commedie a teatro, folklore, spettacolo, attività culturali, ma anche di istruzione, comunicazione, studi e ricerche, toponomastica, cartellonistica ecc. Qui sembra si tratti proprio dei classici interventi di politica propriamente linguistica. E potrebbe trattarsi anche di molto di più di quanto concesso al friulano qualche anno fa, quando fu mandato in onda qualche isolato cartone animato di Lupo Alberto doppiato in friulano … Su questo punto, relativamente al quale, non certo a caso, ho premesso l’introduzione di diritto costituzionale, dovrò necessariamente ritornare, perché risulterà davvero decisivo.IL CATALOGO DEI VARI DIALETTI, O PRESUNTI TALI, DEI QUALI IN QUESTI MESI È STATA PROPOSTA LA TUTELA Se il veneto di Marano e quello di Grado mi sembrano più che giustificati, nell’ambito dello stesso contestato catalogo, in questi mesi, sono state inserite anche ben altre forme di veneto, che hanno fatto molto discutere, secondo il mio modesto parere non certo infondatamente. Il veneto coloniale di Udine o di altre località sembra quasi un insulto all’autonomismo friulano, ma passi pure, nonostante tutti i problemi logistici che comporterebbe la sovrapposizione col territorio friulanofono, purché non si traduca nell’ennesimo tentativo strumentale di ulteriore annacquamento della coscienza del Friuli per la sua autonoma identità e per tutte le sue lingue proprie. I problemi più gravi, all’inizio dell’iter legis, erano ben altri. Grazie a Dio, mi sembra sia stato finalmente eliminato certo divide et impera, palesemente costituito dal fantomatico “friulano-goriziano”, dall’inconfondibile sapore fascistoide, originariamente inserito nelle prime bozze del disegno di legge, dopo esser stato letteralmente inventato, magari da parte di certi poteri forti che hanno tutto l’interesse a sostenere che la Provincia di Gorizia si troverebbe in quella Venezia Giulia in realtà annessa quasi completamente alla Jugoslavia dopo il secondo conflitto mondiale (quando invece quasi tutti i Comuni alla destra dell’Isonzo, compreso il Capoluogo Provinciale di quel Friuli Orientale che ha dato i natali alla Società Filologica Friulana ma che secondo i suoi comodi RAI-Trieste ha ribattezzato “Isontino”, hanno chiesto di venir inclusi nell’ambito territoriale previsto per la lingua friulana, anch’essa lingua propria del Friuli Imperiale, pur «nelle sue diverse espressioni», come precisa ora la L. R. 29/07, dopo le innumerevoli strumentalizzazioni squisitamente politiche molte volte create ad arte sulle varianti locali della lingua ladino-friulana e sulla sua grafia unitaria (ovverosia su distinte problematiche che, anche in questo caso, avrebbero dovuto rimaner distinte, su piani diversi, e che invece sono state in certa misura artificiosamente poste in attrito tra loro). Lo stesso dicasi per gli oltremodo discutibili tentativi, anch’essi di ispirazione chiaramente fascistoide, inizialmente profusi nel dividere ulteriormente la comunità linguistica slovena in Italia (che già soffre l’attuale tripartizione provinciale), per mezzo delle iniziali proposte inerenti il conio legislativo di certi misteriosi dialetti transgenici, costituiti da certe stranezze “natisoniane” e simili, che nascondevano malamente il proposito di mettere in dubbio la natura stessa della minoranza linguistica slovena propria della Provincia di Udine e rischiavano quindi di provocare una vera e propria crisi diplomatica con la vicina Repubblica di Slovenia (Stato UE forse molto più democratico del nostro, quanto a riconoscimento e tutela delle proprie minoranze linguistiche).LO STRANO SILENZIO E IL RARO CONSENSO BIPARTISAN CHE, IN REGIONE, ALEGGIA ATTORNO AL DISEGNO DI LEGGE Sappiamo come è stata discussa, e anzi snaturata, la L. R. 29/07 sulla lingua friulana, inizialmente approvata (su informale interpello preventivo venuto dalla Commissione che il triestino Presidente Illy aveva istituito per la redazione del disegno di legge) con gentleman agreement dallo stesso Governo Prodi che poi, incoraggiato anche dal polverone ad arte sollevato in loco dalle solite e trasversali forze anti-friulane politiche e non, ne ha impugnato qualche comma, con incredibile e semplicemente inqualificabile successo quasi totale, avanti una Corte Costituzionale letteralmente spaccata in due, ma alla fine compiacente (perdonatemi se cito, per chi volesse approfondire, un mio commento alla Sentenza 159/09: basta andare su Google, anzi su Cjò Chel, e scrivere corte costituzionale lingua friulana). Ebbene, in questi ultimi giorni leggo che l’iter di una proposta di Legge Regionale risultante di fatto, se non altro quanto a concreto livello di tutela, non molto diversa dalla tanto tormentata legge sulla lingua friulana, ed anzi nella sostanza tendente ad assimilare i dialetti italiani di matrice veneta alle lingue minoritarie alloglotte (o, più probabilmente, viceversa, nelle intenzioni strumentalizzatrici di qualche oscuro potentato, tendente ad assimilare indirettamente le lingue minoritarie alloglotte ai dialetti italiani), non solo non incontra alcun attrito od opposizione, ma viene anzi votata trasversalmente, alla svelta, e senza che l’opinione pubblica regionale ne sappia poi molto. A voler malignare, ma neanche tanto, si potrebbe anche insinuare: due pesi e due misure; dialetti italiani di serie A ma minoranze linguistiche di serie B; alla prova dei fatti, il dialetto triestino, contrariamente alla lingua friulana, si sta rivelando un buon traino; non sia mai che Tergeste caput mundi si veda riconosciuto qualcosa di diverso (e men che mai qualcosa di meno) rispetto a quello che deve rimanere il suo anonimo e periferico contado friulano …UNA QUESTIONE DI RADICALE AMBIGUITÀ DEL PROGETTO DI LEGGE REGIONALE IN COMMENTO, CHE GENERA PROBLEMI DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE, DI CUI NESSUNO PARLA La Regione Veneto ha recentemente approvato una legge regionale che tutela la lingua (sic!) veneta (anche se la definizione di carattere propriamente linguistico, nel testo dell’art. 2 della L. R. Veneto 8/07, è ambiguamente utilizzata assieme ad un’altra espressione, che sembra quasi far riferimento ad una matrice dialettale). Si tratta, in pratica, di una specie di copiatura molto annacquata della nostra L. R. 15/96, recante la prima legislazione regionale di carattere organico sulla lingua friulana. Il Governo Prodi non ha impugnato tale provvedimento (ritenendo forse si trattasse di una legge meramente culturale, simile alla L. R. Emilia-Romagna 45/94 o alla L. R. Lombardia 27/08, ma non si può escludere che qualche oscuro potentato abbia interceduto). L’approvazione di tale legge del Veneto, e il fatto che (contrariamente a ciò che, oltretutto nello stesso periodo, successe alla nostra L. R. 29/07, anche grazie a certi vespai di polemiche) la stessa legge della Regione nostra confinante fosse passata indenne al vaglio ex art. 127 Cost., ha incoraggiato la Regione Piemonte a riconoscere altrettanto al piemontese (per la verità, la L. R. Piemonte 11/09 prevede per il piemontese addirittura qualcosa di più, in via del tutto analoga a quanto la nostra Regione si sta apprestando a fare coi nostri dialetti veneti). Qualche mese fa, in data 12 Giugno 2009, il Governo ha deliberato l’impugnazione avanti la Consulta di tale legge piemontese (caratterizzata da livelli di tutela concretamente assimilabili a quelli che si vorrebbero introdurre nella nostra Regione per i dialetti veneti), che è stata (a mio parere, questa volta, fondatamente) ritenuta elusiva della L. 482/99, nella misura in cui andrebbe a riconoscere un livello di tutela sostanzialmente linguistico a ciò che invece viene legalmente considerato dialetto italiano. In considerazione del fatto che la Consulta (S. Corte Cost. 159/09) ha testualmente ed espressamente affermato che l’individuazione e il riconoscimento delle lingue minoritarie è di competenza esclusiva dello Stato e che il diritto costituzionale italiano è lineare nel prevedere, come già anticipato, che la valorizzazione dei dialetti italiani vada limitata ad ambiti ed aspetti meramente culturali (absit iniuria verbis, meramente folcloristici), questa volta mi pare proprio sicuro che, alla fine, sulla legge piemontese, non dissimile da quella che sta andando avanti senza problemi sui dialetti veneti in seno al nostro Consiglio Regionale, calerà inesorabilmente, come una mannaia, un annullamento in tronco. Non vedo poi come la nostra specialità regionale, che inspiegabilmente non è riuscita a salvare nemmeno le disposizioni impugnate della L. R. 29/07 sulla lingua friulana, possa verosimilmente impedire, per i dialetti veneti della nostra Regione, lo stesso annullamento (questa volta sì davvero scontato, previsto, annunciato e inevitabile). E mi meraviglierei se così non fosse. Ma di questo ed altro nessuno parla, nella nostra Regione. Perché ?!?! Quando si trattava dell’iter del nuovo provvedimento sulla lingua friulana, certa parte dell’informazione e dell’opinione pubblica triestina ha fatto fuoco e fiamme, ad esempio diffondendo persino falsità su fantomatiche previsioni di utilizzo del friulano in seno al Consiglio Comunale del Capoluogo Regionale (si trattava, in realtà, solamente della prima questione di legittimità costituzionale, sull’uso del friulano nei rapporti di necessità intrattenuti anche dai friulanofoni con i soli uffici regionali e pararegionali di Trieste, i quali, in questa Regione mal nata, hanno disgraziatamente competenza territoriale anche sul Friuli e sul territorio friulanofono). Non si vorrà mica, ora, far passare quasi in sordina un serio problema di legittimità costituzionale, generato dai livelli di tutela, di fatto linguistici, che col progetto di legge in commento si vorrebbero sostanzialmente riconoscere al dialetto triestino !?!? Evidentemente, anche a questo riguardo, si può affermare che ci sono dialetti di serie A e minoranze linguistiche di serie B. Pericolosa la soluzione che a riguardo propone la Lega Nord: per risolvere il problema, facciamo entrare tutti nell’art. 2 della L. R. 482/99 … Poiché, a quel punto, verrebbero stravolti i principi fondamentali della Costituzione e non servirebbe più a nulla la stessa L. 482/99, che verrebbe svuotata di qualsiasi senso, non è da escludere che certe idee vengano coltivate o fomentate proprio da chi, in realtà, la legge generale sulle minoranze linguistiche in Italia la vuole sabotare … Certe proposte sono pericolosamente simili a quelle avanzate dalle estreme destre parlamentari durante l’iter di approvazione della legge statale che, dopo più di cinquant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, garantì alle lingue non italiane d’Italia dei poco più che simbolici simulacri di politica linguistica, e solamente grazie alle insistenti pressioni della Comunità Europea e del Consiglio d’Europa, e solamente per salvare le apparenze e fare in modo che anche l’Italia non facesse la sua solita brutta figura a livello internazionale, e nel 2000 avesse un qualche straccio di titolo per firmare la Convenzione Europea sulle lingue regionali e minoritarie del 1992, trattato internazionale che l’Italia, oltretutto, a tutt’oggi, si è ben guardata dal ratificare, nonostante sia stato approntato per garantire attuazione, in campo linguistico, addirittura alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali … Certe proposte leghiste di omologazione tra lingue minoritarie allofone e dialetti italiani, per quanto in questo campo vada comunque riconosciuto alla Lega Nord un positivo contributo, rasentano semplicemente l’insulto, per qualsiasi vero autonomista friulano, che non debba nel contempo rispondere anche a qualche padrone extraregionale … Anche perché, oltretutto, certe proposte mi sembrano glottologicamente del tutto infondate … Oltre che politicamente pericolose: tuteliamo tutti, per non tutelare più nessuno …ALTRE CONTRADDIZIONI, QUESTA VOLTA DI CARATTERE PIÙ CHE ALTRO POLITICO E TERRITORIALE Questa Regione sta per assicurare, tranquillamente e all’insaputa di molti, un livello di tutela di fatto linguistica ai propri dialetti veneti, mentre è sotto gli occhi di tutti quale sia l’effettivo livello di (praticamente inesistente, o al massimo meramente contributiva e culturale) tutela “linguistica” dell’isola germanofona di Sappada (attualmente in Provincia di Belluno) o della minoranza linguistica friulana nell’ambito dei Comuni friulanofoni del Mandamento di Portogruaro (attualmente in Provincia di Venezia). La dice lunga il fatto che, originariamente, la legge regionale veneta sulle minoranze linguistiche, ovverosia la L. R. Veneto 73/94, non si ricordò nemmeno di inserire i friulani del cosiddetto “Veneto Orientale” nel catalogo delle lingue tutelate, al punto che per vederli riconosciuti anche nell’ambito dell’ordinamento regionale confinante si è dovuto attendere qualche anno e la successiva L. R. 3/98 … Se Sappada e il Mandamento di Portogruaro non fossero stati trasferiti alle Province Venete nell’Ottocento e da parte degli Austriaci, si sarebbe potuto gridare ad una manovra fascistoide da divide et impera, molto simile a quella che il governo fascista escogitò e mise in atto dopo la prima guerra mondiale per dividere i nostri cugini ladino-dolomitici in tre distinti tronconi, e cioè tra le Province di Trento, Bolzano e Belluno (nell’ambito delle quali, poi, anche sotto la Repubblica dagli immodificabili confini amministrativi, seguì l’instaurazione di ben tre diversi livelli di tutela linguistica, per la stessa lingua dolomitica). A Cortina d’Ampezzo ne sanno qualcosa. Mutatis mutandis, è lo stesso che è avviene per la minoranza slovena in Italia, divisa su tre Province, ed è lo stesso che alcuni potentati vorrebbero facesse soffrire ai friulani la nuova Provincia del Friuli Occidentale, che secondo i suoi comodi RAI-Trieste ha già ribattezzato “Destra-Tagliamento” … Divide et impera … Alla faccia dei principi di diritto internazionale sulla salvaguardia anche territoriale delle minoranze linguistiche … Perché il Veneto non riconosce a San Michele al Tagliamento nemmeno la metà di quello che questa Regione si appresta a riconoscere, senza alcun problema, in sordina e alla svelta, al nostro Marano Lagunare (contro il quale, peraltro, noi non abbiamo proprio nulla, anzi) ?!?!PARLIAMO ANCHE DI QUANTI SOLDI CI COSTERÀ Non possiamo tralasciare, per finire, una considerazione di carattere economico, legata al non trascurabile importo dei fondi che alla fine potrebbero venir stanziati per finanziare il disegno di legge sui dialetti veneti: personalmente detesto i sistemi rigidi, chiusi e proporzionali che adottano gli altoatesini, tuttavia non mi sembra esagerato ricordare che, per la lingua friulana, utilizzata o compresa da più della metà della popolazione regionale, si spende, e anzi si investe, una parte infinitesimale del bilancio regionale; vedremo se la crisi economica vale solamente quando si tratta di minoranze linguistiche, e soprattutto quando si tratta di tutela e promozione della lingua friulana …PERCHÉ UN ITER FACILE E VELOCE, PER UNA LEGGE REGIONALE CHE HA TANTE MAGAGNE E SOLLEVA TANTE QUESTIONI !?!?PERCHÉ NESSUNO NE PARLA APPROFONDITAMENTE !?!?COME MAI, IN CONSIGLIO REGIONALE, INTERROGAZIONI E POLEMICHE SOLAMENTE SU UN VOCABOLARIO DIGITALIZZATO FRIULANO CHE IN REALTÀ CI INVIDIANO PERSINO NEI PAESI SCANDINAVI, MENTRE SU QUESTI TEMI NEMMENO UNA PAROLA !?!?LA RECIPROCITÀ, PER QUANTO IN CERTA MISURA CRUDELE, IN FONDO NASCONDE COMUNQUE UN’INSOPPRIMIBILE RADICE DI EQUITÀ E DI GIUSTIZIA !!!QUOTIDIANI NAZIONALI LETTERALMENTE DA DENUNCIA (PER ISTIGAZIONE AL GENOCIDIO LINGUISTICO: ART. 23 L. 38/01), SCRIVONO CHE IN ITALIA NON C’È POSTO PER LA LINGUA FRIULANA E PER QUELLA SARDA … SCRIVONO CHE LA NOSTRA SAREBBE UNA BATTAGLIA NON DI CIVILTÀ, MA DI RETROGUARD IA, E OLTRETUTTO PERSA IN PARTENZA … ANZI, CI INTIMANO MINACCIOSAMENTE LA RESA INCONDIZIONATA, PROPRIA DELLE PECORE O DEI SERVI … VORRÀ DIRE CHE MORIREMO CON ONORE, COMBATTENDO FINO ALL’ULTIMO COME LEONI, PER DIFENDERE CON METODO DEMOCRATICO IL NOSTRO DIRITTO AD ESISTERE, E AD ESISTERE COME LINGUA E COMUNITÀ LINGUISTICA DISTINTA E AUTONOMA, NON SUPERIORE A NESSUNO MA NEMMENO INFERIORE A CHICCHESSIA, IL NOSTRO DIRITTO AD ESSERE LINGUISTICAMENTE DIVERSI, IL NOSTRO DIRITTO A COMPORTARCI COME TALI, IL NOSTRO DIRITTO A CONTINUARE A FARLO ANCHE IN FUTURO, IL NOSTRO DIRITTO DI INSEGNARE ALTRETTANTO AI NOSTRI FIGLI … E LO FAREMO ANCOR MEGLIO DEI SUDTIROLESI, PERCHÉ QUEL POCO CHE SINO AD ORA ABBIAMO OTTENUTO LO ABBIAMO STRAPPATO SOLAMENTE CON LE BOMBE EX ART. 21 DELLA COSTITUZIONE !!!COME GLI SPARTANI ALLE TERMOPILI, ANCHE NOI FRIULANI CHE VOGLIAMO LA SOPRAVVIVENZA E ANZI LO SVILUPPO DEL FRIULANO LANCIAMO UNA SFIDA AL MARCIO SISTEMA DI INTERESSI E DI POTERE CHE FINO AD OGGI, SECONDO I SUOI COMODI, È RIUSCITO A CONTROLLARE IL FRIULI E LE SUE POTENZIALITÀ: VI È PIACIUTA QUESTA BOMBA !?! NE VOLETE DELLE ALTRE ?!? CONTINUATE PURE SU QUESTA STRADA.E CI RIVOLGIAMO ANCHE A TUTTI GLI ONESTI ITALIANI DI BUONA VOLONTÀ: LORO, IN ALTO E NELLE SEGRETE STANZE CHE CONTANO, VOGLIONO CANCELLARE LA NOSTRA LINGUA, E QUINDI LA NOSTRA STESSA IDENTITÀ, LA NOSTRA STESSA ANIMA, BELLA O BRUTTA CHE SIA; NOI VOGLIAMO CANCELLARE LE INCROSTAZIONI DI FASCISMO E DI AUTORITARISMO RIMASTE IN ITALIA; VOI DA CHE PARTE STATE !?!?COME DICEVA ANCHE UN CERTO INDRO MONTANELLI, GLI ITALIANI NON SONO CAPACI DI ANDARE A DESTRA SENZA CADERE NEL MANGANELLO …IL COLMO È CHE ANCHE I GIORNALI DI SINISTRA CI ATTACCANO !!!EVIDENTEMENTE, CI SONO MINORANZE CHIC E MINORANZE MENO CHIC …

Rivignano, 03 Ottobre 2009 dott. Luca Campanotto


http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/10/04/disegno-di-legge-regionale-sui-dialetti-veneti-della-regione-autonoma-friuli-venezia-giulia-qualche-osservazione-su-una-delicata-questione-per-evitare-il-rischio-di-strumentalizzazioni-politiche-co/
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