Direttiva dell’UE sul diritto alla traduzione e all’interpretazione

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Direttiva dell’UE sul diritto alla traduzione e all’interpretazione

 

Il 27 ottobre è scaduto il termine per attuare negli ordinamenti nazionali la prima direttiva dell’Unione europea sui diritti degli indagati nei procedimenti penali.
La nuova legge garantisce ai cittadini arrestati o imputati di un reato il diritto di ottenere la traduzione nella propria lingua dinanzi a tutti i giudici dell’Unione e in ogni fase del procedimento penale, anche nei contatti con il proprio legale.
Proposta dalla Commissione europea nel 2010 (IP/10/249), la direttiva è stata adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei Ministri nel tempo record di appena nove mesi (IP/10/1305).
“Questo può essere un momento storico per la giustizia in Europa: la prima legge mai adottata sui diritti dei cittadini a un processo equo diventerà una realtà concreta – purché gli Stati membri ottemperino ai loro obblighi giuridici”, ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la Giustizia.
“È la prima a entrare in applicazione di tre direttive proposte dalla Commissione per garantire il diritto a un processo equo ai cittadini, ovunque si trovino nell’UE, in patria o all’estero.
La Commissione mantiene così la sua promessa di rafforzare i diritti dei cittadini in tutta Europa, e si aspetta che anche gli Stati membri rispettino i loro impegni.
Presto riferiremo su come ciascuno avrà fatto il suo dovere, senza vergognarci di fare nomi: dopotutto, questa legge va al cuore dei diritti dei cittadini”.

Contesto

Ogni anno sono più di 8 milioni i procedimenti penali nell’Unione.
Il 9 marzo 2010 la Commissione ha fatto il primo passo per stabilire norme comuni dell’UE per tutte le cause penali, proponendo regole che obbligano i paesi dell’UE a fornire agli indagati servizi completi di interpretazione e traduzione (IP/10/249, MEMO/10/70).
La proposta è stata prontamente approvata sia dal Parlamento europeo, sia dagli Stati membri in sede di Consiglio (IP/10/1305).
Agli Stati membri sono stati accordati tre anni per attuare queste regole, invece dei consueti due, affinché le autorità avessero il tempo di mettere a disposizione informazioni tradotte.
La direttiva sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali conferisce ai cittadini il diritto di essere sentiti, di partecipare alle udienze e di ricevere assistenza legale nella propria lingua in ogni fase del procedimento penale dinanzi a tutti i giudici dell’UE.
La Commissione ha insistito sul diritto alla traduzione e all’interpretazione durante tutto il procedimento penale per assicurare l’osservanza della convenzione europea dei diritti dell’uomo, della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

I costi della traduzione e dell’interpretazione saranno a carico dello Stato membro e non dell’indagato.

In assenza di norme minime comuni a garanzia di un processo equo, è improbabile che le autorità giudiziarie acconsentano a che un cittadino sia processato in un altro paese.
Di conseguenza, le misure UE per contrastare la criminalità – quali il mandato di arresto europeo – rischiano di non essere pienamente applicate.
La direttiva sul diritto alla traduzione e all’interpretazione è la prima di una serie di misure a favore del processo equo, volte a stabilire norme europee comuni nelle cause penali.
È stata seguita da una seconda direttiva sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, adottata nel 2012 (IP/12/575), e da una terza sul diritto di avere accesso a un avvocato, adottata nel 2013 (IP/13/921).
La Commissione è fermamente decisa a continuare su questa strada nel settore della giustizia con un’altra serie di proposte in materia di diritti a un processo equo per i cittadini, prevista entro la fine del 2013.
(Fonte irishtimes.com, 4/11/2013).




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