Diplomatici che studiano l’arabo

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Fatti gli Affari Esteri

Imparare dagli Usa per capire l’arabo

di Maurizio Caprara

Alcuni diplomatici stranieri in servizio a Roma, in particolare un alto funzionario dell’ambasciata cinese, parlano italiano in una maniera così accorta nelle sfumature lessicali da poter far arrossire nostri connazionali. Quando si dice che altri Paesi si preparano meglio di noi alle tanto citate «sfide della globalizzazione», significa anche questo. Una nazione che certo non è arretrata, gli Stati Uniti, si è resa conto di dover recuperare terreno nella preparazione linguistica dei propri rappresentanti all’estero, e noi faremmo bene a prendere esempio. Il direttore generale del Foreign service del Dipartimento di Stato, George M. Staples, ha invitato i dipendenti sparsi per il mondo a riflettere sull’opportunità di imparare «una delle lingue straniere più difficili», l’arabo. Nella diplomazia americana lo parlano bene 270 funzionari, altri 700 così così. A chi può ambire a posizioni nelle quali è meglio conoscere l’arabo, potrà essere permesso di abbreviare la permanenza all’estero. In cambio, da settembre dovrà studiarlo. Se ne avverte un «bisogno disperato», ha riferito il Washington Times. Nel nostro Istituto diplomatico, diretto da Maurizio Enrico Serra, gli italiani alle prese con arabo, cinese e giapponese sono in tutto qualche decina. Le lezioni vengono impartite al di fuori dell’orario d’ufficio. Nei colloqui con colleghi arabi l’interprete del ministro Massimo D’Alema è l’egiziano Reda Hammad, utilizzato anche da Speciale Tg1, Unomattina, Costanzo Show e SkyTg24. Se qualche giovane diplomatico in più capirà quanto conta il suo lavoro, ne guadagnerà il Paese.

(Dal Corriere della Sera, 13/6/2007).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 05 Lug 2007 – 18:45 [addsig]




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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Fatti gli Affari Esteri<br /><br />
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Imparare dagli Usa per capire l'arabo<br /><br />
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Alcuni diplomatici stranieri in servizio a Roma, in particolare un alto funzionario dell'ambasciata cinese, parlano italiano in una maniera così accorta nelle sfumature lessicali da poter far arrossire nostri connazionali. Quando si dice che altri Paesi si preparano meglio di noi alle tanto citate «sfide della globalizzazione», significa anche questo. Una nazione che certo non è arretrata, gli Stati Uniti, si è resa conto di dover recuperare terreno nella preparazione linguistica dei propri rappresentanti all'estero, e noi faremmo bene a prendere esempio. Il direttore generale del Foreign service del Dipartimento di Stato, George M. Staples, ha invitato i dipendenti sparsi per il mondo a riflettere sull'opportunità di imparare «una delle lingue straniere più difficili», l'arabo. Nella diplomazia americana lo parlano bene 270 funzionari, altri 700 così così. A chi può ambire a posizioni nelle quali è meglio conoscere l'arabo, potrà essere permesso di abbreviare la permanenza all'estero. In cambio, da settembre dovrà studiarlo. Se ne avverte un «bisogno disperato», ha riferito il Washington Times. Nel nostro Istituto diplomatico, diretto da Maurizio Enrico Serra, gli italiani alle prese con arabo, cinese e giapponese sono in tutto qualche decina. Le lezioni vengono impartite al di fuori dell'orario d'ufficio. Nei colloqui con colleghi arabi l'interprete del ministro Massimo D'Alema è l'egiziano Reda Hammad, utilizzato anche da Speciale Tg1, Unomattina, Costanzo Show e SkyTg24. Se qualche giovane diplomatico in più capirà quanto conta il suo lavoro, ne guadagnerà il Paese.<br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 13/6/2007).<br /><br />
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