Dimissioni o rassegnazione? I «rischi» nell`utilizzo della lingua inglese

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Corriere della Sera, pag. 12

Dimissioni o rassegnazione? I «rischi» nell`utilizzo della lingua inglese

(b.sev.) Faceva uno strano effetto Umberto Eco che si lamentava di Berlusconi davanti alla scritta «Rassegnazione!». Questo vuoi dire, infatti, «Resignation!». Certo, significa anche «rinuncia e «dimissioni». Libertà e giustizia!, d`accordo. Ma anche un po` di prudenza (linguistica) non guasterebbe. Il Palasharp, ieri, non sembrava per nulla rassegnato. Ma, se l`opposizione intende chiedere le dimissioni del premier, le chieda in italiano. Vantaggi: (a) tutti capiscono; (b) nessuno fraintende. Gli egiziani stanno dimostrando in arabo; perché noi dobbiamo farlo in inglese? Il termine «resignation», oltretutto, è difficile da pronunciare, per noi italiani; quel «gn» duro inganna (re-sigh-ne-scion). Se il Tg4 avesse chiesto ai partecipanti di esibirsi ai microfono, sarebbe stato un momento duro per la sinistra. Infine: il vocabolo non è troppo usato neppure nei Paesi anglofoni. Inglesi e americani, per
veicolare i concetti, preferiscono i verbi ai sostantivi, e avrebbero probabilmente scelto l`imperativo: «Resign!», dimettiti!. Ma in Italia va così. L`anglofilia linguistica è rigorosamente bipartisan (parola inglese). Per difendere la famiglia si organizza il Family Day. Per cacciare il premier si scrive «Resignation!» Rassegniamoci.




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