Dimenticate mister Hyde

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IL SOLE 24 ORE 10.05.2004
Dimenticate mister Hyde

GIULIANO CAZZOLA

Come il protagonista del raccon-to di Robert L. Stevenson anche l'Europa ha una doppia persona-lita. Il signor Hyde ne rappresenta l'anima profonda, orgogliosa del suo modello sociale, attaccata al sistema di garanzie, a costo di continuare a vivere al di sopra delle possibilita ef-fettivamente consentite. Il dr. Jekyll, invece, ha degli sprazzi di lucidita e tiene pronto l'antidoto che gli permet-te di ritrovare la propria identita. An-che il Vecchio continente oppresso da apparati di welfare pesanti, da una fiscalita esosa, da un eccessivo statalismo, da una prassi di coesione sociale orientata a preservare l'esistente; condannato a stentate performance di sviluppo; invischiato in una rete di regole del mercato del lavoro che minano la competitivita e frenano la crescita dell'occupazione ha saputo, nei passaggi critici della storia recente, iniettarsi quegli anticorpi che ne hanno impedito l'inesorabile declino E la logica del «vincolo esterno» usato per obbligarsi a politiche virtuose sul piano interno. Senza il percorso delineato nel Trattato di Maastricht, l'Unione sarebbe ancora a dibattersi con deficit di bilancio devastanti, con degli stock di debito pubblico gravidi di insostenibili interessi. Senza la moneta unica (il corolla-rio di Maastricht), negli ultimi anni, la speculazione internazionale avrebbe attaccato, a turno, le diverse divise europee, destabilizzandone le economie. Proprio quando, nelle opinioni pubbliche, perdeva di tono la “spinta propulsiva” prodotta dall'euro e veniva meno l'impegno a proseguire nel risanamento (fino ad aprire la crisi del Patto di stabilita) i Quindici hanno fatto nuovamente ricorso al “vincolo esterno”, alla pozione che ridona ad Hyde le sembianze di Jekill. Nel nostro caso, si tratta dell'allargamento a Est. Anche se e prevista una fase di transizione che puo durare fino a sette anni, prima o poi verranno in con-tatto realta tra loro tanto diverse da influenzarsi reciprocamente. La costituzione di un grande mercato interno, del quale fanno parte 450 milioni di persone, e destinata a far camminare piu in fretta (anche con riguardo alle condizioni di lavoro e di vita) le nuove nazioni (che pure dall'89 a oggi hanno compiuto passi da gigante sul piano del risanamento). Ma le opportunita che questi Paesi offrono al sistema produttivo (in ter-mini di attitudini della forza lavoro e di convenienza agli investimenti) promuoveranno una sfida continua alla parte ricca (e pigra) del continente, sul versante degli ordinamenti sociali e. dei sistemi di protezione. Le riforme del mercato del lavoro e del welfa-re diventeranno indispensabili per non subire ogni possibile forma di dumping sociale. Poi, verra anche il momento della libera circolazione della manodopera. Non sara piu necessario che le imprese italiane ed europee prendano la via dell'Est, alla ricerca di lavoratori con un salario orario pari a un sottomultiplo di quello medio dell'altra Europa. Saranno questi stessi lavoratori a varcare gli ex-confini per cercare un'occupazione da noi. Naturalmente tali processi di per sé positivi non vanno interpretati nel senso di una rincorsa al ribasso nell'uso della manodopera. C'e da attendersi, invece, una diversa divisione del lavoro, meglio adeguata ai livelli di tecnologia, know how, produttivita e servizi che le aree piu sviluppate sono in grado di offrire, a fronte invece di una piu ampia dislocazione, nei nuovi Paesi, dei settori manifatturieri a minor valore aggiunto e a maggiore intensita di occupazione. Gia sappiamo, pero, che vi saranno, da noi, cambiamenti profondi anche per gli assetti contrattuali e retri-butivi, con riflessi sul mercato del lavoro. E il caso dell'agricoltura, il settore assistito per eccellenza (assorbe quasi la meta delle risorse comunitarie), il quale dovra dividere con i nuovi Paesi le misure di protezione assicurate dalla Pac. Anche per quanto riguarda l'accesso ai benefici dei fondi strutturali, nell'Europa a 25 ci sara posto solo per la Calabria. Varrebbe allora la pena di predisporsi al cambiamento, prima che esso arrivi con il suo carico di innovazione.

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