DIGIUNA COME GANDHI ED È ARRESTATO L`INDIA DIVISA DALLA LOTTA ALLA CORRUZIONE‏

Come ogni anno, il 15 agosto il primo ministro indiano Manmohan Singh è salito al Forte rosso di Delhi per parlare alla nazione. Un discor-so delicato per l`occasione, il 65esimodell`indipendenza indiana, e soprattutto per il tema: l`endemica corruzione del Pa-ese. La lotta alla corruzione è la nostra priorità, ha dichiarato Singh. Non poteva fare altrimenti: incalzano all`interno i media e la Corte suprema; premono dall`esterno gli investitori. Così il primo ministro, dopo aver alzato la bandiera indiana sul Forte, come 65 anni fa davanti all`ultimo viceré Lord Mountbatten, ha soprattutto alzato la bandiera della legge anticorruzione che il suo governo vuol far votare in Parlamento. Proprio sulla legge anticorruzione, sul Lokpal Bill, si è aperto lo scontro tra il governo e il 74enne gandhiano Anna Hazare, che ha dapprima digiunato per spingere il governo ad agire contro la corruzione e che poi, davanti alla versione annacquata del Lokpal Bill proposta da Singh, ha lanciato una protesta popolare che sta trascinando migliaia di indiani. presentano le due anime della politica in diana. Da un lato il pragmatismo politi co, gli affari e la corruzione, lo spettacolo del potere, la violenza dello Stato contro i deboli. Dall`altro, il Mahatma della lotta soprattutto azionalista: disobbedienza civile, spiritualità, la coscienza prima della legge. Due anime spregiudicate, manipolative, populiste. Le temeva entrambe Bhimrao Ambedkar, il padre costituente che nel 1949 volle una democrazia parlamentare il più possibile anglosassone, e al contempo avvertì che i digiuni alla Gandhi avrebbero dovuto essere banditi nella nuova democrazia indiana. Perché la disobbedienza civile, dichiarò Ambedkar, è «la grammatica dell`anarchia». Lunedì, dal Forte rosso, il primo ministro ha condannato il ricorso di Hazare e dei suoi seguaci al digiuno. L`appello è caduto nel vuoto. Hazare è ora in prigione, assieme a migliaia di suoi seguaci. Le due anime si scontrano. Oggi come al tempo di Gandhí e degli ínglesí, l`esito dello scontro influenzerà la direzione del la politica mondiale.

Marco Ventura

Corriere della Sera, pag. 44




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