Diffonderanno l’opera di Carlos Fuentes

Generale Martin Miguel de Güemes

Eroe della Nazione Argentina

L’Istituto Cervantes porterà l’opera di Carlos Fuentes in 22 paesi.

La direttrice dell’istituzione, Carmen Caffarel, sottolinea che i testi dello scrittore messicano formano parte della letteratura fondamentale dei lettori di lingua spagnola.

El Universal

Sabato 22 novembre 2008

La direttrice dell’Istituto Cervantes di Spagna, Carmen Caffarel, ha sottolineato che questa istituzione porterà l’opera di Carlos Fuentes “come letteratura fondamentale” ai lettori di lingua spagnola, che consultano le 78 sedi distribuite in 22 paesi nel mondo. La specialista ha preso parte al tavolo di lavoro “El arte de informar II” presidiata dal giornalista Antonio Navalón nell’Auditorio del Centro Culturale Tlatelolco dell’UNAM, al quale sono stati invitati anche Alberto García Ferrer e Rossana Fuentes-Berain.

Caffarel, comunicatrice e docente, ha osservato che le 78 sedi dell’istituto, sparse tramite la Biblioteca Cervantes, hanno tra i loro più importanti patrimoni, l’ampia opera dell’autore messicano, un omaggio per i suoi 80 anni.

Ha detto che comprende l’arte di informare e la mette in pratica partendo proprio da questa istituzione, che ha come scopo la diffusione delle più spiccate opere letterarie scritte in spagnolo tra i 450 milioni di parlanti di madre lingua spagnola, senza considerare nazionalità, credo o condizione sociale.

Non importa che questi 450 milioni di persone parlino spagnolo con accento messicano, madrileno, peruviano, argentino, cileno, paraguaiano e via dicendo. L’importante è che abbiano accesso ad uno dei più importanti scrittori contemporanei, che conoscano la sua opera, che godano dei suoi frutti e si informino su di essa.

Ha detto, pure, che l’arte di informare si è evoluta, di recenti, nei cinque continenti, grazie all’introduzione di internet, alla globalizzazione e alla moderna tecnologia. “Niente è come dieci anni fa, poi, ora queste tecniche aprono orizzonti nuovi e molto ampi”.

Tuttavia, questi scambi hanno avuto anche effetti negativi, perché la maggior parte dell’informazione globalizzata viene fatta in lingua inglese. “Questa sproporzione incide sull’informazione generata in spagnolo, che mira ad essere la seconda lingua più parlata nel mondo”.

Ha detto che, senza paura di equivocare, lo spazio che oggi occupa l’informazione (e “la disinformazione, ma questo è un altro discorso”) nel contesto della vita pubblica e privata, è cresciuto, negli ultimi tempi, in proporzione inimmaginabili.

Ha concentrato la sua attività nella formazione culturale, e ha lasciato vedere il suo pensiero nel senso che, in mezzo a questa voragine informativa, il genere o “fonte” culturale è quello che ha perduto più spazio.

Ha lamentato il grande dispiegamento per i fatti che si registrano intorno a temi quali politica, sicurezza e spettacolo triviale.

“Questo dimostra che i temi culturali sono lasciati in secondo piano per dar cedere il passo a polemiche legislative, crimini della delinquenza organizzata e scandali come quelli che hanno come protagonisti gli “artisti”, per esempio la cantante pop Britney Spears. Altro fattore che determina il deficit della cultura nei mezzi, è quello economico,” ha detto.

Ha segnalato che gli inserzionisti non investono nei tempi radiofonici e televisivi, nemmeno negli spazi di stampa scritta, quando l’impresa propone loro patrocini per programmi che hanno relazione con attività quali il teatro, la musica, l’opera, la pittura o qualsiasi altra disciplina artistico-culturale, diminuendo l’ audience.

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