Difesa: Basta ambiguità tra sicurezza e difesa. Non servono F35 americani ma un euro-esercito indipendente, militare e civile

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«La dichiarazione di Di Paola sulla necessità di una sicurezza europea è ambigua: non possiamo continuare a parlare di sicurezza europea e, nel contempo, di dipendenza dalla Nato e dagli Stati Uniti d’America. L’Europa deve avere una politica estera comune e un esercito autonomo sia militare che, soprattutto, civile attraverso lo sviluppo di armi di dialogo di massa.

Un esercito che possa essere libero di collaborare con la Nato così come con le forze di difesa russe, nella più totale indipendenza e senza più subordinazione agli Stati Uniti, il cui abbraccio colonizzatore e mortale per lo sviluppo europeo è sotto gli occhi di tutti.

Per avere un proprio autonomo ruolo internazionale, l’Europa ha bisogno di un governo e di un esercito propri, altrimenti è destinata a spaccarsi e ad essere divisa in eterno sul sostegno o meno dei singoli, deboli, Stati nazionali alle politiche, anche militari, americane. Dobbiamo sostenere con forza la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, per riunire finalmente mezzo miliardo di persone in una realtà sovranazionale fondata sulla democrazia e sulla nonviolenza padrona del proprio destino».

Così commenta Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, le parole del Ministro della Difesa Di Paola che, riferendosi alla rielezione di Obama, auspica un’Europa della sicurezza comune, che non si contrapponga all’Alleanza Atlantica, ma la rafforzi.

La dichiarazione di Di Paola arriva dopo la decisione del Senato di tagliare l’occupazione per acquistare i noti, quanto costosissimi, aerei F35 dell’americana Lockheed Martin.

«Come segretario dell’ERA e come Radicale non posso che essere amareggiato dalla scelta fatta al Senato. Investire in armi, per di più dei nostri colonizzatori, cifre astronomiche nonostante l’articolo 11 della Costituzione italiana parli chiaro e in piena recessione è assolutamente sbagliato.” continua Pagano. “Nei prossimi 12 anni spenderemo una cifra folle, circa 230 miliardi di euro nonostante ci siano basi NATO a profusione lungo tutto lo stivale, infischiandocene delle famiglie sempre più povere, del tasso di disoccupazione che avanza, dei giovani sempre più precari e di uno Stato sociale scarnificato».

Roma, 8/11/2012




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