Difendiamo l’italiano dall’inglesorum: l’opinione di Aldo Cazzullo.

Posted on 15 febbraio 2018 in Politica e lingue 28 vedi

Difendiamo l’italiano dall’inglesorum.

Risponde Aldo Cazzullo.

Caro Aldo,
la purezza della lingua è certamente convenzionale, ma non crede che l’italiano oggi in uso anche nei media più accreditati, abbia perso molto in qualità e in gusto? Non tanto per l’adozione di termini stranieri (non credo ci sia nulla di male a dire skipass oppure computer) a volte difficilmente traducibili, quanto per la degenerazione della lingua stessa. Inoltre noto frequentemente espressioni come: crescerò mia figlia; lo facessero o lo dicessero; la cancellazione di tuo, suo, loro sostituiti in ogni caso da proprio; dentro casa invece che in casa o nella casa. Dobbiamo forse rassegnarci e quindi dimenticare la bella lingua di un tempo?
Carla Rogani Roma

Cara Carla,
Non c’è dubbio che si parli e si scriva un italiano peggiore di qualche anno fa. I motivi sono molti. L’evidente calo di livello della scuola superiore. La lingua della televisione, che da tempo non è più quella ricercata degli «sceneggiati», ma è sempre più spesso un insopportabile romanesco (mò ‘nnamo, mò famo, mò dimo). Il ritmo concitato e approssimativo della rete. E l’invadenza dell’inglese. Sono d’accordo con lei: certi termini sono ormai entrati nel linguaggio corrente, a volte sono stati italianizzati, come gol (al posto di goal). I francesi esagerano a voler tradurre ad esempio tiebreak con jeu décisif: alcune espressioni tecniche sono intraducibili, come allegretto o allegro ma non troppo. Ma l’inglesorum aziendale lo trovo insopportabile.
Anni fa trattai con i vertici di Microsoft Italia un’intervista con Bill Gates. Ricevevo interminabili mail in inglese. Timidamente feci presente che, essendo tutti italiani, potevamo scriverci in italiano. Non l’avessi mai fatto: arrivavano mail in un italiano farcito di anglicismi da business-school, ancora più incomprensibile. Finì che mi trovai di fronte Bill Gates e fu tutto semplicissimo (anche se mi aspettavo forse di più dal personaggio: pensavo di trovarmi di fronte il Leonardo dei nostri tempi; in realtà avevo davanti soprattutto l’uomo più ricco del mondo). Tuttora non riesco a capire perché si debba scrivere che l’azienda «ha un saving», e non che l’azienda risparmia. O perché Trenitalia scriva sui gabbiotti in stazione last minute anziché ultimo minuto.

corriere.it/lodicoalcorriere | 15.2.2018




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