DIETRO IL BILANCIO EUROPEO L’OMBRA DELL’EUROSCETTICISMO

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Risponde Sergio Romano

DIETRO IL BILANCIO EUROPEO L'OMBRA DELL'EUROSCETTICISMO

Nel dibattito sul bilancio dell'Unione europea, mi sembra scontato che sia necessario un consistente taglio delle spese: almeno il io o il 20%. Dopo che l'Ue ha assillato per molti mesi noi, la Grecia, la Spagna e altri a tagliare la spesa pubblica, perché loro dovrebbero allargare il bilancio?

Pier Luigi Belvisi
pbelvisi®gmail.com

Caro Belvisi,

Non v'è bilancio che non contenga, nascosti nel linguaggio burocratico dei suoi numerosi articoli, spese poco utili e stanziamenti da limare. Ma quando parliamo del bilancio europeo sarà bene ricordare che la discussione verte su una somma inferiore a mille miliardi di euro, da utilizzare nei sette anni fra il 2014 e il 2020, e che quello in corso, leggermente superiore, sarà comunque valido sino alla fine del 2013. Stiamo parlando, in altre parole, di uno stanziamento complessivo che corrisponde al 1'1% del prodotto interno lordo dell'intera Unione europea e ci stiamo azzuffando, come ha ricordato Wolfgang Minchau sul Financial Times del 26 novembre, su tagli che rappresentano lo 0,03% del Pil. Converrà ricordare inoltre che il bilancio europeo non paga soltanto gli stipendi della burocrazia comunitaria (proporzionalmente meno folta e più produttiva di parecchie burocrazie nazionali), ma anche la politica agricola comune, alcuni programmi per i Paesi emergenti, gli aiuti destinati alla crescita infrastrutturale delle regioni meno sviluppate del l'Unione, i fondi di ricerca e molti servizi tra cui il programma universitario Erasmus, forse il migliore contributo degli ultimi decenni alla nascita di una società europea.

Il problema quindi non è nell'ammontare del bilancio, ma nella natura dello scontro e nei motivi della battaglia che la Gran Bretagna, affiancata dall'Olanda, ha scatenato contro le proposte di José Manuel Barroso, presidente della Commissione, e Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo. David Cameron presiede un governo di coalizione in cui la componente conservatrice non ama l'Unione europea ed è divenuta ancora più ostile da quando una nuova destra (il Partito per l'indipendenza del Regno Unito) ha cominciato ad appropriarsi di una parte del suo elettorato tradizionale. Molti deputati del partito di Cameron chiedono un referendum sulla partecipazione della Gran Bretagna all'Unione l'Unione e il Primo ministro cerca di rinviare la decisione. Ma deve dimostrare, nel frattempo, che il suo Paese può meglio condizionare l'Ue dall'interno che dal l'esterno. In questa battaglia Cameron ha trovato qualche alleato fra i governi di Paesi in cui esiste una corrente euroscettica (è il caso dell'Olanda). Appoggiano Cameron perché verrebbero altrimenti rimproverati, quando tornano a casa, di non avere sfruttato l'occasione offerta dall'offensiva inglese. Di questo passo, caro Belvisi, corriamo il rischio di ignorare la sostanza del problema (un bilancio conforme alle esigenze dell'Ue) per divenire ostaggi di mediocri calcoli euro scettici.




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