Dieci anni di moneta unica

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Dieci anni di moneta unica

Bilancio in chiaroscuro . Buoni risultati e attese tradite, ma non bisogna usare come metro di giudizio le aspettative irrealistiche alimentate dalla politica

Euro, sei anni d`oro e un brusco risveglio
Ha garantito stabilità e crescita fino allo shock del 2008

Una grande stabilità, poi una grande incertezza. È questa, in poche parole, la storia dei dieci anni di unione monetaria vera, completa. Dal `99 alla fine del 2001, l`euro è infatti servito solo per le
transazioni finanziarie, appariva su scontrini e ricevute, ma non era entrato nelle nostre vite. È solo da inizio 2002 – un decennio, appunto – che le banconote compaiono nei portafogli.
Se questo anniversario non può avere il valore simbolico di quello del 2009 è proprio adesso però che occorre davvero fare un bilancio di, cosa sia stata la nostra vita economica negli ultimi anni:- anche perché ora qualcosa sembra cominciare ad andare storto. Due errori vanno però evitati, nel fare questo esercizio: sottolineare troppo le divergenze reali tra i Paesi membri, non certo inferiori a quelle interne degli Usa; o usare come metro di giudizio le aspettative irrealistiche alimentate dalla politica.

Stabilità monetaria
L`Unione è monetaria, e così va valutata.Da questo punto di vista non si può dire che le cose siano andate male, almeno fino a metà 2008. Fino ad allora, Eurolandia è riuscita a far crescere il reddito generato – il Pil nominale – a un ritmo costante, del 4% annuo: in sostanza un 2% medio di inflazione, un 2% medio di crescita. È stato un risultato molto importante, un vero successo durato sei degli ultimi dieci anni. Non è stato solo il segno di una grande stabilità, sia reale che monetaria: se si pensa che il Pil nominale è l`insieme delle risorse che i cittadini hanno a disposizione per pagare i debiti, la rilevanza di questo aggregato e della sua stabilità, alla luce della cronaca ormai quotidiana, diventa evidente. Se poi si aggiunge che secondo alcuni economisti – il più delle volte, oltretutto, non "keynesiani" -l`Andamento del Pil nominale può essere controllato dalla politica monetaria e dalla sua "gestione delle aspettative", si comprende quanto questo dato sia rilevante. Anche per quello che è accaduto dopo.

Lo shock del 2008
La stabilità è terminata, improvvisamente, a settembre del 2008. Cosa sia successo allora – in Eurolandia come altrove – è noto: a luglio il petrolio era salito fino a quota 146 dollari il barile, e solo questo rialzo ha avuto conseguenze pesanti. A settembre c`è poi stato il caso Lehman, e la "fuga dagli sportelli" nelle "banche ombra", non tra i piccoli risparmiatori ma tra i grandi investitori che si sono affrettati a ritirare il denaro prestato. Soprattutto, la politica monetaria è diventata molto rigida. Più passivamente forse che per scelta. La Bce era intervenuta in modo massiccio nel 2007, alle prime turbolenze dei mercati finanziari, e aveva inondato il mercato – meno l`economia – di liquidità. A inizio 2008 aveva però ancora i tassi al 3% e a luglio – in una situazione che sembrava richiederlo – li ha portati al 3,25% (senza però che la base monetaria ne risentisse), mentre l`euro a livelli record restringeva ulteriormente le condizioni monetarie (e avrebbe continuato a farlo fino a gennaio 2010). In quel caldo luglio non era ancora possibile capire cosa stava accadendo: la velocità degli scambi – la frequenza degli acquisti di beni e servizi, una misura dell`attività economica – dopo essere rimasta stabile a lungo, era iniziata a scivolare a giugno 2008, il mese prima, e avrebbe continuato a farlo per due anni, fmo a giugno 2010 (quando ha trovato di nuovo un po` di stabilità, a un livello più basso). Sarebbe stato opportuno forse "stampare" più denaro, come consigliava al Giappone il monetarista Milton Friedman nel 1997, e soprattutto creare le giuste aspettative. Non è accaduto.

Aspettative gelate
Le attese, molto potenti, hanno inciso molto. A giugno 2009, mentre l`inflazione core continuava a calare; la Bce ha annunciato, insieme al suo ultimo taglio che non avrebbe «mai», in nessun caso, portato i tassi sotto l`1%. Le aspettative di una politica monetaria che sostenesse fino in fondo la ripresa hanno iniziato allora a raffreddarsi. Ad agosto 2009, dopo una crescita tumultuosa che ha forse un po` preoccupato ibanchieri centrali, la massa monetaria (Mi) ha cominciato a rallentare e sempre più bruscamente. Le attese sono state poi gelate ad aprile 2011, quando la Bce si è sentita costretta ad alzare di nuovo il costo del denaro: da settembre 2010 l`inflazione "da offerta" e quella "da domanda", forse per la prima volta, si sommavano invece di compensarsi a vicenda. La quantità di moneta, però, si muoveva ormai a velocità minima, ben al di sotto della media di lungo periodo. La necessità di mantenere la rotta di fronte a una politica "impazzita" ha infine rafforzato l`idea di una Bce molto, molto rigida.

Una lenta ripresa
Questo non ha impedito al Pil nominale dell`Unione di riprendere a crescere, da fine 2009. Su un sentiero più basso però, e a un ritmo inferiore, pari al tre per cento annuo (2,5% in Italia). Nessuna sorpresa, allora, se i mercati pensano che Eurolandia avrà difficoltà a rimborsare i debiti che nel frattempo – almeno a livello pubblico – sono aumentati: da aprile 2008 a luglio 2009 il peso e l`apporto dei consumi statali al Pil sono rapidamente cresciuti (per poi calare da gennaio 2010). La stabilità sembra tornata, quindi, anche se occorrerebbe un po` di vivacità. Forse la Bce potrebbe davvero fare di più, ora che il caos fiscale sembra finito. Un contributo potrebbe anche giungere dall`economia reale. Per quella, oggi, occorre però guardare i singoli Paesi: allo spazio che offrono davvero all`innovazione e alla nascita di nuove iniziative, all`istruzione, alla concorrenza, alla certezza del diritto. La moneta, qui, c`entra relativamente poco.

di Riccardo Sorrentino
il Sole24Ore, pag.14 e 15
31/12/2011




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