Cultura: Giornata della lingua madre, i Radicali presentano una legge per salvare quella italiana.

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Oggi è la giornata della lingua madre

Oggi è la giornata della lingua madre, istituita dall’UNESCO nel 1999 su proposta del Bangladesh, per ricordare la sollevazione avvenuta nel 1952, nell’allora Pakistan orientale, in difesa del bengalese, madre lingua di quella parte del paese, contro l’imposizione della lingua urdu.

Guai a considerare questi come cenni storici lontani dalla nostra realtà e a celebrare questa festa con uno spirito umanitario di tipo romanticheggiante e universalistico: oggi è l’italiano a rischiare il genocidio linguistico e la cultura italiana con esso.

Incredibile se pensiamo che la nostra è la quarta o la quinta lingua più studiata al mondo, nonché una di quelle dal passato lontano e recente più glorioso, ma molti eventi e macroprocessi che sperimentiamo ogni giorno parlano chiaro: il Politecnico di Milano che dal prossimo anno abolirà integralmente i corsi di laurea magistrale in lingua italiana, seguito a ruota da altre università statali, l’Unione Europea che proclama solo a parole il multilinguismo ma di fatto ha già optato per il solo asse trilingue francesce-tedesco-inglese, con quest’ultimo già di fatto la sola vera lingua ufficiale e molti, troppi altri attentati vergognosi e incostituzionali alla nostra lingua madre.

Di qui la necessità che tutti i cittadini responsabili siano a conoscenza della proposta di legge C.5683, presentata il 21 dicembre 2012 a prima Firma Beltrandi, per per la valorizzazione e l’internazionalizzazione della lingua italiana e per l’affermazione dei valori di pace, democrazia, progresso e difesa dell’ecosistema linguistico-culturale attraverso la promozione e l’insegnamento della lingua internazionale denominata esperanto.

Il realismo c’impone di comprendere quanto le Nazioni Unite d’Europa non possano indugiare oltre nell’adozione di una lingua federale democratica e non etnica, unico modo di costruire un’Europa forte, finalmente libera dalla tassa economica inglese, che ci costa 350 miliardi di euro annui. Già, più del 3% del PIL dell’Unione Europea è ad oggi speso per attuare un vergognoso genocidio linguistico collettivo, che include la lingua della nostra nazione, senza la quale oltretutto il progetto europeo non sarebbe nemmeno nato.

Affinchè questa giornata non sia solo vuotamente retorica, vediamo di ricordarcelo.




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