Dialetto e italiano in Luigi Meneghello

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Addio a Meneghello, cantò la provincia

Lo scrittore è morto nel suo Veneto. L’ironia e il dialetto per raccontare la vita

di Claudio Marabini

Luigi Meneghello nacque nel 1922, vicentino purosangue, ha coltivato l’inglese stando e insegnando nella scuola, non ha mai dimenticato il suo dialetto, lo ha coltivato anche con i suoi libri, col suo narrare e con lo spirito della sua memoria nella quale vivono e rivivono il passato e un presente che sembra nutrito di un vivo e immutabile tempo: un presente che vive, e ogni volta rivive, di lunga memoria ma anche di vita presente, nella quale ritrovano voce il dialetto innanzitutto (il dialetto vicentino e i luoghi della provincia nativa…Scriveva Meneghello in quel lontano ’63: “Questo libro (“Libera nos a Malo?” ndr) è scritto dall’interno di un mondo dove si parla una lingua che non si scrive; sono ragguagli di uno di Malo a quegli italiani che volessero sentirli; e sono scritti, per forza, in italiano. Non mi sono proposto però di tradurre né di riprodurre il dialetto; invece ho trasportato dal dialetto…”. E aggiunge: “Sarebbe stato piacevole poter lavorare con piena libertà, seguendo fino in fondo l’ispirazione della sola lingua che conosco bene…”. Quanto tempo è trascorso? Eppure il nostro autore è sempre stato fedele a se stesso e ai suoi luoghi, alla lingua sua e dei suoi: la lingua, bisogna sottolinearlo, di un piccolo luogo in cui si riflette il mondo intero… Tutto questo anche per ricordare, al momento del congedo, l’intensità dell’opera e soprattutto la sua originalità, insieme con la rarità linguistica e la rarissima versatilità. Meneghello rimarrà in tante sue pagine, ma sarà per noi indimenticabile per lo spirito geniale, e sincero, con cui seppe rimanere negli anni intimo alle sue radici e alla memoria della sua lingua, dialetto e fantasia applicati e rivissuti negli anni e alle svolte imposte dalla cultura e dalla stessa lingua. Meneghello, ferratissimo nelle necessità della lingua, sapeva sorridere e anche divertirsi, spremendo dalla lingua e dal dialetto il meglio della sua provincia ‘vicentina’.

(Da La Nazione, 27/6/2007).

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