Dialetti, lingue straniere, oh yeah! Ma… l’italiano?

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Sindacabile giudizio – Italia – 21/09/2009

di Ugo Panerai
Lo so che ci sono mille problemi più importanti di cui occuparsi, e stare lì a discutere se l’italiano si sia imbarbarito o no (io dico di sì, e voi?), se sia diventato una specie di lingua straniera o no (già sapete che cosa ne posso pensare) può sembrare una esercitazione oziosa.

Ma non lo è. Perché, vedete, non è solo questione di mettere insieme frasi corrette: l’uso ragionato e consapevole della propria lingua aiuta anche l’organizzazione del pensiero, spinge a ragionare su quello che si dice o si scrive e crea una base corretta per l’espressione e, di conseguenza, per la comprensione.

Se non ci rassegniamo a sciatteria, approssimazione, forzature, se evitiamo di scimmiottare l’inglese a sproposito, ne guadagneremo. E guai a cedere alla tentazione del “che male c’è?”

Qualche esempio.

  1. Le percentuali. Se, poniamo, una quota di mercato è scesa dal 10% al 7%, è ormai abituale dire che è scesa del 3%, quando invece è scesa di tre punti percentuali, che sono una cosa ben diversa, come si potrebbe facilmente vedere con un semplice calcoletto. Capisco che fa meno effetto, ma perché non si deve abituare la gente a ragionare con rigore?

  2. In questi mesi circola una pubblicità che proclama un certo modello di auto come “la vettura con minori emissioni di CO2 più venduta in Europa”. Ora, dico io, se si tratta della vettura con minori emissioni (superlativo assoluto) non c’è che lei; come potrebbe essere un’altra la più venduta in Europa? Capisco più o meno che cosa si voleva dire, ma allora diciamolo per bene.

  3. Inglesismi sgraziati e inutili (gli inglesismi teniamoceli per quando effettivamente l’italiano non c’è o suonerebbe ridicolo). Tempo fa, in una riunione, un giovane e aggressivo manager, per provare la bontà di una proposta da lui avanzata, uscì a dire che al riguardo erano state fatte delle “assunzioni consistenti”. Probabilmente tutti capirono che si trattava di consistent assumptions; ma io, presente, non potei trattenermi. “Scusate,” commentai “penso che non si volesse intendere ‘massicce iniezioni di manodopera’, ma semplicemente ‘ipotesi coerenti’.”
    E ancora. Una pubblicità parla del “quinto più grande produttore di auto del mondo” (chiaramente world’s fifth largest). Ma noi diciamo “il quinto al mondo” e basta, magari aggiungendo “per volumi”.
    Un concerto, un evento, una squadra ecc. vengono spesso celebrati come “il più grande di sempre” (largest ever) e analogamente accade con altri aggettivi. Che ne direste di “il più grande di tutti i tempi”, o “il più grande mai visto, registrato, ecc.”?


Se a quest’ultima domanda avete risposto “diremmo che ci sta bene così”, pazienza. Avrò sprecato un po’ di fiato, si fa per dire. Ma resto della mia idea. Che mi sembra – udite, udite – “sfidante”. Beccàtevi questa.


http://www.localport.it/eventi/notizie/notizie_espansa.asp?N=50976
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