Di questo passo tra 15 anni parleremo tutti il nuovo idioma Itanglese ovvero l’abbinamento di poco italiano e tanto inglese.

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Italiani sempre più presi dai termini inglesi, l’Itanglese cresce del 440%.

Noi italiani siamo sempre stati esterofili, ma ora stiamo sfiorando la maniacalità e senza assestare qua e là qualche termine inglese, che pure avrebbe degni sostituti in italiano, ci sentiamo persi. È quasi una ‘ossessione’ ormai racchiusa giocosamente in un’unica parola ‘Itanglese’ che, come mostra la ricerca dell’agenzia di traduzioni professionali Agostini Associati, è in netta crescita. Questo è il quarto anno in cui viene realizzata l’indagine sul fenomeno dell’uso e importazione di termini inglesi all’interno della lingua italiana scritta da parte delle aziende Italiane e la nuova rilevazione (realizzata su una base di documenti tradotti dall’italiano verso altre lingue nell’anno 2013 rispetto ad una base equivalente del 2012) evidenzia un incremento degli anglicismi del 440%. Stando alla ricerca sono tre i termini inglesi più utilizzati in azienda: Tablet, Call e Store. Ma esiste una vera e propria top ten di quelli più ricorrenti all’interno del campione analizzato: al 1° posto, ‘Tablet’ (la cui traduzione sarebbe ‘Tavoletta Digitale’); al 2° posto ‘Call’ (chiamata); 3° ‘Store’ (negozio); 4° ‘Device’ (dispositivo); 5° ‘Smartphone’ (cellulare intelligente); 6° ‘Revenue’’ (ricavi, fatturato); 7° ‘Look’ (aspetto, immagine); 8° ‘Cloud’ (nuvola); 9° ‘Concept’ (idea); 10° ‘Slide’ (diapositiva). «L’importazione massiva di anglicismi – afferma Ale Agostini, socio dell’agenzia di traduzioni Agostini Associati – cresce rapidamente alla velocità della diffusione delle tecnologie digitali; di questo passo tra 15 anni parleremo tutti il nuovo idioma Itanglese ovvero l’abbinamento di poco italiano e tanto inglese. Tra i termini preferiti nel 2013 si conferma per il quarto anno la crescita di parole legate alle nuove tecnologie informatiche, con alcune novità come Store (chiudono i negozi, ma aprono gli »store«), Revenue (non ci bastano i termini ricavi e fatturato?) e Slide (qui non c’entra la presentazione di lancio del governo Renzi). Da quest’anno abbiamo affiancato alla classifica Itanglese anche un possibile termine equivalente in italiano. Questo nella speranza di tornare ad usare l’italiano anche per cose banali dove abbiamo importato inutilmente gli anglicismi. Un esempio fra tutti: ‘Call’ invece di ‘Telefonatà. Perchè come diceva lo spot di Sip interpretato da Massimo Lopez ‘Una telefonata ti allunga la vitàdell’italiano. È evidente ormai come gli italiani al lavoro abbandonino sempre di più i termini nostrani per importare quelli inglesi che sembrano più di moda, ma è davvero notevole il tasso d’ingerenza dell’inglese nella stampa nostrana? È la domanda che si è posto il Professor Massimo Arcangeli che ha coordinato un gruppo di giovani linguisti, in compartecipazione con Agostini Associati, per rilevare l’utilizzo dell’Itanglese da parte dei principali quotidiani, settimanali, giornali radio, telegiornali e spot tv italiani. Su StopItanglese.it, «titolo volutamente provocatorio» dice Massimo Arcangeli «per l’anglicissimo stop» è possibile trovare tutti gli aggiornamenti delle rilevazioni condotte dal gruppo di lavoro. «Un’anglofilia forse inoffensiva ma superflua e pretenziosa – rileva Massimo Arcangeli – induce a identificare i più grandi avversari dell’Italia con gli italiani stessi, insinuando al contempo il sospetto che dall’arma puntata contro la nostra lingua dai suoi nemici interni partano solo gragnuole di salve, che i fuochi d’artificio dello stile animato da un’anglomania civettuola siano l’altra faccia del patetico esibizionismo, verbale e non verbale, di una fenomenicità del nulla». La prima ricerca sull’Itanglese è stata effettuata e divulgata da Agostini Associati, società di traduzioni in inglese e in altre 99 lingue, nella seconda metà del 2009 seguita da un secondo comunicato stampa provocatorio con diversi esempi di «inglesizzazione» della nostra lingua fino al lancio il 14 febbraio 2010 del cosiddetto «codice Itanglese»: una breve guida con l’obiettivo di aiutare tutti i comunicatori a dosare in modo più equilibrato gli anglicismi.
Il fenomeno dell’Itanglese ha avuto una grande risonanza sulle principali testate giornalistiche cartacee e online come il Giornale, l’Unità, il Corriere.it, Mark UP, MF Milano finanza, il Sole24re.com oltre a interviste radiofoniche (Radio24, GR Radio2, Rai Radio City, Radio Padova) e televisive (TG COM economia). L’iniziativa di Agostini Associati ha avuto inoltre il supporto di Paola Frassinetti, Vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati. La seconda ricerca, condotta nel 2010, ha evidenziato un aumento del 223% dell’uso di anglicismi nella lingua italiana scritta. I tre termini più utilizzati in azienda erano in ordine di classifica: Social, Business, Smart, seguiti da Wellness, Fashion, Benchmarking, Digital, Brand, Network e Switch. La terza ricerca, condotta nel 2012, ha riportato un aumento del 343% degli anglicismi e ha indicato i tre termini più utilizzati dalle aziende italiane: Spread, Smart e Like. Nelle posizioni successive troviamo Social, Tablet, Business, Default, Brand, Screenshot e Device. La ricerca presenta inoltre uno spunto divertente legato alle traduzioni effettuate da traduttori automatici che sembrerebbero amare ed usare l’italiano più degli italiani stessi.
(Da online-news.it, 18/5/2014).

 




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