Democrazia linguistica: Ma La Voce Repubblicana nostrana è diventata La Voce Coloniale inglese?

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Ma La Voce Repubblicana nostrana è divenuta La Voce Coloniale inglese?

Giorgio Pagano, Mazzini, Galleria Massimo Minini, Milano 1982.
Dal Risorgimento italiano all’Eŭropa Leviĝo
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Me lo chiedo perché a leggervi l’articolo di ieri “L`inglese, i Radicali e i trattati europei” sembra non sia rimasto nulla dello spirito indipendentista e risorgimentale, italiano ed europeo, di Mazzini e Cattaneo. Si dimostra perfettamente, invece, quanto sia urgente una politica linguistica antimonopolistica verso l’inglese, decisamente a favore della democrazia linguistica e, nel contempo, quanto sia importante l’azione radicale in materia di esperanto.
Non si tratta di demonizzare alcunché, tanto meno la lingua inglese, ma di accettare una semplice evidenza: l’inglese non è e non potrà mai essere una autentica lingua franca, perché è la lingua materna dei popoli anglofoni. Dopo aver lottato tanto, e continuare a farlo, contro la casta partitocratica, dobbiamo da subito schierarci contro la casta linguistica. L’egemonia di una lingua materna sulle altre erode lentamente la vitalità della altre lingue, è nociva per la diversità culturale e, soprattutto, mette i cittadini europei in una posizione di ineguaglianza inaccettabile rispetto a qualsiasi criterio moderno di giustizia.
Lo hanno capito anche i paesi del Nord Europa, Germania e Svezia in testa, che dopo decenni di sudditanza all’egemonia linguistica inglese stanno correndo ai ripari. La Germania ha imposto il tedesco, prima lingua materna europea, come terza lingua di lavoro nelle istituzioni europee. La Svezia sta approntando con successo misure per contrastare l’erosione dello svedese per la comunicazione scientifica nelle università svedesi. In Italia, invece, il dibattito è indietro di almeno vent’anni e si vogliono raccomandare ora iniziative linguistiche di inglesizzazione che hanno già fallito palesemente altrove.
Se qualcuno si deve “svegliare” quindi è proprio l’incauto e impreparato giornalista de La Voce Repubblicana che, non solo sposa tesi ormai del tutto screditate ma, in più, non coglie l’importanza dell’iniziativa radicale anche per le radici repubblicane del suo giornale e negando le gravissime conseguenze economiche, sociali e politiche dell’egemonia linguistica anglofona per i nostri ragazzi e per noi tutti.

Roma, 29 gennaio 2012




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