Democrazia linguistica: desubismo e desuprismo sono categorie obsolete, la parola d’ordine è “andare al cuore” del problema.

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Democrazia linguistica: desubismo e desuprismo sono categorie obsolete, la parola d’ordine è “andare al cuore” del problema.

«Non si tratta più di desuprismo o desubismo, bisogna piuttosto andare alla radice del problema linguistico internazionale». Giorgio Pagano interviene nell’eterno dibattito tra “desuprismo”, la convinzione secondo cui l’Esperanto deve essere introdotto dall’alto tramite decisioni politiche più o meno impositive (da supre, sopra in e-o), e “desubismo”, l’idea secondo cui l’Esperanto debba diffondersi tra la società civile, in un movimento dal basso (sube significa “sotto” in e-o) che condizioni di riflesso anche le scelte politiche.

«Partendo dal presupposto che un movimento dal basso non esclude decisioni politiche “dall’alto”, e viceversa, l’urgenza e la necessità di una Lingua Internazionale per l’Europa Federale non possono più essere procrastinate da dibattiti di questo genere, ormai fuori dalla dimensione attuale del problema.

Bisogna prendere atto che il multilinguismo, sbandierato dalla Commissione Europea e sul quale insiste anche l’Eŭropa Esperanto Unio, si è risolto nella imposizione pratica della sola ed unica lingua inglese.

Ciò si verifica sia nel mercato del lavoro, che soffre spesso di una mancanza di regolamentazione giuridica in termini di lingue e diritti linguistici, sia, in maniera ancor più grave, in ambito scolastico e formativo, dove le raccomandazioni al trilinguismo della Commissione continuano ad essere ignorate in favore dell’introduzione dell’apprendimento precoce dell’inglese nelle scuole primarie e dei corsi universitari unicamente in lingua inglese. Queste sono le politiche degli ultimi tre ministri dell’Istruzione italiani, Moratti, Gelmini e Profumo, che cercano di rendere opzionale la lingua italiana, ed indispensabile la lingua inglese, noncuranti della discriminazione e della perdita di dominio che ne scaturiscono».

«Il problema, economico, democratico, sociale e di pari opportunità, va risolto alla radice. L’Esperanto deve diventare la Lingua Federale ufficiale degli Stati Uniti d’Europa, parlata dai cittadini così come da chi prende decisioni politiche. Questa LA via per salvaguardare le diversità linguistiche e culturali, e contemporaneamente dialogare in maniera paritaria e democratica tra popoli e uomini liberi.

Esperanto lingua federale europea: questo è lo slogan-obiettivo che tutti gli esperantisti devono recitare in ogni dove come un mantra. A questo obiettivo devono dare gambe politiche senza delegare a terzi, non facendo l’errore del Movimento Federalista Europeo rinunciando a correre nell’agone politico», ha concluso Giorgio Pagano.




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