Dedicato ai firmatari degli appelli, dei controappelli… L’università punta sulle lingue: il corso di medicina è in inglese.

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L’università punta sulle lingue: il corso di medicina è in inglese.

Svolta nell’ateneo: dal prossimo anno saranno attivate dieci lauree in lingua britannica.

di Rizio Assandri.

L’Università scommette sui corsi di laurea interamente in inglese, anche se la conoscenza delle lingue tra gli studenti arranca. Il prossimo anno si attiveranno dieci lauree, contro le sei attuali, nella lingua di Shakespeare. La novità più grossa è che si potrà diventare «doctor» con la laurea in inglese in Medicina al San Luigi di Orbassano. L’offerta dell’ateneo viene presentata agli studenti di quarta e quinta superiore al Campus Luigi Einaudi fino a venerdì 24, durante le «Giornate di orientamento». Quest’anno alle presentazioni dei corsi ci sono i professionisti, notai, avvocati e assistenti sociali a parlare delle prospettive occupazionali.

Quella dell’inglese è una possibilità in più. Altra grossa novità è la tipologia dei corsi: interamente in inglese finora erano solo le lauree specialistiche biennali. A settembre partiranno il primo corso triennale, Business and Management, e a ciclo unico di cinque anni, ovvero Medicina. Le due magistrali che partiranno sono, nell’anno della Brexit, una laurea sul diritto europeo, European Legal Studies, e un’altra economica, Business Administration. Partirà anche un curriculum in inglese di Flosofia. Solo l’anno scorso era partito «Stochastics and data Science», sui big data: ha avuto 35 adesioni, non poche per una specialistica. «Per dare a tutti le stesse possibilità – spiega la vicerettrice Lorenza Operti – diamo in inglese i corsi triennali solo se ci sono anche in italiano». Nelle lauree tradizionali ci sono singoli insegnamenti, ben 373, che si possono seguire in inglese, ma se si sceglie una laurea in lingua lo sono tutti i corsi ed esami.

Uno degli obiettivi è aumentare gli studenti dall’estero. Sono 3813, il 5,7%, non molto al di sopra della media italiana. Ma il tasto dolente sembra la preparazione degli italiani, come emerge da un sondaggio. «L’Italia è tra i Paesi con la più bassa conoscenza di una seconda lingua in Europa, nel nostro ateneo il 95% delle matricole dice di sapere l’inglese, il 40 il francese, il 16 lo spagnolo, il 9 il tedesco. Ma se andiamo a vedere il livello, è molto scarso. Solo il 15% ha un C1 in inglese – dice Marie Berthe Vittoz, direttrice del Centro linguistico d’ateneo –. Inoltre, non ci si deve limitare alla monocultura inglese». «Ci attrezziamo – aggiunge Operti – anche per potenziare il livello di lingua degli studenti».
(Da lastampa.it, 21/2/2017).

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