«De Mauro? Non l’ho mai ritenuto una cima!» Aldo Busi, stanotte a Radio Radicale, intervistato da Giorgio Pagano.

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Scomparso dai media da molto tempo, sito personale “altriabusi.it” chiuso, Aldo Busi torna, su Patria Europea a Radio Radicale, per oltre un’ora, stanotte, dopo la lettura dei giornali in edicola domani.
Ecco un passaggio su “italiano e Tullio De Mauro” della lunga intervista.

Giorgio Pagano: Recentemente Tullio De Mauro ha sostenuto che l’italiano sta benissimo, o sta bene comunque, gli italiani un po’ meno perché sono dealfabetizzati. 

Aldo Busi: Dealfabetizzati gli universitari, i laureati – io ne ho la dimostrazione costante, quasi tutti i giorni, dalle cose: non conoscono la punteggiatura, non riescono a stabilire la pausa di una virgola, non sanno – come dire – far seguire i tempi a un tempo passato rispetto a un tempo di desiderio, di paura disperata, cioè il congiuntivo. Ma siamo matti?
Io l’unica cosa oggettiva che mi sento di dire è che sono stato avvantaggiato – io come le mie generazioni, sono nato nel ’48, da una scuola media assolutamente meravigliosa, stratosfericamente alta. Io ho fatto soltanto le elementari e le medie, ma con un insegnamento. Abbiamo fatto i Promessi Sposi, capitolo per capitolo, l’Iliade e l’Odissea. Tutti e tre. Ma non tanto per i 3 testi, ma per le migliaia di ore di esercizi su questi testi, su un personaggio, su un episodio, su un parallelo fra l’antichità, il mito; e poi non ho avuto altro.
Io mi sono salvato, da un punto di vista culturale, perché non sono andato al liceo e perché sono stato all’università già da grande, quindi dominavo e non ero dominato, ma altrimenti sarei diventato un italiano medio, laureato come tutti quanti che non sanno fare “o” col culo di un bicchiere.

Giorgio Pagano: Certo, però ha senso, come dire, una frase di questo genere o è un po’ ipocrita?

Aldo BusiMa io intanto De Mauro non l’ho mai ritenuto una cima. Non so lei. Anche delle sue cose, dei suoi articoli. Nel senso che, sa, è molto difficile dire qualcosa di nuovo, di netto, rispetto a me ha detto delle cose che so già ecc. ecc., ma stabilire già questa dicotomia, questa schizofrenia, tra la lingua e i suoi parlanti, mi sembra folle e sbagliato, non impostato su una real politique dello stato di fatto, nel senso che se sta bene la lingua significa che devono stare bene anche i suoi parlanti.
Non può la lingua stare bene e i suoi parlanti stare male. Non possono. E’ questa la cosa. E questo divide et impera, però in negativo, no, per cui accontentiamoci. Qualche cosina va benino, tutto il resto però è una merda. Questo non va bene. Una lingua è sana quando i suoi abitanti sono sani, cioè quando hanno frequenza scolastica, godono di una possibilità professionale, sono rispettati dalle istituzioni; le istituzioni non sono canaglia e non sono luoghi criminogeni. Questa è la difesa unica possibile della lingua. Dove c’è corruzione politica c’è la corruzione della lingua, la lingua si impoverisce perché viene meno il coraggio per nominare le cose e quindi di denunciarle.
Quindi, siccome il coraggio è il muscolo dell’intelligenza, ecco che ci ritroviamo ad avere a che fare con 64 milioni, uno più uno meno, di idioti consenzienti. 




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