Datagate, lo spionaggio inglese attraverso la rete sottomarina Tat 14

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Datagate, lo spionaggio inglese attraverso la rete sottomarina Tat 14
Un cavo unisce Londra agli Usa. E trasmette milioni di conversazioni. Controllate forse anche grazie ai colossi tlc.

di Barbara Ciolli

Più bravi degli americani, più tentacolari dei russi. Gli spioni inglesi del Government communications headquarters (Gchq), il servizio di intelligence della Corona specializzato nelle comunicazioni, erano più scaltri e invadenti della National security agency (Nsa) di Washington. Almeno stando alla mole di dati che, grazie alle tecnologie in fibra ottica, erano in grado di intercettare a livello globale, condividendole poi con gli Usa.
Il fuggiasco Edward Snowden, la talpa del Datagate che ha portato alla luce il maxi programma di spionaggio e sorveglianza delle potenze occidentali, lo ha spiegato chiaramente.
«INGLESI PEGGIO DEGLI USA». «Quelli del Gchq sono peggio degli americani, la sorveglianza non è solo un problema degli Stati Uniti ma del Regno Unito», ha rivelato al giornale britannico Guardian, autore del primo scoop e anche degli approfondimenti sul ramo europeo dello scandalo intercettazioni.
Attraverso l’operazione in codice Tempora, infatti, il grande orecchio informatico della regina, collocato a Cheltenham, dal 2010 avrebbe ficcato il naso nelle comunicazioni riservate dei cittadini del Vecchio continente.
L’ORECCHIO ANGLOSASSONE. Stando a quanto riferito da Snowden, la squadra d’assalto britannica era composta da 300 analisti (su un totale di circa 16 mila dipendenti), da sommarsi ai 250 della Nsa: insieme formavano (e probabilmente ancora formano) la «più grande connessione internet tra superpotenze come Usa, Gran Bretagna e Australia».
Le cui attività hanno irritato non poco Paesi come la Germania, primo Stato «sistematicamente» spiato dagli amici di Oltremanica.

Il Grande Fratello dell’Nsa scorre lungo i cavi intercontinentali in fibra ottica

Secondo gli atti visionati dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung (Sz) e dall’emittente televisiva Ndr, negli ultimi 18 mesi il traffico telefonico e internet tra Germania e Gran Bretagna è stato costantemente controllato dalle intelligence inglesi e americani.
TRAFFICO CONTROLLATO. Il canale per questo fiume di informazioni è il cavo sottomarino e intercontinentale in fibra ottica Tat 14 (Trans atlantic telephone cable no 14) che, attraverso il mare del Nord, unisce la Germania e l’Inghilterra con gli Usa.
Secondo quanto riportato dai media in contatto con Julian Assange e con il gruppo di hacker di Wikileaks, attraverso il cavo sono passate le informazioni su milioni di telefonate, mail e chat provenienti da Facebook e da altri social network. Nonché i profili di qualsiasi (e ignaro) utente web che abbia un accesso regolare alla Rete.
Seguendo un percorso circolare, i cavi del Tat 14 scorrono in alta velocità da Londra a New York, toccando anche Canada, Islanda, e Irlanda.
Oltre che con la Germania, poi, i binari della Tat sono collegati alle reti di Francia, Olanda e Danimarca: dal 2001, oltre 50 società di telecomunicazioni – inclusi colossi del calibro di Deutsche Telekom, Vodafone e British Telecommunications (Bt) – operano sulla linea intercontinentale attraverso consorzi.
CRISI DIPLOMATICA CON BERLINO. L’utilizzo del cavo è così ampio e diffuso (benché formalmente per scopi legali) da suggerire che lo spionaggio degli 007 informatici britannici difficilmente possa restare confinato a una crisi diplomatica tra Londra e Berlino.
In attesa che l’affaire intercettazioni si allarghi a macchia d’olio, lo staff di Angela Merkel ha comunque fatto sapere di aver chiesto lumi, attraverso il ministero dell’Interno, all’ambasciata britannica a Berlino, per chiarire «cosa sia accaduto, in che misura e secondo quale base giuridica», durante l’operazione Tempora.

Dalle società di internet alle grandi compagnie telefoniche: il Datagate si allarga

Dalle indagini fatte in casa, il governo tedesco ha raccolto poco.
Deutsche Telekom, responsabile tedesco del cavo Tat 14, sostiene di non aver ricevuto «alcuna informazione» in merito al programma di spionaggio di Sua Maestà.
IL SILENZIO DELLE TLC. Ma anche se nessuno conferma le indiscrezioni, il quotidiano Sueddeutsche Zeitung continua a ventilare quanto sia altamente improbabile che i servizi inglesi abbiano agito senza «l’aiuto delle società di telecomunicazione». Perlomeno, senza che gruppi come Bt o Vodafone ne sapessero nulla.
Vodafone, interpellata, ha ribadito di aver rispettato le leggi britanniche, rifiutando ulteriori commenti per ragioni di «sicurezza nazionale». Bt, invece, si è trincerata dietro un «no comment».
OGNI GIORNO 600 MLN DI TELEFONATE. Il top secret sull’argomento appare fin troppo eloquente. Secondo le rivelazioni di Snowden al Guardian, il programma britannico Tempora sarebbe addirittura «peggiore» del suo omologo statunitense Prism, in vigore dal 2007.
Il fatto che Tempora sia un progetto più giovane, tra l’altro, non depone a suo favore. I dati raccolti dal Gchq avrebbero viaggiato su oltre 200 cavi a fibra ottica in tutto il mondo, prima di finire in mano ai dipendenti della Nsa. Solo nel 2011, i servizi britannici avrebbero gestito 600 milioni di «eventi telefonici» al giorno.
LE AMMISSIONI DEL WEB. Tutto vero? Sul fronte americano, alcune dichiarazioni di Snowden sono state ridimensionate dai dati delle aziende coinvolte.
Facebook, tra le società implicate nel caso Prism a rivelare i numeri delle richieste di accesso delle autorità Usa, ha confermato che l’agenzia di sicurezza america ha chiesto informazioni su 18 mila account solo negli ultimi sei mesi del 2012.
Nello stesso periodo, Microsoft ha dichiarato di aver ricevuto richieste su 31 mila account. Tolte le indagini di routine della polizia, il Guardian ha calcolato (senza venire poi smentito) che oltre la metà delle domande sono arrivate per effettive operazioni di spionaggio.
Eppure, i servizi segreti tedeschi del Bundesnachrichtendienst dicono di essere caduti dalle nuvole. «Notizie impensabili», «apprese solo sui giornali», giurano. Oppure grandi complicità con i cugini anglosassoni.

Da lettera43.it, 26/06/2013




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