Datagate: il Guardian, l’Italia collabora, ma poi cancella l’articolo. I nostri servizi: notizia falsa

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LA COMMISSIONE UE CHIEDE CHIARIMENTI AGLI USA. ANCHE LA FRANCIA PROTESTA
Datagate: il Guardian, l’Italia collabora, ma poi cancella l’articolo. I nostri servizi: notizia falsa

La fonte delle indiscrezioni sarebbe «inattendibile». Spiegel: Nsa avrebbe intercettato massicciamente Francoforte
Lo scandalo Datagate, ora estesosi dalle iniziali rivelazioni di Snowden, sullo spionaggio interno agli Stati Uniti a quello degli Usa nei confronti anche degli alleati europei, diventa sempre più intricato. IlGuardian, che ne aveva inizialmente parlato, fa retromarcia. È stato rimosso da internet – ma è uscito in edicola- l’articolo dove un giornalista diceva che sette paesi europei fra i quali l’Italia collaboravano alla raccolta di dati personali aiutando gli Stati Uniti nell’ambito del programma Prism. La pagina web risulta sospesa sulla homepage del quotidiano britannico in attesa di «verifiche», ma il pezzo è ancora rintracciabile da Google. Per altri media inglesi, come il Daily Telegraph, la fonte delle rivelazioni è inattendibile. Fonti degli 007 italiani parlano di collaborazione con gli Usa in funzione anti-terrorismo ma non certo per la consegna di dati personali. È falso quindi che l’Italia passi dati personali agli Usa così come scritto sabato dal Guardian. La collaborazione tra servizi italiani e quelli di altri Stati, rilevano le stesse fonti, naturalmente esiste ed è stata potenziata dopo l’11 settembre, ma «riguarda la difesa del nostro Paese da azioni terroristiche e dei nostri contingenti all’estero, non certo la raccolta e la condivisione di banche dati personali che peraltro è anche vietata dalla nostra legge».
LE «RIVELAZIONI»- La fonte delle rivelazioni del Guardian è Wayne Madsen, ex luogotenente della Marina americana che per dodici anni ha lavorato alla Nation Security Agency. Criticato in America per le sue teorie «cospirazioniste», nella sua newsletter personale «Wayne Madsen Report» – accessibile solo a pagamento- in passato sosteneva che il presidente degli Usa Obama fosse gay.
L’INCHIESTA TEDESCA – Nessuna smentita invece su altri documenti pubblicati dal tedesco Der Spiegel, secondo i quali idiplomatici europei sarebbero stati intercettati dalla Nsa. La reazione del ministro della giustizia tedesco Sabine Leutheusser-Schnarrenberg è veemente: «Se le notizie saranno confermate, la vicenda ricorda l’atteggiamento che si teneva tra nemici durante la guerra fredda». Stando alle statistiche che ha potuto controllare il settimanale di Amburgo, l’Nsa avrebbe mediamente controllato ogni giorno circa 20 milioni di collegamenti telefonici e 10 milioni di dati internet. Sotto particolare osservazione era stata posta la città di Francoforte, sede della Bce, di Bundesbank e dei più grandi istituti di credito tedeschi. In giornate particolarmente «calde», come, ad esempio, il 7 gennaio del 2013, solo le intercettazioni telefoniche sarebbero state circa 60 milioni. A Fort Meade, quartier generale della Nsa, venivano conservati i metadati relativi alle comunicazioni telematiche e telefoniche, cioè quando e quali utenze sono entrate in contatto diretto. Secondo un documento riservato dell’Nsa visionato sempre dallo Spiegel, la Germania è considerata un partner «di terza classe»: ciò significa che il Paese è ritenuto un alleato, ma che l’agenzia si riserva la possibilità di procedere con operazioni di spionaggio. Esclusi dalle attività di spionaggio sarebbero invece stati i partner di seconda classe, tra cui il Canada, l’Australia, la Gran Bretagna e la Nuova Zelanda. «Possiamo intercettare le comunicazioni della maggior parte dei partner stranieri di terza classe. E lo facciamo anche», si legge in un documento dei servizi in possesso dello Spiegel.
COMMISSIONE UE – Intanto l’Unione europea ha chiesto immediate spiegazioni agli Stati Uniti sulle informazioni filtrate sulle stampa di uno spionaggio sistematico ai danni dell’Europa e delle sue istituzioni da parte dell’agenzia americana Nsa. Lo riferisce un comunicato della Commissione europea. «I partner non si spiano l’uno con l’altro» ha aggiunto poco dopo la vicepresidente della Commissione Ue e responsabile Giustizia Viviane Reding sul presunto spionaggio Usa. «Non possiamo negoziare un grande mercato transatlantico se c’è anche il minimo dubbio che i nostri partner fanno attività di spionaggio negli uffici dei nostri negoziatori».
FRANCIA – Anche la Francia ha chiesto agli Stati Uniti spiegazioni sulle informazioni filtrate sulla stampa di uno spionaggio sistematico ai danni dell’Europa. Lo rende noto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius.




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