Dante mania

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Dante mania

I ragazzi: «L’Università snobba la Commedia ma noi vogliamo studiarla e proporla a tutti»

di Carlotta Niccolini

Il paradosso è questo: mentre nelle chiese e nei palasport d’Italia la gente si mette in coda per ascoltare Dante, nelle facoltà di Lettere la «Divina Commedia» è diventata un optional, infatti oggi c’ è gente che si laurea in Letteratura italiana avendo letto in tutto tra i 18 e i 24 canti. Le ultime riforme universitarie però non vanno d’accordo con i gusti degli studenti. La prova è che alla Statale di Milano un gruppo di loro ha organizzato una lettura integrale del poema, invitando a commentarlo grandissimi studiosi da tutto il mondo. Dopo Inferno e Purgatorio, quest’anno gli «Esperimenti danteschi» arrivano al Paradiso e conquistano insieme al patrocinio dell’ateneo e del Comune, un’ aula più capiente (la 102) per accogliere tutti i milanesi che vorranno partecipare. «La cosa fantastica è che abbiamo contattato via mail alcuni dei più importanti nomi internazionali, come il professor Baranski dell’Università di Cambridge o Robert Hollander di Princeton, e loro ci hanno risposto immediatamente entusiasti. E in italiano!» racconta Pietro Bocchia, 22 anni, prossimo alla laurea triennale con una tesi su Ungaretti. Il taglio degli incontri – 14, da domani al 30 maggio – è scientifico. Rispetto alla «concorrenza» di un Sermonti o di un Benigni, gli «Esperimenti» della Statale puntano sull’originalità del commento. «Agli incontri partecipano, ognuno con il proprio approccio, linguisti, filologi, filosofi e poeti – spiega Donato Pirovano, docente di Letteratura italiana all’Università del Molise, tra il relatori di questo ciclo -. Sono vere e proprie lezioni, dove si ha l’occasione di scoprire nuovi punti vista e apporti inediti sui singoli aspetti dell’opera dantesca. Detto questo, Roberto Benigni è oggi uno dei migliori lettori della Commedia e pure i suoi commenti non sono da sottovalutare». Anche Luca Tiziano, 24 anni, iscritto a Lettere moderne, è un fan dell’attore toscano. «Si capisce che la sua è un’immedesimazione viscerale e fertile, si vede che scoppia dalla voglia di raccontare il suo Dante. Del resto, come si fa a resistere a un poeta così?». Secondo il professor Pirovano ai ragazzi del 2000, disorientati da una cultura formato «zapping», Dante piace perché è un uomo tutto d’un pezzo. «Come diceva Montale, lui, con i suoi punti di riferimento certi, è una forza centripeta in un mondo sempre più attratto da forze centrifughe. E poi c’ è la bellezza del verso. Quello di Dante affascina perché è forte dal punto di vista linguistico, stilistico e concettuale. È un verso eidetico, cioè molto visivo». Da una «lectura» possono nascere tante cose. «Di solito dopo si va a cena con il professore – racconta ancora Pietro -. E lì viene la parte più bella, perché dalla Commedia si passa a parlare della letteratura e della vita in generale. Sì, insomma, della ricerca della felicità, che oltre a essere un film di Muccino e il tema di una canzone di Vasco, era anche l’ossessione di Dante».

(Dal Corriere della Sera, 13/2/2007).

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