Dante e le radici dell’identità italiana

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A Ravenna il quinto festival del poeta

Dante Alle radici dell’identità italiana

di Antonio Patuelli

"Dante 09" si apre con il tema "la lingua che cambia gli italiani" che è connesso anche al centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Infatti , la lingua e la cultura italiana sono il fondamento della nazione che è esistita e si è sviluppata per secoli ancor prima dell’Unità che ha patriotticamente completato e coronato lo spirito nazionale.
La lingua italiana è elemento pulsante della nostra cultura nel confronto continuo con le altre culture del mondo, ma il confronto è possibile fra identità, non fra confusioni. Questa fase storica vede anche il rischio dell’imbastardirsi della lingua italiana con altri idiomi che il più delle volte non chiarisce, ma confonde, realizzando linguaggi da Azzeccagarbugli. In particolare nel mondo finanziario il linguaggio imbastardito da termini estranei ha contribuito alla minore comprensione dei frasari economici. più semplice e nitida è la lingua di Dante e di Luigi Einaudi, chiarissima nello spiegare i processi economici anche più complessi.
Quasi un secolo vi fa fu una forte mobilitazione in Italia e all’estero per il sesto Centenario della morte di Dante a Ravenna: nel 1919 Benedetto Croce pubblicò un suo studio sulla poesia di Dante come contributo di studioso al centenario dantesco. Poi, divenuto ministro della Pubblica Istruzione nell’ultimo governo di Giovanni Giolitti, Croce fu protagonista anche istituzionale delle celebrazioni dantesche. Il 14 settembre 1920, esattamente un anno prima della data d’inizio dell’anno celebrativo, Croce tenne a Ravenna un discorso su "Il sesto centenario dantesco e il carattere della poesia di Dante".
La prospettiva del prossimo centenario dantesco (da prevedersi fra il settembre 2020 e il settembre 2021) rafforza la candidatura stessa di Ravenna come capitale europea della cultura per il 2019: Dante e l’identità della lingua e della cultura italiana verrebbero così sottolineate fin dal 2019 come evento europeo.
Croce riuscì a far approvare dal parlamento la legge 7 aprile 1921, n. 460 dedicata esclusivamente al sostegno di diverse iniziative, soprattutto ravennati, fiorentine e romane per il sesto centenario dantesco, mentre non risulta alcuna legge relativa al sesto centenario della nascita del Poeta, nel 1865, che pur cadde in un anno in cui Firenze era addirittura capitale d’Italia
Croce a Ravenna affermò che "durante l’anno dantesco molti celebreranno in Dante il più ispirato apostolo della nazionalità italiana, o il maestro della vita morale e politica" e concluse che "il più alto e vero modo di onorare Dante è anche il più semplice: leggerlo e rileggerlo, cantarlo e ricantarlo, tra noi e noi, per la nostra letizia, per il nostro spirituale elevamento, per quell’interiore educazione che ci tocca fare e rifare e restaurare ogni giorno, se vogliamo "seguir virtute e conoscenza", se vogliamo vivere non da bruti, ma da uomini".
La Camera dei Deputati, presieduta da Enrico De Nicola (che un quarto di secolo dopo fu il primo Presidente della repubblica) approvò la legge Croce a larghissima maggioranza, addirittura senza interventi nel dibattito in Aula. Nel 1920-21, oltre che a Ravenna, si moltiplicarono le iniziative dantesche in tutta Italia a cominciare da Roma dove il sindaco era proprio il ravennate Luigi Rota. Lo Stato, inoltre, decretò festa nazionale il 14 settembre 1921, sesto centenario dantesco che venne commemorato solennemente anche a Ginevra alla Società delle Nazioni (progenitrice dell’ONU).
Ora il cammino per il settimo centenario dantesco è ancora lungo e cospicuo, ma l’auspicio è che in nome di Dante vi possa essere uno straordinario approfondimento e sviluppo della cultura italiana in Europa e nel mondo.
(Da La Nazione, 9/9/2010).




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