DALLA ROCCA A BRUXELLES? SAN MARINO IN CRISI VA ALLE URNE PER LA UE

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DALLA ROCCA A BRUXELLES? SAN MARINO IN CRISI VA ALLE URNE PER LA UE

di NATASCIA RONCHETTI

Nello scontro generazionale tra i giovani e la vecchia guardia, che teme la perdita dell’identità nazionale, la bilancia per ora pende a favore dei primi, europeisti convinti. Nemmeno le fibrillazioni dell’Eurozona li demoralizzano, sicché a San Marino oggi si dice che siano loro i veri artefici della vittoria dei referendari: hanno ottenuto il via libera alla consultazione popolare che dovrà decidere se aprire il negoziato per l’ingresso nella Ue. Svolta epocale per la piccola repubblica, dopo tre tentativi falliti e gli stop del governo, grazie al parere favorevole del Comitato dei garanti della costituzionalità delle norme. Si voterà il prossimo anno, con tutta probabilità in marzo. Prima il Titano, in novembre, dovrà andare alle urne per le elezioni politiche anticipate. Archiviata la maggioranza di centrodestra, con la caduta del governo lo scorso luglio, si profila una grande coalizione, con dentro anche i Democratici, principali sponsor del referendum che deciderà il destino di San Marino. Scelta politica, con tutto il suo corredo di ideali e aspirazioni. Ma anche economica. L’ingresso nella Ue garantirebbe infatti alle banche sammarinesi una operatività a livello europeo. Una boccata d’ossigeno, dopo la fuga dei capitali, innescata dallo scudo fiscale italiano, che ha portato al dimezzamento della raccolta, con commissariamenti da parte della Banca centrale, accorpamenti, blocchi ai prelievi e chiusure. Il Paese è entrato nella crisi economica e finanziaria più grave della sua storia. Persa buona parte del suo status di paradiso fiscale, si confronta con un tasso di disoccupazione che è arrivato al 10 per cento, con un deficit di bilancio che, secondo le stime, nel 2012 dovrebbe toccare quota 51 milioni e con un impopolare aumento della pressione fiscale. Numeri grossi, considerando che gli abitanti sono poco più di 30 mila. Così i Democratici hanno iniziato a cercare alleati a Bruxelles, a partire da Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, al quale il segretario, Gerardo Giovagnoli, ha già scritto per cominciare a perorare la causa sammarinese. Per ora infatti il Partito socialista europeo, principale interlocutore della sinistra del Titano, si mostra un po’ freddo. E i referendari, qualora la consultazione decidesse per l’ingresso nella Ue, non vogliono rischiare di trovarsi davanti a una porta chiusa.
(Da Il Venerdì (La Repubblica), 7/9/2012).




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