Dalla Francia appello alla resistenza linguistica internazionale

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Lanciato inizialmente in francese questo appello è già presente in spagnolo, in portoghese, in inglese, in arabo. Sono in corso traduzioni in greco, tedesco, esperanto….

Rendiamo internazionale la resistenza linguistica

Insieme diamo scacco all’impresa imperialista che tende a far dell’anglo-americano degli affari l’unica lingua mondiale!
Appello internazionalista e progressista alla resistenza linguistica e culturale Sotto una maschera di sedicente «modernità", un’impresa imperialista di estrema gravità mira ad imporre ai popoli una lingua planetaria unica.
Mobilitando per ciò delle enormi risorse finanziarie, mediatiche, istituzionali e talvolta… militari, l’imperialismo americano, le istituzioni della mondializzazione neoliberale, l’Europa sovrannazionale capitalista, i governi "nazionali" che le sono assoggettati, il grande padronato, l’alta finanza, le multinazionali usano i loro enormi mezzi mediatici per escludere, emarginare e sradicare le lingue e le culture nazionali e locali per imporre a tutti i popoli un "cultura" unica, (la american way of life) ed una lingua unica, (il business English ). Lingue, e culture secolari che appartengono al patrimonio universale dell’umanità, sono minacciate di morte
o di confino. Dietro la facciata seducente di une lingua "comune" planetaria, un progetto di dominio e di discriminazione senza precedenti per la sua scala si mette in una luce favorevole. Pesanti danni culturali e linguistici sono già molto visibili in numerosi paesi, e ciò rischia di accentuarsi in modo veloce ed irreversibile se i popoli e le loro organizzazioni progressiste non accentuano e non federano le loro resistenze: questa oppressione linguistica si traduce già, difatti, in una gerarchizzazione insopportabile dei popoli in funzione della loro sottomissione alla lingua dei « signori », nella decomposizione programmata delle nazioni a favore dei monopoli capitalisti e del loro "libero mercato" sotto tutela degli Stati Uniti, nella emarginazione nazionale e sociale di popoli interi, nell’umiliazione e nell’emarginazione socio-politica delle classe popolare, nella messa al potere di una pseudo-élite "mondializzata" che si fa gloria di disprezzare la lingua del suo popolo per meglio sostituirla secondo i dictat delle istituzioni sovrannazionali del capitale. Ecco a che cosa può condurre il trionfo dell’impresa attuale che mira a far convergere delle zone sempre più larghe del pianeta verso la lingua unica e la "cultura" unica imposte dall’imperialismo degli Stati Uniti.
Bene inteso, la lingua inglese non è per niente colpevole di questa temibile impresa « globalitaria» : perché ciò che promuovono, investendo dei miliardi, le multinazionali e le istituzioni politiche al loro servizio, non è l’inglese di Shelley o di Hemingway : il "business English" è un codice impoverito e formattato ideologicamente, separato totalmente della storia dei popoli, dai loro bisogni e dalle loro lotte, un modo di comunicazione che trasporta dovunque in modo surrettizio l’ideologia dominante del
capitale finanziario mondializzato: alla lingua unica corrisponde così il progetto egemonico e liberticida di un mercato, di un pensiero, di una politica e di un modo di gestione economica unica che non lascia nessun posto alla diversità dei progetti politici ed intellettuali di cui la cultura ha bisogno per vivere e per svilupparsi. Questo progetto mono-linguistico e mono-culturale è tanto più pericoloso in quanto è "venduto " ai popoli sotto l’etichetta dell’ "avvenire" e della "libertà"… Davanti a questa impresa mondializzata di oppressione e di sradicamento culturale, i militanti del movimento popolare, gli intellettuali progressisti, devono rammentare questa evidenza : l’unità internazionale dell’umanità per la quale milita da sempre il movimento operaio e democratico, non ha niente a che fare con l’allineamento dei popoli su UN gruppo dominante di paesi, ancora meno con la pretesa del capitalismo mondializzato di imporre a tutti e per sempre le sue norme regressive, mercantili, reazionarie e violente e di inciviltà. Come hanno insegnato i pensatori progressisti di tutti i paesi, l’internazionalismo dei lavoratori non s’oppone per niente al patriottismo popolare, al contrario: in quanto aspira soltanto al diritto dei popoli a disporre di loro stessi, il patriottismo popolare si oppone al colonialismo, al cosmopolitismo capitalista, al sovranazionalismo imperialista, così come ai loro strumenti ideologici: razzismo e xenofobia. Per andare verso l’unità internazionale dei popoli, la scorciatoia non è quella del dominio di una nazione o di un gruppo di nazioni "elette" che impongono al mondo la lingua e lo stile di vita della loro classe dominante, ma il diritto effettivo per tutti i popoli di sviluppare la loro economia, la loro cultura, la loro lingua, le loro conquiste sociali, pur effettuando scambi fra di loro in uguaglianza; così procedono oggi giorno i popoli sovrani che costituiscono l’ALBA: utilizzano per comunicare delle lingue internazionali, in particolare lo spagnolo, ma mostrano anche un grande rispetto per le « lingue indigene » cosi a lungo negate dal colonizzatore. Per resistere e passare alla controffensiva, i popoli dispongono di un arma potente : la solidarietà internazionale. Questa deve, è ovvio, svilupparsi impetuosamente nei campi politici e sociali per fare fronte all’offensiva del capitalismo confrontato alla sua crisi sistemica e desideroso di sfruttare a fondo, anche nel settore culturale e linguistico la scomparsa del campo socialista. Ma non occorrerebbe ugualmente sviluppare dovunque, ed in modo concertato, le resistenze culturale e linguistiche, promuovere dei veri scambi culturali egalitari tra i popoli, aggirare e rompere il monopolio dei media dell’imperialismo e della sua industria culturale mercantile, incoraggiare un vero multilateralismo linguistico, combattere l’"inglese pigliatutto", sviluppare senza complessi le lingue nazionali, rifiutare il monopolio dell’anglo-americano e sviluppare il plurilinguismo nel quadro degli scambi interni al movimento operaio e democratico, riflettere sull’utilizzazione eventuale di una lingua internazionale neutrale (1), fare della resistenza linguistica dovunque una componente essenziale del combattimento popolare e progressista? È un compito d’onore per tutti i militanti, le organizzazioni e gli intellettuali che mettono al primo piano la loro unione col loro proprio popolo, l’unione con l’uguaglianza di tuttii popoli, il rifiuto di collaborare alla messa in piedi di un "nuovo ordine linguistico e culturale mondiale" in cambio di una situazione lusinghiera, tanto quanto segretamente umiliante per loro stessi e per il loro pensiero politico, filosofico, scientifico, letterario, artistico, tecnico. E’ a questo che gli iniziatori di questo testo invitano tutti quelli che vorranno sostenere quest’appello e diffonderlo largamente intorno a loro, e principalmente in direzione degli intellettuali progressisti, dei militanti e delle organizzazioni del movimento popolare.

(1) Che potrebbe essere l’esperanto, anche se questa questione deve naturalmente essere dibattuta largamente.

Per aderire, inviare un messaggio a Georges Gastaud (filosofo, militante comunista, resistente linguistico),
gastaudcrovisier2@wanadoo.fr .




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