Dal carcere alla Commedia

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Dal carcere alla Commedia

Ecco Dante in albanese

di Carlo Donati

All’occhiello della giacca gli brilla un distintivo tricolore, la Stella della solidarietà, onorificenza che il presidente della Repubblica assegna a personalità che abbiano contribuito alla ricostruzione dell’Italia. Ecco il cavaliere professor Pashko Gjeci, lo studioso che nell’Albania atea e blindata del dittatore Enver Hoxha riuscì a tradurre e a pubblicare la Divina Commedia.

Il professor Gjeci è a Ravenna per partecipare all’ottava edizione delle letture internazionali dantesche. E stasera tocca proprio a “Komedia Hyjnore”, cioè la versione in albanese del poema, tre volumi pubblicati nella prima metà degli anni Sessanta. Un lavoro di prim’ordine che ha conservato sia la rima sia il ritmo dell’endecasillabo, ma dietro il quale si cela una di quelle coincidenze paradossali che ogni tanto capitavano specialmente nei paesi più rigidamente comunisti.

Originario di Scutari, classe 1918, Pashko Gjeci ha frequentato l’università a Roma fra il 1938 e il 1942 dove si è laureato in lettere e filosofia…Nella fase più acuta che portò alla rottura con la Jugoslavia di Tito, cominciarono le epurazioni e le rese dei conti. E il pacifico professor Gjeci, senza sapere né come né perché, si ritrovò in prigione. Vi rimase dal 1948 al 1952. Non aveva fatto niente, non si occupava di politica, né tanto meno era un oppositore del nuovo regime. Ma aveva una involontaria macchia nel suo curriculum: gli anni trascorsi in Italia, gli studi e laurea nella Roma fascista. Scarcerato, lo mandarono a insegnare in una scuola media di campagna. “In un certo senso – dice Gjeci – è stata la mia fortuna perché in quell’esilio ho cominciato a lavorare sulla Divina Commedia”. Gjecj, studioso e traduttore anche di classici latini e greci, parla perfettamente l’italiano…Pashko Gjeci, con la sua traduzione dell’Inferno, “Ferri” in albanese, si presentò alla casa editrice statale intitolata a Naim Frascheri, un grande poeta ottocentesco. Ma alla casa editrice gli rispondono che il suo lavoro non interessa. In realtà contavano sulla penna di un traduttore allora molto più famoso, Fan Noli. Ma il vecchio prete ortodosso, scrittore e biografo fra l’altro dell’eroe nazionale Skanderbeg, aveva già quasi ottant’anni e declinò l’invito.

Così richiamarono Gjeci. “Ferri” ebbe un grande e immediato successo popolare. Seguirono così le altre due cantiche, “Purgatori” e “Parajsa”. Definitivamente riabilitato per chiara fama, Gjeci ottenne la cattedra di letteratura latina all’università di Tirana. Vi è rimasto fino alla pensione. Per la cronaca senza aver mai preso la tessera del Partito comunista.

(Da La Nazione, 16/9/2005).

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