Dai barconi alla scuola d’italiano, l’ateneo dove studiano i piccoli migranti.

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Il caso/ Il Progetto dell’università di Palermo per trecento bambini.

Dai barconi alla scuola d’italiano, l’ateneo dove studiano i piccoli migranti.

di Eleonora Lomberdo.

Hanno imparato l’italiano passando direttamente dai barconi all’università. Sono i 300 giovani migranti protagonisti, dal 2012, del progetto pilota della Scuola di lingua italiana per stranieri dell’ateneo di Palermo. «L’università deve affrontare il problema dell’istruzione dei migranti che arrivano qui» dice Mari D’Agostino, direttrice della scuola». Nel 2014 i minori stranieri non accompagnati sbarcati in Sicilia sono stati più di 14 mila: non hanno presentato domanda di asilo, sono privi di assistenza e di rappresentanza da parte di adulti. E il 30-40% di loro non sa quasi per niente leggere e scrivere. Con l’aumento degli arrivi il dato dell’analfabetismo tende a crescere e si prevede possa raggiungere il 60%. I ragazzi che hanno imparato l’italiano nelle classi universitarie di Palermo, per lo più maschi fra i 16 e i 17 anni, sono del Bangladesh, del Ghana, del Senegal. Per loro, studiare con gli universitari russi o cinesi vuol dire avere un’occasione importante di riscatto. Quelle formate dall’università sono classi a più velocità, dove si procede per tentativi alla ricerca del metodo didattico più idoneo. «I minori stranieri – dice D’Agostino – ci vengono segnalati dall’Ufficio nomadi e immigrati del Comune di Palermo: accogliamo tutti, la selezione poi si fa qui dentro perché tenere il passo è dura». Eunus, 18 anni appena compiuti, è arrivato in Italia dal Bangladesh sapendo a mala pena leggere e scrivere nella sua lingua. Ha frequentato la scuola per oltre un anno, ora si esprime bene in italiano, si prepara a seguire anche i corsi d’inglese e conosce alcune parole di cinese che gli hanno insegnato i
suoi compagni di classe.«L’italiano è difficile da studiare – dice – ma è affascinante, la parola più importante per me è “piacere”. Nella mia lingua è “mamme”». E mentre la pronuncia gli occhi gli si riempiono di lacrime. Anche Roman ha 18 anni e viene dal Bangladesh. «La scuola è stata dura, l’italiano non è facile e per il laboratorio abbiamo dovuto ricordare cose che vorremmo dimenticare», racconta. La scuola ha anche firmato un accordo con l’università di Siena affinché i ragazzi possano sostenere gratuitamente l’esame di certificazione per la lingua italiana. «Dei minori che arrivano in Sicilia – afferma la direttrice – una parte si dà alla macchia, ma altri cercano la loro strada e l’università deve offrirla. Spero che il progetto possa crescere ed essere replicato anche altrove, oltre a essere sostenuto economicamente. Finora si è autofinanziato».
(Da La Repubblica, 18/5/2015).

 




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