Dacia Maraini a Bari al congresso «Aipi», l’Associazione Internazionale dei Professori di Italiano.

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CERIMONIA IN ATENEO A CONFRONTO SULLE MIGRAZIONI I DOCENTI INTERNAZIONALI DI ITALIANO.

Dacia Maraini a Bari da oggi congresso «Aipi».

Est-Ovest/Nord-Sud. Frontiere, passaggi, incontri culturali»: è questo il tema del XXI Congresso
Aipi, l’Associazione Internazionale dei Professori di Italiano, che si apre oggi
a Bari e continua fino al 30 agosto, coordinato dal prof. Pasquale Guaragnella (Università di Bari,
Dipartimento di Lettere lingue arti. Italianistica e culture comparate).
  La cerimonia di inaugurazione si tiene questa mattina nel Salone degli Affreschi del Palazzo
Ateneo: alle 11, apertura del congresso e indirizzi di saluto del presidente AIPI, Prof. Peter Kuon; del Rettore dell’Università Antonio Uricchio; dell’Assessore al Turismo della Regione Puglia, Silvia Godelli; del Direttore Dipartimento Lelia dell’Università degli Studi di Bari, Prof.ssa Marie e dei giornalisti Vincenzo Magistà (Telenoroba) ed Enrica Simonetti(Gazzetta del Mezzogiorno). Poi,
alle 14, relazione inaugurale di Dacia Maraini.
  Tanti, tantissimi gli appuntamenti di questi giorni e le sessioni parallele nel Dipartimento di
Lettere Lingue Arti (Via Garruba). Il laboratorio culturale pugliese offrirà lo spunto per riflettere
sulla secolare ibridità della lingua e della letteratura italiane. Ma anche sulla rappresentazione
dell’Altro (straniero, barbaro, esotico, etc.) nella letteratura italiana, sul valore del plurilinguismo
e dell’interculturalità. I massimi docenti di italiani delle Università del mondo si
confronteranno su temi come: le nuove geografie letterarie nell’Italia del XXI secolo; le traduzioni e i traduttori come mediatori interculturali; Il linguaggio della moda e del costume italiano; le
migrazioni e le arti; e tutte le tematiche legate all’intercultura e agli scambi. E ancora: le rappresentazioni della crisi nel nuovo Millennio, con tutte le nuances possibili tra i concetti di utopia e distopia, tra il Nord e il Sud italiano.
  Il concetto di crisi, nella sua polivalenza, è indicatore sia di emergenze da risanare e quindi di
distopie, sia di nodi nevralgici che nella loro complessità generano desideri, e quindi utopie. Attualmente, il vocabolo ha invaso, oltre al campo economico-finanziario, in maniera capillare
l’esistenza al punto che ormai riesce difficile immaginare un mondo senza crisi. L’immaginario
della crisi comporta le rappresentazioni letterarie (e artistiche in generale) di una visione utopica o distopica del mondo.
(Dalla Gazzetta del Mezzogiorno, 27/8/2014).




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