cultura italiana nel mondo

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CULTURA ITALIANA NEL MONDO – SOTT.MANTICA(MAE/ITAL.NEL MONDO):”TRALASCIARE ASPETTO RIVENDICATIVO… PRIORITARIO: IMMAGINE ITALIA NEL MONDO..LA POLITICA HA ORIGINE DALLA CULTURA”

(2009-10-28)

“Arriva tardi ma al momento giusto questo museo dell'emigrazione italiana. Siamo riusciti, infatti, a farlo entrare nell'ambito delle iniziative per la celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sponsorizzato dal Comitato presieduto dal Presidente Ciampi”, spiega nel corso di una video-'intervista ad Italialavorotv/Italiannetwork (www.italiannetwork.it) il Sottosegretario agli AFfari Esteri con delega per gli italiani nel mondo, sen. Alfredo Mantica, a margine della presentazione alla stampa del Museo dell'Emigrazione italiana, il MEI.

Un'iniziativa che il Sen. Mantica vive “come il tentativo di far capire – e spero riesca – che questo pezzo di storia e' un pezzo della storia d'Italia e che questa storia deve essere conosciuta. Deve avere pari dignita' dell'altra. Non e' una storia di serie B, non e' una storia di cui avere vergognarsi, e' patrimonio nazionale!”. Perche' afferma l'esponente del Governo “Questi venti milioni di emigranti hanno dato un contributo a questo Paese esattamente come quelli che sono rimasti. Questo e' il significato di questo museo!”.

Mantica sottolinea, inoltre, come all'interno del Museo ci sia ” anche una piccola sala con alcuni pannelli dedicati ai quattro milioni di immigrati in Italia, a quanto danno in termini di contributo al Prodotto interno lordo, quanto pagano di tasse, quanto pagano di contributi.” Si tratta, fa presente Mantica di cifre “Parliamo di quattro milioni e di miliardi di euro. Quindi una cosa importante”.

Dunque, per Mantica ” Il messaggio di questo museo e' affermare che tutto ciò che abbiamo sofferto come migranti e' un patrimonio di cui noi non possiamo disperdere il valore culturale e di dire che questi (ndr.migranti) sono esattamente uguali a quelli di noi che andavano all'estero”.

Poi aggiunge, dando il proprio contributo al dibattito politico sull'immigrazione “Io non ho formule, non ho bacchette magiche, non so cosa accadrà. So che vanno integrati, che vanno aiutati ad integrarsi. La cittadinanza è uno strumento importante ma non l'unico. Io mi auguro che da questo museo venga almeno la sensibilita' di capire che è un problema che va affrontato. Poi ognuno ha le sue opinioni. C'è un confronto politico. L'errore è quello di non raccogliere questo messaggio, cioè di dimenticare questo problema.”

Quanto alla “cultura” degli italiani all'estero: “Quest'anno abbiamo inaugurato il museo. Lo scorso hanno abbiamo fatto la Prima Conferenza Mondiale dei Giovani di origine italiana, ponendo la domanda su cosa voglia dire essere italiani nel 2015 (tanto per porre una data) : è chiaro che quello che vediamo in questo museo è un senso di appartenenza e di una cultura che, però, non c'è più”.
Ed a questo proposito il Sottosegretario afferma “Potrei citare tanti casi di generazioni che non parlano italiano mentre sanno alla perfezione la lingua inglese e sanno solo che il nonno era italiano, ma non di più. Allora, io credo che bisognerebbe maturare tutti assieme nel lasciare l'aspetto sindacale, rivendicativo, che è umanamente comprensibile e legittimo, ma è un aspetto e nemmeno il piu' importante”. Dobbiamo considerare “Che l'aspetto della lingua e della cultura come la viviamo nelle scuole è un altro aspetto importante ma non è prioritario. Che è prioritario, invece, cominciare a diffondere l'immagine dell'Italia nel mondo”.

Ed il Sottosegretario aggiunge “Io ho questo vizio: di credere che la politica ha origine dalla cultura. E' un difetto…E credo che bisogna cominciare a capire perche' lo stile di vita italiano si affermi. A capire perche' abbiamo un altissimo senso della qualità della vita. Perchè siamo così bravi quando dobbiamo fare operazioni di peacekiping, quando dobbiamo essere mediatori nelle realtà difficili. A capire perche' abbiamo alcune sensibilità rispetto a problemi che altri non hanno. Forse perchè siamo solari e mediterranei… Tutto questo fa parte di quella che io vorrei fosse l'immagine italiana nel mondo e questi nostri italiani devono essere i testimoni quotidiani di questa grande cultura.”.

Nel percorso che l'esponente del Governo sta portando avanti con le comunità italiane all'estero il riconoscimento dell'
Ambassador Medal, da parte del presidente e fondatore dell'Associazione Italian American Museum, ha, per Mantica, un significato preciso: “l'aver capito che anche in Italia c'è uno sforzo di valorizzazione della realta' dell'emigrazione italiana all'estero. Ci siamo impegnati ad affrontare assieme un costante rapporto bilaterale” e “io credo che anche con lo scambio si costruisca una rete di conoscenze che permette di creascere”. Spiega: quando ci si incontra e ciascuno ha un'idea alla fine si esce con due idee”. Dunque “Gli scambi culturali sono sempre produttivi”…”non come quelli commerciali”.

E circa l'invito del Ministro della Difesa La Russa a fare di piu' per la lingua italiana…?

“Al Ministro La Russa – che e' un amico – ho scritto che “si tratta di difesa della lingua e quindi certamente va a bilancio della difesa che troverà importi significativi”. Ma, aggiunge, a parte la battuta l'auspicio di La Russa è l'auspicio di tutto il Governo. Purtroppo, viviamo tempi magri e difficili. Avrei voluto svolgere il mio incarico in tempi più facili. Affrontare ogni anno la guerra dei soldi ridotti sul bilancio, la riduzione di alcuni servizi, la lotta per mantenerne altri, aggiunge, non è nemmeno per me un divertimento”.

Infine, “Io mi auguro che possa cambiare velocemente questo clima. L'unica cosa che posso dire è che gli italiani hanno questa meravigliosa creatività. Speriamo che con un pò di finanza creativa si possa fare qualcosa. Questo museo ne è l'esempio. E' costato ma non moltissimo, grazie anche ai rapporti di amicizia con il Ministro Bondi (Beni e attività culturali) e con Nicosia (direttore del Museo), nel luogo piu' prestigioso cui potesse essere dedicato. Molto hanno contribuito volontariamente i mebri del Comitato scientifico. Cioè, ognuno ha dato una sua porzione di volontariato. Siamo riusciti – io credo – a fare una buona cosa. Mi auguro che con lo stesso spirito riusciremo a fare altro.” ” Anche se di soldi – aggiunge a chiusura intervista – non credo ce ne saranno”.(27/10/2009-ITL/ITNET)

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