In Canada il menu italiano deve essere in francese, per Profumo l’università deve essere anglocoloniale.

Posted on 22 febbraio 2013 in L'ERA comunica 26 vedi

Un ristorante italiano, il “Buonanotte”, uno tra i più esclusivi di Montréal, è stato costretto a cambiare il menù e togliere i termini «pasta», «bottiglia» e «antipasto». Al loro posto, la traduzione in lingua francese. L’Office québécois de la langue française, cioè l’autorità nel Québec cui spetta il compito di difendere la lingua di Molière, constatando che le parole di origine italiana non sono termini francesi ha deciso per una applicazione rigida del protocollo, consentendo unicamente il mantenimento del termine “pizza”.

«Mi sembra un caso rappresentativo» afferma Giorgio Pagano, Segretario dell’Era «in Canada si difende ad oltranza il diritto ad esprimersi nella propria lingua, proprio a ridosso delle celebrazioni per il 21 Febbraio, giornata della lingua madre. L’apparente natura “reazionaria” del gesto canadese è in realtà dettata dall’imperante processo di colonizzazione linguistico-culturale angloamericano, che nel nome di una falsa coscienza liberale e progressista persegue in realtà obiettivi biecamente economici e di dominio mondiale». Del resto è di pochi mesi fa notizia che nel Regno Unito la catena di supermercati Debenhams ha optato per cambiare i menu dei loro ‘coffee shop’ sostituendo parole inglesi ai tradizionali termini italiani come cappuccino, caffellatte, espresso (termini italiani che si riferiscono in modo univoco a prodotti italiani). Con la differenza che mentre per il Québec una politica linguistica da difendere con le unghie e coi denti è una questione di vita o di morte per la propria civiltà, quanto avviene in Inghilterra è solo il ripugnante gesto di chi si sente conquistatore e in diritto di oltraggiare i sottomessi.

Riflettendo sulla questione italiana Giorgio Pagano aggiunge: «In tutto questo non solo l’Italia non tenta di difendersi e di opporsi alla dominazione anglofona e alla svendita e americanizzazione della propria cultura millenaria, ma ha messo in piedi una efficacissima macchina collaborazionista al fine di semplificare il lavoro dei dominatori.

Qualcosa di simile non si è visto nemmeno durante la dominazione nazista di Vichy, da noi il Politecnico di Milano non terrà più nemmeno un corso nè un singolo esame dei curricula magistrali in lingua italiana, ma solo ed esclusivamente in inglese, con grave danno non solo per la cultura ma anche per l’economia italiana.

L’esempio è stato seguito ancor prima di quanto si pensasse, con il ministro Profumo che, attraverso il DM del 14 Febbraio, ha avallato la promozione del tutto inglese nelle nostre università, chiedendo all’Università di Cambridge la preparazione e la somministrazione (all’estero) della prova di ingresso per Medicina e Chirurgia in lingua inglese (senza peraltro che i cittadini abbiano accesso in modo trasparente ai costi elevati di questa operazione), oltre a prevedere ben 5 punti di vantaggio per quei cittadini italiani che fino ad ora abbiano rinunciato a studiare in scuole italiane frequentando invece istituti inglesi».




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