Cultura: Caro Gramellini, il declino italiano si chiama colonizzazione.

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Cultura, Pagano (ERA): Caro Gramellini, il declino italiano si chiama colonizzazione.
Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

Al di là della giusta denuncia del modo stanco, inconcludente e poco dinamico con cui gli italiani non tentano di opporsi alla gravissima e ormai endemica crisi da cui potrebbe non esserci ritorno, Gramellini, su La Stampa di oggi, ne tralascia la causa primaria, stante nella colonizzazione linguistico-culturale inglese in atto. Un processo che, come l’Associazione Radicale Esperanto denuncia da ormai 25 anni, è in corso fin dal secondo dopoguerra.
Gramellini si chiede perché, se l’Italia fa vendere, a guadagnarci devono essere sempre gli altri e perché i miti del passato italiano affascinano gli scrittori e i registi stranieri, ma non i nostri, concludendo che “un bravo psicanalista ci troverebbe materiale per i suoi studi. Sul lettino si dovrebbe sdraiare una nazione intera che si rifiuta orgogliosamente di essere come la vogliono gli altri e desidera invece con tutte le sue forze conformarsi al modello globale, condannandosi alla marginalità”. Ebbene proprio qui sta l’errore, lo psicanalista può anche aiutare a curare i nostri sintomi e i nostri mali, ma prima dobbiamo sconfiggere le cause del nostro asservimento alle potenze anglofone.
Il nostro medico non si chiama Freud, ma Robert Phillipson: dobbiamo una volta per sempre capire di essere vittima di una dominazione sistematica da parte della potenza angloamericana, indirizzata ad asservire le nostre menti e ogni aspetto della nostra vita economico-sociale.
È questa la risposta in grado di spiegare come mai non esista un Dan Brown italiano, un Ridley Scott tricolore che abbia narrato le gesta del Gladiatore e, ancora peggio, una difesa comune europea, una lingua federale, un’agenzia di rating dell’Unione etc.
Guardando all’altro lato della medaglia, è anche chiara la ragione per cui uomini e donne “born in the USA” si sentano a proprio agio nel loro universo mediatico e cinematografico sempre più fortemente ispirato all’epoca imperiale romana: si sentono gli imperatori del presente e del futuro e, se non saremo in grado di impedirglielo, lo diventeranno realmente.




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