Crisi UE: Per salvare l’Europa bisogna salvare gli europei.

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Crisi UE: “Per salvare l’Europa bisogna salvare gli europei”
Dichiarazione di Giorgio Pagano

“Per salvare l’Europa bisogna salvare gli europei”. Lo dichiara Giorgio Pagano, Segretario  dell’Associazione Radicale “Esperanto”, in merito al botta e risposta Frattini-Trichet.
“Trichet e l’attuale classe dirigente europea non sono dei buoni patrioti europei e non lavorano per la costruzione dell’Europa e del popolo europeo; fanno finta di non capire che, come diceva Churchill, ‘il potere di controllare la lingua offre guadagni di gran lunga migliori di quelli derivanti dal togliere ai popoli le loro province e le loro terre o dal loro sfruttamento: gli imperi del futuro sono quelli della mente’.

Oggi l’Europa fa parte dell’impero della mente anglo-americano attraverso il controllo della lingua e questa crisi economica è solo l’ennesima riprova di un continente debole e asservito agli interessi inglesi e americani. La crisi è partita dalla speculazione delle agenzie di rating e dei colossi finanziari statunitensi; questa seconda ondata deriva da un attacco pianificato all’Euro dalle medesime agenzie e banche, come dimostra il documento, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, diffuso da Goldman Sachs ai grandi investitori affinché speculassero contro la moneta unica mentre il governo spagnolo si avvaleva della sua stessa consulenza”, aggiunge Giorgio Pagano. 
“Un’Europa che aspetta di essere divorata dalla speculazione americana per pensare di crearsi agenzie di rating autonome, in cui si arriva all’assurdo e al ridicolo di un documento sul multilinguismo in sola lingua inglese, è un’Europa che dipende da un modello angloamericano-centrico il cui fallimento è dimostrato da questa stessa recessione.

Avendo finalmente compreso quanto diceva Churchill, addirittura nel 1943, il più grande provvedimento economico che l’Europa oggi può e deve fare è quello di tagliare la peggiore tassa che attanaglia l’Europa e lo sviluppo europeo da oltre sessant’anni, quella tassa linguistica inglese che assicura agli angloamericani ‘guadagni di gran lunga migliori di quelli derivanti dal togliere ai popoli le loro province e le loro terre o dal loro sfruttamento’ e, prima che sia troppo tardi, dichiarare l’Esperanto lingua federale europea. Posso solo immaginare ciò che accadrebbe alle borse ad un annuncio del genere che riporta il futuro all’Europa”, conclude Pagano.

Roma, 4 settembre 2011




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