Crisi Ue, Draghi: «Il piano anti-spread è pronto, ora è il turno dei governi»

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LUBIANA – «I tassi d’inflazione dell’Eurozona sono attesi sopra il 2% nel 2012 per poi scendere sotto nel corso dell’anno prossimo», mentre la crescita «dovrebbe restare debole con le tensioni sui mercati e l’alta incertezza che pesano sulla fiducia». Lo ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nello stesso giorno in cui il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi sottolinea: «I dati ci dicono che lo scenario per il futuro resta difficile, molto difficile».

Bce ha fatto il possibile. «La Bce ha fatto davvero tutto il possibile, il programma di acquisto bond crea un ambiente favorevole alle riforme» e ora «l’iniziativa spetta ai governi», ha spiegato Draghi, aggiungendo che «per ora non abbiamo valutato alternative. Il programma c’è, siamo pronti». Il consiglio direttivo della Bce non ha discusso oggi l’ipotesi di un taglio dei tassi d’interesse nei prossimi mesi, ha detto inoltre il presidente della Banca centrale europea. Parole che abbassano le attese per una riduzione da qui a fine anno.

Tocca ai governi. La banca centrale europea è pronta a lanciare il suo programma di acquisto dei titoli di Stato, se verrà richiesto da Paesi che sottoscrivono le condizioni previste. Tocca ai governi di Eurolandia – ha proseguito Draghi – decidere ora sulle eventuali richieste di salvataggio: la Bce ha già messo in piedi un meccanismo di difesa. Il presidente della Banca centrale ha quindi difeso la condizionalità cui sono legati gli aiuti che serve anche a proteggere l’indipendenza della Bce. Il programma di acquisto dei titoli di Stato «ci permetterà di evitare sfide potenzialmente gravi per la stabilità dei prezzi» e «siamo strettamente nel nostro mandato».

Austerity e riforme. I governi devono continuare i loro sforzi per consolidare i conti pubblici, ha detto Draghi -. Ma le riforme strutturali per rilanciare la crescita, a partire dalle liberalizzazioni, sono «altrettanto importanti».

Aiuti. Le condizioni cui sono subordinati gli aiuti da parte del fondo salva-Stati e della Bce «non devono essere necessariamente punitive», anzi spesso si tratta di condizioni ‘pro-crescita’ come le riforme strutturali, ha spiegato poi Draghi.

Grecia, Spagna, Portogallo. Quindi il capo della Bce ha affrontato il tema dei paesi in difficoltà. Un allungamento delle scadenze sul debito greco in mano alla Bce, ha detto, «equivarrebbe al finanziamento monetario». Un’ipotesi fuori discussione, quindi. La Spagna ha realizzato «progressi significativi» sul consolidamento di bilancio, anche se restano «sfide significative». Idem per il Portogallo. L’attivazione degli acquisti di bond da parte della Bce avverrà solo quando recupereranno «il pieno accesso al mercato».

Squinzi. «I dati ci dicono che lo scenario per il futuro resta difficile, molto difficile», ha detto oggi anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, all’assemblea di Confitarma, spiegando che la crisi ha portato l’Italia «ad una fase recessiva da cui fatichiamo ad uscire». Le proiezioni del Centro studi di Confindustria, ha ricordato Squinzi, indicano un Pil a -2,4% quest’anno e a -0,6% l’anno prossimo, oltre ad un debito pubblico che si assesterà intorno al 126% del Pil. «A questo si aggiunge una crescita della pressione fiscale che arriverà l’anno prossimo oltre il 45% e al 55% in termini reali, circa venti punti in più rispetto agli altri paesi europei», ha detto Squinzi, sottolineando che «non potrà durare a lungo se non a costo di ridurre la capacità produttiva del nostro Paese. Dobbiamo agire».
Spending review. Il decreto sulla spending review, secondo il presidente di Confindustria, è «un esercizio importante che potrà comportare significativi risparmi». Più in generale, parlando della crisi in Europa, Squinzi ha precisato che «la speculazione era ed è del tutto ingiustificata» e ha sottolineato che «l’azione del governo ha avuto un ruolo decisivo per evitare il tracollo, ma molto lavoro rimane ancora da fare». «Ci aspettiamo risultati concreti dal decreto semplificazioni che il governo si appresta a varare», ha aggiunto Squinzi intervenendo, sollecitando la necessità di «semplificazioni burocratiche: vanno eliminati – ha detto – gli ostacoli amministrativi, che frenano la nostra economia, sono un costo e in questo momento non sono più sostenibili».




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