Crisi: Abbiamo deciso di non contare più niente prostituendoci all’inglese.

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[fimg=left]http://www.kadmo.eu/giorgio_pagano_blu.png[/fimg]Crisi, Pagano (Era): Abbiamo deciso di non contare più niente prostituendoci all’inglese.

«Qualche tempo fa sul Corsera, Galli Della Loggia si chiedeva se l’Italia servisse ancora a qualcosa e, se sì, a cosa; se si potesse ancora immaginare, in quanto nazione, di avere una vocazione, un destino proprio e, infine, quale potesse essere il suo ruolo nel e per il mondo. Senza dubbio l’editorialista del Corriere ha colto quella che è una fra le questioni più urgenti da affrontare – commenta il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano – Quello che sembra non cogliere è che gli italiani hanno deciso di non contare più niente dal momento in cui hanno scelto di svendere la loro lingua, l’italiano, prostituendola all’inglese.
Quello che sfugge a Galli della Loggia, e non solo a lui, è che la cultura e l’identità di un popolo sono intrinsecamente legate alla sua lingua, e decidere di rinunciare all’istruzione nel proprio idioma per adottare quella di qualcun altro, come si sta facendo in molte Università italiane a partire dal Politecnico di Milano, equivale ad abdicare alla propria storia, alle proprie origini e al proprio ruolo futuro nel mondo».
«Ciò che si sta compiendo è la distruzione dell’insegnamento nella nostra lingua, si sta costringendo i nostri studenti, trasformati in anglobalilla, ad abbandonare gli studi se vogliono formarsi in italiano. C’è da chiedersi, allora, a che cosa serve l’Italia se decidiamo di insegnare in inglese. – puntualizza il dirigente radicale – Non solo, infatti, l’italiano è la quarta lingua più parlata al mondo, ma è anche la lingua che da sempre è parlata da figure di qualità, veicolo del prestigio dei nostri prodotti e della nostra cultura a livello mondiale e tanto per citare un altro grande giornalista, Indro Montanelli, ‘Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente’».
«Concordo sul fatto che il Paese appare ‘immerso in una crisi di sfiducia nelle proprie forze, in una sorta di apatia, di sfibramento psicologico, che minacciano di divenire una cupa rassegnazione’, e che con questo l’economia ha molto a che fare – prosegue Pagano – ma è molto difficile che a qualcuno venga in mente d’investire in un Paese che non crede più in se stesso, nelle proprie capacità, che sembra essersi dimenticato da dove proviene, il suo passato glorioso e, anzi, guarda con servilismo a quello che altri si sono costruiti comunque con le proprie gambe e non per imitazione come vorrebbero fare oggi certi Rettori-Vucumprà e non solo.
Dobbiamo credere nel nostro potenziale creativo e innovativo, nella nostra storia, non considerandola, come sostiene Renzi, una eredità, bensì il nostro carburante, il nostro petrolio.
Occorre rilanciare la cultura e la lingua italiana in patria e all’estero, attraverso la creazione di veri e propri Poli del Bello e del Buono, che promuovano le eccellenze del ‘fatto in Italia’ e che fungano da elementi propulsori dell’italianità nel mondo. Dobbiamo internazionalizzare in italiano, chi ci dice che la nostra lingua e cultura ha già perso, e opera per il genocidio linguistico dell’Italia, non ha a cuore gli interessi del nostro Paese, ma è solo uno che vuole vendere un’Italia taroccata da inglese», conclude Pagano.




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